Anglotedesco

Anglotedesco

giovedì 26 novembre 2020

Quasi 30.000 sanitari contagiati:"Non si riesce a curare nessuno"

 




Negli ultimi trenta giorni in Italia si sono infettati oltre 20 mila operatori sanitari, di cui 11.007 sono infermieri. Il dato - impressionante - è stato reso noto Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l'emergenza coronavirus e docente di Igiene all'Università Cattolica di Roma, che ha denunciato la grave situazione in cui versa la sanità italiana sul fronte del personale: «Il Servizio sanitario nazionale si trova in una duplice difficoltà: da una parte anni e anni di tagli e mancati investimenti, dall'altra cito i 27 mila medici e operatori che si sono infettati e poi mancano 53 mila infermieri. Stiamo in guerra con un esercito in via di decimazione, non riusciamo in questo momento a curare né i pazienti Covid né i non Covid». Per questo, «serve un programma straordinario di assunzioni di medici e infermieri aumentando anche gli stipendi». Stando all'ultimo report dell'Iss nell'ultimo mese sono 24.263 i sanitari che hanno contratto il virus e di questi la maggior parte - 11.007, al ritmo di 367 nuovi infettati al giorno - sono infermieri anche perché, come spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale Ordine delle professioni infermieristiche, «sono quelli che trascorrono la maggior parte del tempo vicino al malato Covid e lo trattano anche nelle operazioni più rischiose, come la nebulizzazione delle particelle durante la respirazione o l'aspirazione tracheale se il paziente è intubato». Se si considera anche la prima ondata, in questi mesi sono 29.920 gli infermieri contagiati, 54 sono morti e di questi 12 chi da settembre in poi. «Rispetto alla primavera», precisa Mangiacavalli, «il virus circola molto di più, ma è un errore pensare che gli infermieri si contagino in famiglia. È chiaro che l'infezione avviene in ospedale, anche perché il sistema ideato dei "percorsi Covid free" separati dalle aree "sporche" degli ospedali si è dimostrato poco efficace: in estate abbiamo avuto tantissimi casi di positivi asintomatici che si recavano in ospedale per controlli e operazioni passando dalle aree "pulite" e solo dopo abbiamo scoperto che erano tutti positivi».Anche per Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale dell'ordine dei medici chirurghi e odontoiatri, non sono le famiglie i luoghi del contagio. «Se così fosse», dice, «avremmo avuto interi cluster nelle case, ma non è successo. È quindi evidente che medici e infermieri si infettino al lavoro». Tra i fattori che facilitano il contagio ci sono gli elevati ritmi in corsia a cui i lavoratori della sanità sono costretti da mesi. Ad oggi i medici hanno pagato il prezzo più alto in termini di vite umane: 217 morti, «soprattutto del territorio, ultimamente anche tanti pediatri e qualche guardia medica, oltre ai medici di famiglia». 

Nessun commento:

Posta un commento