Anglotedesco

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martedì 17 novembre 2020

L'Ue avvisa l'Italia sul debito:"Troppe spese a lungo termine"

 


di Marco Bresolin 

L'eccezionale situazione d'emergenza giustifica spese «temporanee», mentre nella manovra italiana ci sono troppe misure «a lungo termine». È, in estrema sintesi, il principale messaggio che arriverà oggi dalla Commissione europea. All'ora di pranzo verranno pubblicate le consuete «pagelle» autunnali stilate sulla base delle bozze di manovra che i governi hanno inviato a Bruxelles, ma quest'anno saranno molto particolari: col Patto di Stabilità sospeso, non ci saranno giudizi quantitativi su deficit e debito. L'esecutivo Ue ha deciso di andare a vedere la qualità delle spese messe a bilancio dalle Capitali. Durante la scorsa primavera, Bruxelles ha deciso di sospendere l'applicazione dei vincoli Ue per consentire agli Stati di spendere per affrontare l'emergenza. Ma ora è il momento di spulciare tutti i programmi di bilancio per rispondere a una domanda: le spese in deficit inserite dai governi per il prossimo anno servono veramente a rispondere a questa situazione particolare o si trascineranno anche per gli anni successivi, con effetti negativi sul debito? Per la maggior parte dei Paesi dell'Eurozona si tratta quasi solo di misure temporanee che avranno un effetto limitato al 2021, massimo al 2022. Per l'Italia no: il 30% delle spese si protrarranno nel medio-lungo periodo. In una situazione simile sono anche la Slovacchia e, in misura minore, la Francia. Ma non sono previsti richiami formali né richieste di correggere il tiro, visto che la sospensione del Patto impedisce di fatto alla Commissione di fare raccomandazioni sui target di bilancio. Anche per questo oggi l'esecutivo Ue dirà che «tutte le bozze di manovra sono complessivamente in linea con le raccomandazioni». L'Italia sarà comunque oggetto di due menzioni speciali: una per gli squilibri economici eccessivi (la Commissione presenterà un rapporto in primavera) e una per il volume del debito. Secondo Paolo Gentiloni «il debito non deve essere un ostacolo per la ripresa, ma la questione va comunque affrontata a medio-termine». Perché - ha detto il commissario all'Economia - «il problema del debito non si può cancellare». L'ex premier, intervenendo in audizione alla Camera, si è anche soffermato sulla grana del Recovery Fund, bloccato dal veto di Polonia e Ungheria. Gentiloni si è detto fiducioso che alla fine una soluzione sarà trovata, per questo «è meglio non parlare di un piano B». L'ipotesi di trasformare il Recovery in uno strumento intergovernativo non piace al commissario: «Sarebbe un errore rinunciare al suo carattere comunitario». Non chiude invece a questa ipotesi l'olandese Mark Rutte, pur consapevole delle difficoltà pratiche. Ieri i governi di Budapest e Varsavia hanno ribadito la loro posizione in un acceso vertice tra i ministri degli Affari Ue. «Questo meccanismo è contro di noi, per sanzionarci su base ideologica - ha insistito l'ungherese Judit Varga, ministra della Giustizia. È l'Ue - ad andare contro i Trattati e contro lo Stato di diritto». Della questione si occuperanno domani i capi di Stato e di governo. Johannes Hahn, commissario Ue al Bilancio, lancia un avvertimento: «Se il Recovery fallisce, le conseguenze politiche saranno inimmaginabili e l'impatto sui mercati e sull'economia Ue devastante» .

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