Anglotedesco

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martedì 17 novembre 2020

"Senza ecografi nè emoga".L'assistenza a casa è un flop






di Chiara Baldi 

Mancano i medici di base, mancano le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) istituite a marzo e mancano gli infermieri di famiglia, istituiti con il Dl Rilancio: la medicina territoriale fa acqua da tutte le parti anche e soprattutto nella seconda ondata. «Se consideriamo che nei prossimi 3-4 anni ci saranno circa 25mila pensionamenti tra i medici di medicina generale e ne entreranno meno di 15 mila, è facile capire come affronteremo qualsiasi evento sanitario», spiega Domenico Crisarà, vicesegretario della federazione di categoria, la Fimmg. A Milano, già oggi ne mancano 56 in città, 160 se si comprende tutto l'hinterland, 600 se si considera l'intera Lombardia. Ma anche sul fronte Usca, i team di medici deputati all'assistenza a casa di pazienti Covid non gravi, a livello nazionale, la situazione è drammatica. Anche perché, come ha chiarito ieri una sentenza del Tar del Lazio, «i medici di base risultano investiti di una funzione di assistenza domiciliare ai pazienti Covid del tutto impropria, che per legge dovrebbe spettare unicamente alle Usca». I numeri sono oscuri: «Pur chiedendone conto spesso, non si riesce a sapere. Il rapporto sarebbe di una Unità ogni 50mila abitanti ma siamo a una ogni 102mila», dice Crisarà. Una copertura del 49%, come dice un rapporto di luglio dell'Altems, l'Alta Scuola di Economia e Management dei sistemi sanitari che fa riferimento all'Università Cattolica. «Ma c'è molta disomogeneità tra le varie regioni e, in più, è probabile che dall'estate a oggi alcune Unità siano state disattivate», chiarisce Eugenio Di Brino, uno dei ricercatori che l'ha curato.Una delle regioni più efficienti è l'Emilia Romagna con «oltre 60 Usca su un totale di 90», dice l'assessore alla Sanità Raffaele Donini, ma altrove la situazione non è così rosea. In Lombardia, ad esempio, secondo i dati della Regione ce ne sono 157 con 422 medici arruolati, ma dovevano essere 203 (con più o meno lo stesso numero di dottori). Ma in province come Varese e Milano oltre a essere poche - nel varesotto, una delle aree più colpite, sono 7 su 18 - hanno pure scarsità di mezzi: «Non abbiamo né ecografi polmonari né emogas, spesso andiamo dai pazienti e possiamo fare poco di più dell'auscultare il battito», denunciano alcuni medici delle Usca lombarde. È nel vuoto lasciato dal pubblico che si inserisce il privato: il San Raffaele di Milano, ad esempio, offre visite a domicilio a 450 euro. «In Lombardia manca un piano di assistenza domiciliare per i malati Covid, la Regione deve attivarlo», chiedono i dem Samuele Astuti e Carmela Rozza.C'è poi un terzo nodo: l'infermiere di famiglia, figura prevista dal Dl Rilancio per l'assistenza domiciliare ai malati "normali", sia in tempo di Covid che non. Ma sono poche le regioni che li hanno già in campo. Spiega Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi: «Dovevano essere 9.600 ma sono 950, il 10%».

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