Anglotedesco

Anglotedesco

martedì 17 novembre 2020

LUIGI DI MAIO: “Nel governo il M5S deve pesare di più Casaleggio e Di Battista sostengano la maggioranza”

 



da LA REPUBBLICA del 17 novembre 2020.Annalisa Cuzzocrea

«C’è un prima e un dopo», dice Luigi Di Maio. C’è il passato, il Movimento delle origini, dei meet up, del non Statuto e della non struttura. E c’è il presente: quello disegnato da Stati generali che seppure incompleti, diversi da un vero congresso, sono destinati a cambiare le cose su due punti fondamentali: le alleanze, che si fanno in base ai programmi «come gli iscritti avevano deciso già ad agosto» (è ben diverso dal dire: corriamo da soli e poi si vede). E il rapporto con Rousseau, «che va modificato a partire dalla gestione dei fondi e dalla certificazione delle liste».

Il ministro degli Esteri soppesa ogni parola come a immaginare le possibili conseguenze. Non dice se si candiderà per il nuovo direttorio, perché sono ancora molte le variabili da analizzare. Quel che dice però ha a che fare con il governo, dove «il Movimento deve farsi valere di più».

Dopo la nascita di correnti ufficiali e la celebrazione del primo congresso, non è ora di smetterla di aver paura di usare la parola partito, quasi fosse un’offesa?

«I 5 stelle hanno lo spirito del movimento e dotarsi di una struttura non significa certo rinnegare i propri principi. Le anime sono diverse, i nostri modelli di partecipazione alternativi ai partiti, ciononostante abbiamo deciso di evolverci e di costruire qualcosa di più solido.

L’idea di coinvolgere la società civile è stata nostra prima ancora del 2013.

E sa, io penso che per alcuni aspetti siano stati i partiti a cominciare a emulare il Movimento. Una cosa è certa, dopo ieri c’è un prima e un dopo. E io sono contento dei profondi cambiamenti apportati alla nostra organizzazione».

Cosa sarà questo dopo? Cos’è che è davvero cambiato?

«Il fatto che il Movimento si candidi a essere una forza politica strutturale del panorama italiano. Ricorda le parole di Beppe Grillo? Era nato per scomparire, per dissolversi. Oggi prendiamo atto della necessità di un’organizzazione che lo tenga in vita. Il M5S servirà a governare e a rappresentare nelle istituzioni questo Paese ancora a lungo».

Un’altra cosa fondamentale è cambiata, il no alle alleanze prima del voto: dire che si fanno sui programmi non significa non farle.

«Che il Movimento possa fare alleanze programmatiche non lo dico io, che pure mi sono esposto per questo, lo hanno detto gli iscritti col loro voto il 17 agosto».

Ma siete rimasti a metà strada.Gli Stati generali si sono chiusi senza che ancora si sappia come sarà composta e scelta la nuova guida. State cercando il metodo migliore per blindarvi?

«Assolutamente no e lo si vedrà alla fine di questo percorso. Entro massimo un mese sarà definito ogni dettaglio. Io chiedo unità, determinazione e responsabilità nel comprendere che governare la settima potenza mondiale prevede un approccio più articolato e tempi diversi».

Potrebbero esserci due organismi, uno più largo e uno ristretto che prende decisioni in fretta?

«A quel che ha detto Crimi, il documento non è ancora pubblico, potrebbe esserci un organo esecutivo collegiale e uno di indirizzo, un po’ più largo, con dentro rappresentanti del territorio».

Perché non rendere pubblici i voti in questa prima fase? Avete paura di contarvi?

«Saranno resi pubblici. Ma poi guardi che si votavano gli oratori, gli iscritti hanno votato chi doveva parlare. Era un dibattito, mica il voto per il capo politico».

Lei si candiderà?

«A tempo debito farò le mie valutazioni. Ora è prematuro».

È vero che potrebbe tornare a fare il capodelegazione al governo?

«Un capo delegazione già c’è, quel che chiedo è che il Movimento faccia pesare di più il suo ruolo. Non è una critica a Bonafede, che ha tutta la mia fiducia, ma dobbiamo migliorare il lavoro di squadra, possiamo fare molto di più».

Come va cambiato il rapporto con l’associazione Rousseau? Con un contratto di servizio?

«Da questa due giorni è venuta fuori chiara l’esigenza di spostare alcuni servizi di Rousseau direttamente alle dipendenze del Movimento. Tra questi, quelli che ne garantiscono l’autonomia economica e quelli che riguardano la certificazione delle liste elettorali. È opportuno trovare una soluzione che soddisfi entrambe le parti e che, soprattutto, rafforzi il M5S. O si capisce che l’obiettivo è uno e si rema tutti nella stessa direzione, oppure la vedo dura. Il contratto di servizio è un’ipotesi».

Casaleggio ha disconosciuto l’intero percorso dicendo che era tutto già deciso. È così?

«Io ho visto tutti i partecipanti molto soddisfatti. Questo è importante. Poi se a qualcuno non è piaciuto va bene, è legittimo. Ma siamo in democrazia e decide la maggioranza».

Di Battista ha parlato di un vertice genuflesso davanti ai padroni. Come risponde?

«Credo, e mi auguro, che non si riferisse al Movimento. Alessandro ha molte energie in questo periodo. È un bene. Di mio ho sempre diffidato da chi crede di essere il titolare della verità assoluta. E se non ricordo male, anche lui la pensava così».

Ha anche posto sei condizioni per restare. Le accetterete?

«Pone le condizioni chi tiene in ostaggio qualcosa o qualcuno. Qui non ci sono ostaggi. Ognuno di noi è artefice del proprio destino. E Alessandro può dare tanto, spetta solo a lui».

Lei chiede che i vostri europarlamentari trovino casa in Europa. In Renew Europe, il gruppo dell’En marche di Emmanuel Macron, o tra i socialisti?

«Non le dirò nulla che faccia scattare il totogruppo, ma credo ci siano diverse opportunità da cogliere per rafforzarci».

Il gruppo di Macron non ha dimenticato l’asse tentato con i gilet gialli proprio alle scorse elezioni europee ed è difficile dar loro torto.

«Fu una leggerezza, l’ho detto in più occasioni. Con Parigi abbiamo un ottimo rapporto. Anche con Le Drian stesso lavoro benissimo».

Perché allora la Francia non ha invitato l’Italia al vertice antiterrorismo?

«Era un vertice di capi di Stato e di governo, non di ministri degli Esteri».

È d’accordo con l’idea del presidente del Parlamento europeo Sassoli di chiedere la cancellazione dei debiti Covid?

«È una posizione che stiamo portando avanti anche con diversi nostri parlamentari. La crisi che stiamo attraversando è senza precedenti e servono misure straordinarie. Ma soprattutto, me lo faccia dire, se l’Ue vuole avere un futuro bisogna anche superare logiche per cui due Paesi possono mettere sotto scacco un intero sistema. Il virus corre veloce. O l’Ue corre più forte o rischiamo di rimanere indietro».

Sono i Paesi sovranisti vicini alla destra e ai vostri ex alleati. A proposito di centrodestra, Forza Italia lancia segnali subito raccolti dal Pd. Potrebbe entrare in maggioranza, visti i numeri sempre più risicati al Senato?

«Sono sempre stato un promotore del dialogo con le opposizioni e continuo ad esserlo. Ma non vedo nessun rischio sui numeri all’orizzonte».

Al Senato avete perso molti pezzi. La necessità di rafforzarsi c’è. E la sua risposta non mi sembra chiudere.

«Non chiudo all’ipotesi di collaborazione, ma ognuno nelle rispettive posizioni, maggioranza e opposizione. Quanto ai numeri attenzione, chi va nel Misto ci sta sostenendo ancora di più»

Quindi non pensa possa esserci un allargamento della maggioranza per dare vita a un rimpasto o a un nuovo governo?

«In questo momento non vedo proprio i presupposti».

Nessun commento:

Posta un commento