Anglotedesco

Anglotedesco

lunedì 30 novembre 2020

L'Italia toglie il veto sul Salva-Stati e l'Europa approva la riforma

 



di Paolo Baroni e Marco Bresolin 

Con dodici mesi di ritardo, il governo italiano ha dato il via libera alla riforma del Mes, il fondo Salvastati, che un anno fa veniva giudicata «inaccettabile» dal Movimento 5 Stelle. Nonostante alcuni mal di pancia, con i leghisti che soffiano sul fuoco, i grillini hanno dato l'ok a Roberto Gualtieri e così ieri pomeriggio il ministro del Tesoro ha confermato il suo «sì» all'Eurogruppo. Togliendo un veto che gli altri partner Ue non potevano più tollerare. «Un'ottima notizia per la sicurezza, la stabilità e la resilienza dell'Eurozona» esulta Paolo Gentiloni, commissario Ue all'Economia. Chi contesta la riforma punta il dito sul fatto che il nuovo trattato intergovernativo renderebbe più facile la ristrutturazione del debito dei Paesi che ottengono l'assistenza finanziaria, anche se non è previsto alcun automatismo. Di positivo, per l'Italia, c'è che i soldi del Mes saranno utilizzati anche come rete di salvataggio per il Fondo di risoluzione unico delle banche, il cosiddetto «backstop». L'Eurogruppo ha deciso di anticiparne l'introduzione già a partire dal 2022, anziché dal 2024. La riduzione dei ricchi I ministri hanno riconosciuto che c'è stata una riduzione dei rischi bancari. Ma non ci sono ancora progressi sufficienti sull'Edis, il sistema europeo di assicurazione dei depositi, che il premier Giuseppe Conte aveva definito indispensabili per dare il via libera alla riforma del Fondo salva-Stati. Per l'approvazione definitiva del nuovo Mes mancano ancora alcuni passaggi, a questo punto ormai puramente formali: l'11 dicembre ci sarà l'approvazione da parte dei leader Ue all'Eurosummit, dopodiché il 27 gennaio ci sarà la firma ufficiale. A quel punto inizierà la ratifica in tutti i parlamenti nazionali, che dovrebbe concludersi entro 2021. E se dovessero sorgere nuove resistenze? «Eventuali ritardi in questa fase - spiegano fonti Ue - farebbero slittare l'entrata in vigore del backstop». La modifica di ieri non ha nulla a che vedere con la linea di credito pandemica, che resterà invariata e disponibile fino al 31 dicembre del 2022. «Riformare il meccanismo europeo di stabilità non equivale a usarlo», aveva spiegato in mattinata Gualtieri ai cento parlamentari delle commissioni Bilancio, Finanze e Affari europei di Camera e Senato. Ai quali ha ripetuto che la riforma «è cosa distinta dalla scelta se utilizzare o meno il Mes». Con pazienza e puntiglio Gualtieri ha chiarito, spiegato, ma anche corretto errori di interpretazione; ha confermato di voler continuare il confronto col Parlamento che sarà poi chiamato a votare i testi definitivi. «Al Mes non sono assegnati compiti di sorveglianza fiscale», né «è richiesta in alcun modo una ristrutturazione preventiva» del debito «per l'accesso al supporto del Mes». Quanto alle modifiche, dall'istituzione della rete di sicurezza (backstop) sino alla valutazione più positiva dei rischi del sistema bancario europeo e italiano, il giudizio del titolare del Mef è «positivo». Ecco perché un eventuale rinnovo del veto non solo non sarebbe stato «coerente» con la risoluzione del Parlamento, ma avrebbe avuto «ricadute negative, visto che i mercati si aspettano un esito positivo delle trattative». Borghi all'attacco Scatenati durante il dibattito leghisti e pentastellati, mentre Pd, Italia Viva e Forza Italia si sono detti a favore della riforma. Solo con il leghista Claudio Borghi, che lo aveva minacciato di diffida evocando una «responsabilità penale», son state scintille. «Le osservazioni di Borghi - dice Gualtieri - sono davvero singolari e si commentano da sé». Poco dopo si è capito che non è vero che su questi temi «il governo non ha una maggioranza», come ha sostenuto poi al pomeriggio anche nell'aula della Camera il parlamentare leghista, visto che di lì a poco è arrivato il via libera di Rocco Crimi. Anche per il capo politico del M5S, infatti, «la riforma del Mes è cosa diversa dal suo utilizzo. Non c'è nessuna intenzione di farne uso, ma nemmeno quello di fare ostruzionismo o di impedire l'approvazione delle modifiche al trattato». Chiaro il via libera a Gualtieri, che ha però prodotto subito una spaccatura dei 5 Stelle dove al coro dei contrari (con Villarosa, Lannutti, Licheri in prima fila) si è aggiunto Pino Cabras che ha accusato Crimi di non rispettare la linea del Movimento. Di altro avviso il presidente della Commissione politiche Ue della Camera, Sergio Battelli, che lancia un appello «al pragmatismo». «Per noi l'obiettivo resta il Recovery» ha spiegato, anticipando il senso della risoluzione che autorizzerà Conte a firmare il rinnovo del Trattato al prossimo Consiglio europeo e che sarà proprio lui a scrivere. 

Nessun commento:

Posta un commento