Anglotedesco

Anglotedesco

mercoledì 18 novembre 2020

Lo stop di Zingaretti a Di Maio e Sassoli: "Non riparta la gara a chi la spara grossa"


da LA REPUBBLICA del 18 novembre 2020.Stefano Cappellini

Non capita spesso a Nicola Zingaretti di perdere la calma. Ma ieri era giornata d’eccezione. Il pasticcio del governo sulla Calabria, addebitato ai metodi autocratici di Giuseppe Conte, è arrivato dopo che l’umore del segretario del Partito democratico era già guastato. Problemi con gli alleati M5S, avendo letto l’intervista di Luigi Di Maio a Repubblica . Intoppi sull’idea, cara al leader dem, di coinvolgere l’opposizione più responsabile: sta per saltare l’assegnazione di un relatore di minoranza sulla manovra a Forza Italia. Ma anche grane in casa Pd: le proposte di David Sassoli su cancellazione del debito e superamento del Mes hanno spiazzato i vertici dem. Di certo non hanno convinto Zingaretti.A Luigi Di Maio, euforico per l’esito congressuale («Nel governo il M5S deve pesare di più») Zingaretti risponde così: «Francamente leggere quella frase mi è dispiaciuto molto. Un atteggiamento poco comprensibile. Dieci giorni fa avevamo deciso di smetterla con le bandierine e di lavorare insieme per l’Italia e darci una visione comune del futuro. Sviluppo, lavoro, sanità. Lotta alle diseguaglianze per dare sicurezza alle persone». Non era così che Zingaretti immaginava il giorno dopo gli Stati generali grillini, non lo spettro di un ritorno alla guerriglia quotidiana nella maggioranza.A Zingaretti non va giù neanche il ritorno alla conflittualità dei grillini sul Mes, la linea speciale di credito del fondo Salva-stati messa a disposizione dall’Unione europea per le spese sanitarie, 36 miliardi e rotti sui quali in Italia è guerra ideologica da mesi e il no del M5S ha fin qui paralizzato ogni scelta: Conte non ha mai detto sì e non ha mai detto no, molti forse, un costante si vedrà. La posizione del Pd è chiara: quei soldi vanno presi. Ma fin qui è rimasto un testo senza musica. «Mi sono dispiaciute molto anche le polemiche odierne sul Mes», prosegue Zingaretti. E prende tempo per dosare le parole. Perché qui il problema non riguarda solo il rapporto con il Movimento. La tensione è nel Pd dopo la proposta Sassoli, presidente del Parlamento europeo e autorevole esponente del partito, di cancellazione a livello europeo dei debiti Covid e di rottamazione del Mes "sanitario", per dotare l’Unione di uno strumento meno sospetto agli occhi di molte cancellerie e tanta opinione pubblica. Zingaretti volutamente non nomina Sassoli, ma quel che pensa della sua iniziativa è chiaro: «Non è il tempo di proposte rispettabili ma estemporanee sulla cancellazione del debito. Io ascolto le opinioni di tutti, ma se ricominciamo a chi la spara più grossa, la vedo dura».Il timore è che un dibattito a trazione italiana sulla cancellazione del debito aumenti i problemi, già grossi, nella chiusura delle trattative sul Recovery Fund. Ma c’è un problema anche sul Mes nella sua versione originale pre pandemia. Già a dicembre 2019 era pronta una sua riforma, assai leggera in verità, che l’Italia deve ancora firmare. Il M5S si era allora messo di traverso anche su queste modifiche, come del resto il suo ex alleato di governo Matteo Salvini, e ora potrebbe cavalcare la proposta Sassoli, applauditissima dai grillini (ma anche da Articolo 1 e Sinistra italiana), per ribadire il no. «La mia preoccupazione – spiega Zingaretti – è tutelare il governo in un momento così delicato anche in Europa».Preoccupati, e un po’ irritati, sono pure altri esponenti del Pd. Il ministro del Tesoro Roberto Gualtieri parlerà oggi del pacchetto Sassoli. Non lo sposerà. La tesi di Gualtieri è in linea con quanto sostenuto ieri da Carlo Cottarelli su questo giornale: la cancellazione del debito è nella sostanza irrilevente per i problemi specifici dell’Italia. Il ministo per gli Affari europei Enzo Amendola la mette così: «Cancellare il debito? La Bce ha già detto che non è un’ipotesi nei trattati. L’Italia lavora per rendere sostenibile il debito ». Non pare troppo felice della proposta Sassoli anche il commissario Ue Paolo Gentiloni: «È interesse della Commissione incoraggiare i Paesi membri a utilizzare tutto il ventaglio di possibilità che è stato messo sul tavolo». Mes compreso, intende ovviamente Gentiloni. «I mercati hanno visto finalmente un bazooka di politica economica comune messo sul tavolo dall’Europa. Se diventa un mezzo bazooka non credo sia un vantaggio».Nessuno vuole alzare il livello dello scontro interno - Sassoli è una figura assai stimata nel partito al di là del ruolo di prestigio che ricopre - ma questa crepa nel cuore della nomenclatura europeista dem è un inedito. Il fatto che tra i partcipanti al dibattito a distanzaci siano almeno un paio di nomi di possibili aspiranti al Quirinale non aiuta la comprensione reciproca. Inutile farla lunga: il sospetto generale nelle file dei Democratici è che molte mosse, di qui in avanti, possano essere calcolata in funzione del traguardo presidenziale. Specie se lo scopo è cominciare a radunare una maggioranza trasversale di "grandi elettori", all’interno della quale il peso del M5S sarà comunque decisivo.Zingaretti, di giochi sul Quirinale, non vuole neanche sentir parlare. Il problema è qui e ora: «Quanto sta avvenendo dovrebbe far adottare a tutti maggior senso di responsabilità e spirito di servizio per aiutare il Paese. In momenti drammatici bisogna essere seri e credibili e pensare al futuro».

Nessun commento:

Posta un commento