Anglotedesco

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domenica 29 novembre 2020

Le Regioni al governo:"Aprite le montagne".E' scontro sulle regole

 



di Alessandro Di Matteo e Amedeo La Mattina 

Arriva il nuovo Dpcm con le regole per il Natale e, come è tradizione, riparte il braccio di ferro tra governo e regioni. I dati di ieri confermano la frenata dei contagi, più 20.648 nelle 24 ore, un dato lontano dagli oltre 30mila di inizio novembre. Ancora molti i decessi, 541 ieri, ma in calo rispetto ai 700-800 della scorsa settimana. Diminuiscono anche i ricoverati in terapia intensiva (meno 9) e calano anche i ricoverati meno gravi, quelli appunto che non hanno bisogno di cure intensive. Ma il timore di innescare subito una terza ondata è forte nel governo e nel Comitato tecnico scientifico, non si vuole in nessun modo ripetere l'errore dei mesi scorsi. Una terza ondata che, secondo alcuni, rischierebbe anche di far slittare le amministrative previste nel 2021 in città come Roma, Torino, Milano, Napoli. Per questo a palazzo Chigi si pensa a misure molto prudenti anche per Natale, addirittura con un divieto di spostamento persino tra le regioni "gialle" a partire probabilmente dal 21 dicembre. Mentre le regioni montane come il Piemonte chiedono la possibilità di uno skipass per chi possiede una seconda casa vicino agli impianti sciistici o pernotta in albergo. Se ne deve però discutere subito con le regioni, appunto, perché il Dpcm in vigore scade il 3 dicembre e il nuovo deve entrare in vigore immediatamente dopo per evitare "buchi" normativi. E le regioni, come ormai accade sempre, contestano molte misure. Prima fra tutte quella che conferma la chiusura dei ristoranti alle 18. Dice Giovanni Toti: «Ritengo che nei giorni delle prossime festività i ristoranti debbano poter rimanere aperti anche la sera, perché già hanno sofferto tanto. Io sono dell'idea di consentire un Natale un poco più libero, perché un pezzo importante delle nostre vite e della nostra vita sociale e dell'economia. Poi, se ci dovranno essere delle restrizioni, magari da gennaio». Luca Zaia chiede di garantire l'attività sciistica: «Se la logica è combattere gli assembramenti allora perché la montagna deve chiudere come i cinema e i teatri e qualche altra realtà no? La gestione del Covid non può avvenire tramite Dpcm, serve un grande patto con i cittadini come a marzo». Ma il ministro della Salute Roberto Speranza è netto: «Persino più insidioso dell'estate, perché il virus è più facile che si trasferisca da una persona all'altra in un luogo chiuso, mentre d'estate si sta di più all'aperto». Insomma, chiarisce, «non sarà un Natale come tutti gli altri, bisogna dire le cose come stanno. Sarà un Natale ispirato alla sobrietà, stiamo ancora dentro un'epidemia molto, molto significativa, mai dimenticare neppure per un istante il numero alto di decessi. Vanno evitati errori e leggerezze, rischieremmo a gennaio di avere di nuovo i numeri di inizio novembre e non ce lo possiamo permettere». E, appunto, il timore della terza ondata è talmente forte che continua a girare la voce di un possibile rinvio delle amministrative, in caso di risalita dei contagi. La voce si è sparsa in ambienti vicini al sindaco di Milano, Sala, ed è stata fatta girare anche nel centrodestra: non è detto che in primavera si voti per eleggere i sindaci, oltre che dello stesso capoluogo lombardo, di Torino, Bologna, Roma, Napoli. Se ci fosse una terza ondata Covid, bisognerà rinviare la data.Ma tutto dipende dal livello dei contagi. È un allarme prematuro, assicurano fonti di governo, «le scelte verranno effettuate più avanti. La finestra per le amministrative prevista dalla legge è dal 15 aprile al 15 giugno». Un periodo in cui, si spera, anche il clima aiuterà, senza contare che dovrebbe cominciare a essere disponibile il vaccino per molte persone. 

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