Anglotedesco

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sabato 14 novembre 2020

Meno contagi e ricoveri."Gli ospedali.E' ancora emergenza"

 


Alessandro Di Matteo 

Un primo segnale c'è, un inizio di affievolimento della seconda ondata è evidente nei numeri, ma è ancora assolutamente presto per pensare che il peggio sia passato e, soprattutto, nessuno deve illudersi che questo possa significare un "liberi tutti" a Natale. Gli esperti del governo fanno il punto dopo i primi sette giorni di zone rosse, gialle e arancione e su un dato sono tutti d'accordo: le misure restrittive adottate nelle ultime settimane cominciano a dare qualche risultato, lo conferma l'indice di trasmissione che scende a 1, 4 da 1, 7, ma non si può abbassare la guardia. Del resto, basta leggere anche i numeri di ieri per averne conferma, due dati in particolare riassumono la situazione: i ricoveri in terapia intensiva rallentano per il quarto giorno di seguito (ieri 76 in più, mentre tra il 6 e l'11 dicembre ogni giorno crescevano oltre 100 unità), ma al tempo stesso il numero totale dei contagi rimane alto, 37. 255 nelle ultime 24 ore. Anche i morti sono in lieve flessione rispetto agli ultimi giorni, ma il numero è comunque alto: 544. Altro segnale positivo è la frenata della percentuale di positivi sui tamponi effettuati, stabile ormai da giorni. I MONITORAGGI Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, è forse il più entusiasta nel commentare le cifre del monitoraggio settimanale: «Per il quarto giorno di fila si osserva un calo nelle terapie intensive: questo sta a indicare che il sistema che è stato messo a punto funziona. C'è una iniziale ma chiara decelerazione, che ovviamente andrà confermata». Anche lui, però, subito precisa: «Non possiamo pensare che Natale faccia eccezione ma non possiamo poi pensare di dare luogo ai festeggiamenti cui eravamo abituati». Il timore che possa passare il messaggio "liberi tutti" è ancora più evidente nelle parole di Silvio Brusaferro (presidente dell'Istituto superiore di sanità), e di Gianni Rezza (direttore generale della prevenzione al ministero della Salute). Se è vero che negli ultimi giorni i ricoveri in terapia intensiva viaggiano ad un ritmo più moderato, «nelle scorse settimane sono aumentati notevolmente», avverte Rezza. E Brusaferro aggiunge: «Il rischio in quasi tutte le regioni è molto alto. Da qui l'appello e la necessità di mantenere o rafforzare, in base al contesto regionale, le misure messe in atto. È molto importante ridurre il numero di nuovi casi e la trasmissione». Classificazioni in evoluzione Anche perché, aggiunge Rezza, l'indice di trasmissione è in flessione a livello nazionale, ma la situazione varia molto da zona a zona. «Alcune regioni che avevano Rt da zona rossa questa settimana sembrano andare incontro a una de-escalation», mentre in altre accade il contrario. «Dobbiamo vedere come si consoliderà l'Rt nei prossimi giorni e nelle prossime settimane» e in ogni caso «il sovraccarico ospedaliero, infatti rimane ed è il problema maggiore». Concretamente, questo significa che qualche regione - come la Lombardia e il Piemonte - possono sperare di veder migliorare la propria "classifica" da rossa a arancione o addirittura a giallo, magari già da venerdì prossimo se l'andamento dell'Rt si confermasse in calo. Al contrario si guarda con qualche preoccupazione per esempio al caso del Lazio, che da qualche giorno fa registrare una ulteriore crescita dei contagi. Le polemiche dei governatori E proprio dalle regioni continuano ad arrivare polemiche. La retrocessione della Toscana da zona arancione a gialla non è stata presa bene né dal governatore Eugenio Giani, né dal sindaco di Firenze Dario Nardella. «Sono amareggiato, il tasso dei contagi è sceso nell'ultima settimana», commenta Giani. «Il governo sia trasparente sul meccanismo dei colori», aggiunge Nardella. E anche Massimiliano Fedriga, del Friuli Venezia-Giulia, protesta per il passaggio in zona rossa: `«Non c'è stata collaborazione (da parte del governo, ndr). A decidere sono gli algoritmi». 

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