Anglotedesco

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domenica 15 novembre 2020

NUNZIA CATALFO:"Se necessario il governo è pronto a fare un nuovo debito"


Intervista di Paolo Baroni 

«Pronti ad aumentare i ristori, pronti - se serve - a fare nuovo deficit», assicura il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo mentre si allarga l'elenco delle Regioni finite in fascia rossa e arancione e in tutto il Paese aumenta il rischio di tensioni sociali. «Nella legge di Bilancio - spiega - c'è già uno stanziamento importante di 4 miliardi a favore delle imprese e laddove sarà necessario faremo un ulteriore decreto. O se c'è la necessità di nuove misure c'è la possibilità di fare un altro scostamento di bilancio: man mano che vedremo l'evolversi dei contagi provvederemo a ristorare a fondo perduto tutte le imprese che i trovano in difficoltà. 

Come abbiamo visto anche in modo tempestivo». Ma ci sono i margini per allargare la platea dei beneficiari? 

«Per questo c'è già una quota di fondi destinati a diverse tipologie di attività, dai centri commerciali alle partite Iva». 

Sono solo 400 milioni... 

«Se sarà necessario siamo pronti a metterne di più». 

Le Regioni segnalano che però i ristori non coprono le loro ordinanze autonome, penso alle chiusure disposte da Emilia, Veneto e Friuli, ma solamente gli effetti dei Dpcm o le ordinanze di Speranza. 

«Con le Regioni è necessario che ci sia un coordinamento in modo da prevedere ristori per tutte le imprese e tutti i cittadini toccati da provvedimenti. Sulla Cig invece non abbiamo problemi perché i fondi sono già tutti stanziati e le aziende sono coperte sino al 31 gennaio e poi per altre 12 settimane nel 2021. Tra l'altro la Cig prevista dalla legge di bilancio è totalmente gratuita». 

La dotazione è sufficiente? 

«Assolutamente sì, anche dopo che c'è stato il passaggio di molte Regioni alle fasce arancione e rossa». 

Finalmente è uscita una prima bozza della legge di Bilancio dove lavoro e politiche sociali hanno ampio spazio. C'è tutto quello che si aspettava? C'è qualche intervento che richiede più fondi? 

«Ci sono misure importanti che avevamo chiesto e che interessano le categorie più colpite, anche prima della crisi, come giovani e donne che hanno lavori più precari o stagionali. Avranno tutti un esonero contributivo, i giovani per tre anni (4 al Sud) e le donne di 3 anni al Sud e su tutto il territorio nazionale per le disoccupate di lunga durata. E poi c'è un fondo da 500 milioni, che certamente va ampliato, che riguarda le politiche attive del lavoro: perché dopo il sostegno passivo da qui in avanti bisogna puntare di più su questo tipo di interventi in modo che nessuno resti indietro. Bisogna farlo in modo strutturale e non solo per il 2021, e per questo poi dovremo riformare ammortizzatori sociali e Naspi». 

I sindacati protestano perché la rivalutazione delle pensioni slitterà al 2023... 

«Sulle pensioni abbiamo inserito alcune misure necessarie in questa fase come la proroga di Opzione donna o l'Ape sociale che abbiamo allargato ai disoccupati, oltre a rifinanziare il contratto di espansione che agevola le uscite e l'assunzione di nuovi lavoratori. Certamente ci sono altre questioni che vanno inserite e per questo stiamo portando avanti un tavolo con le parti sociali». 

Lunedì quando incontrerete i sindacati sulla legge di Bilancio però sarà un problema... 

«Sicuramente ne parleremo, ma l'effetto più rilevante che ci potrebbe essere nei prossimi anni è legato all'impatto del Pil negativo che rischia di penalizzare il calcolo degli assegni, è questo che ora mi preoccupa più di tutto tant'è che ne avevo proposto la sterilizzazione. Detto questo vedremo se in fase di conversione della legge ci saranno ulteriori norme che possono essere inserite». 

Intanto quest'anno il deficit dell'Inps arriverà a 28 miliardi e la notizia crea allarme. Si rischia qualcosa? 

«Assolutamente no, non c'è alcun problema: è un questione abbastanza tecnica che si può risolvere». 

In vista di lunedì la Cgil chiede un coinvolgimento pieno, come è accaduto con la stesura dei protocolli di sicurezza. Confindustria invece si aspetta un governo che fa l'arbitro e non indossa "magliette di parte"». 

«Noi in questi mesi abbiamo ascoltato davvero tutti, al primo incontro sul Covid che ho fatto il 23 febbraio erano presenti tutte le parti sociali: il confronto è necessario e importante e in questi mesi è sempre stato mantenuto, perché serve il contributo di tutti. E così continueremo a fare. I protocolli di sicurezza sono stati l'espressione ottima del dialogo tra le parti e un obiettivo raggiunto, quello di far riprendere in sicurezza l'attività nei luoghi di lavoro. E' stato faticoso, ma il risultato finale è stato ottimo». 

Quindi, tornando a Confindustria, questo non è un governo «partigiano»? 

«Ma no, assolutamente. Il confronto è molto equilibrato e deve continuare. Magari una parte non la pensa come l'altra, ma ascoltandosi si arriva sempre a conclusioni condivise». 

Avanti di questo passo lo smart working, visto che se ne farà sempre di più, andrà regolato meglio? 

«Le regole in realtà già ci sono: noi di fronte all'emergenza siamo andati un po' in deroga per semplificare il più possibile le procedure. In futuro, visto che imprese e lavoratori hanno scoperto che questa può essere un'ottima modalità di lavoro, laddove sarà necessario faremo degli aggiustamenti, magari regolamentando meglio il diritto alla disconnessione, oppure favorendo la creazione di spazi di coworking, perché non è detto che tutti debbano per forza lavorare da casa».

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