Anglotedesco

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lunedì 30 novembre 2020

Mes, timori sul voto del 9 dicembre.Tutti contro Conte sul Recovery



di Ilario Lombardo 

Giuseppe Conte andrà in Europa con una maggioranza spezzata dalle divisioni e dai malumori sul Mes e sulla gestione del Recovery fund. Il 9 dicembre, il giorno prima del Consiglio europeo, il via libera italiano alla riforma del fondo Salva Stati dovrà essere scritto nero su bianco in una risoluzione che andrà votata in Parlamento. La rivolta interna di un pezzo di M5S che chiedeva di fermare l'ingranaggio del Meccanismo europeo di stabilità (il Mes), non lascia ben sperare che se ne uscirà con un compromesso pacifico. Ieri, l'apertura del capo reggente Vito Crimi, che ha precisato di non voler impedire all'intera Unione europea le modifiche al trattato, è stata bersaglio di feroci critiche interne al M5S, rivolte anche al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, ascoltato in audizione. Il Movimento è preda di tensioni interne e il timore è che possano mancare i voti per l'ok alla riforma del Mes. Un grosso problema, non tanto alla Camera, quanto al Senato, dove i numeri sono risicati e il soccorso di Forza Italia potrebbe rivelarsi fatale. Certificherebbe la realtà di un governo che si tiene in piedi grazie a Silvio Berlusconi. Conte dovrà tirar fuori tutte le sue capacità di mediatore per confezionare una formula che andrà bene ai 5 Stelle più riluttanti, specificando, come già hanno fatto ieri Gualtieri e Crimi, che l'Italia non si può mettere di traverso con un veto, per non trovarsi isolata nell'Ue, ma anche che non avrà bisogno di accedere al fondo. Parole che servono a sopravvivere il tempo di quel voto alla Camere, dato che è chiaro a tutti che poi servirà una ratifica della riforma e che la decisione ultima se usare o meno il fondo sarà del Parlamento italiano. Sergio Battelli, presidente della commissione Affari Ue alla Camera, tra gli autori che materialmente avranno la responsabilità della risoluzione corre in soccorso di Crimi e dell'ala governista del M5S: «Per noi l'obiettivo rimane il Recovery Fund e la sfida è quella di continuare a migliorare un Trattato che oggi prevede anche l'introduzione del common backstop. Come Italia e come M5S, infatti, supportiamo il Fondo di risoluzione unico perché rende più solido un sistema bancario». Anche sul fronte dei 209 miliardi del Recovery fund però il clima nel governo si è intorbidito. Sembra che il premier abbia scontentato tutti con la soluzione del triumvirato a Palazzo Chigi da dove, assieme ai ministri dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e del Tesoro Gualtieri, monitorerà l'avanzamento dei progetti. Non solo una grossa fetta del Pd, che magari avrebbe preferito un sottosegretario ad hoc, o Italia Viva di Matteo Renzi, che teme l'accentramento nelle mani di Conte della gestione del più gigantesco investimento dai tempi del piano Marshall. Anche a livello ministeriale i borbottii si sono fatti sentire. Certo non ha gradito l'esclusione del proprio dicastero la ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli, visto la grandissima mole di denaro che sarà destinata proprio alle grandi opere. Per lo stesso motivo, spiegano fonti del M5S, è furioso il collega dell'Ambiente in quota M5S Sergio Costa, visto che un terzo dei fondi è vincolato a implementare la rivoluzione green. Ma anche la sottosegretaria agli Affari europei Laura Agea avrebbe voluto un maggiore coinvolgimento e se n'è lamentata con alcuni parlamentari. Per placare i malumori, Conte è costretto a precisare e a offrire maggiore chiarezza, innanzitutto sul fatto che il comitato di rappresentanza ristretta formato da Palazzo Chigi, Mise e Mef «non ha poteri decisori ma di vigilanza politica sull'esecuzione e sul rispetto dei tempi». Inoltre, informerà periodicamente il Ciae (il comitato dove siedono tutti i ministri interessati). Sotto la cabina di regia, la struttura dei 6 manager, uno per ogni settore di riferimento nella suddivisione delle risorse Ue, «avrà compiti di vigilanza tecnica, con compiti di coordinamento, monitoraggio e, - aggiunge Conte - solo in casi estremi, poteri sostitutivi». Il cronoprogramma prevede che nei prossimi giorni i ministri approveranno la selezione finale dei progetti. «E questa è una scelta politica che passerà dal Ciae. Poi ci sarà un confronto con le parti sociali». E ovviamente il Parlamento, che Conte cita più volte: «Sarà coinvolto nel monitoraggio, come nell'aggiornamento del piano e nell'approvazione finale».

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