Anglotedesco

Anglotedesco

martedì 17 novembre 2020

SERGIO MATTARELLA: «Il virus crea divisioni . Ora evitiamo polemiche scomposte»



di Ugo Magri 

Sergio Mattarella non vede la stessa compatta, forte, generosa reazione che ci fu in primavera. Coglie atteggiamenti superficiali tra la gente comune e nei palazzi del potere. Vede in giro troppi che se ne infischiano del virus, convinti di essere invulnerabili, e poi magari restano contagiati. Lo ferisce il cattivo esempio che viene dall'alto, lo spettacolo di disunione, lo scaricabarile tra chi dovrebbe fare a gara per assumersi le responsabilità e invece soffia sul fuoco del malcontento sperando di ricavarne un pugno di voti. Più ancora della seconda ondata, preoccupa il presidente la mancanza di coesione collettiva che si sta manifestando dentro e fuori la politica. Il Covid semina zizzania, constata amaramente Mattarella, collegato da remoto con l'assemblea annuale dei sindaci. Riesce «a dividerci tra fasce di età più o meno esposte, tra categorie sociali più o meno colpite, tra le stesse istituzioni chiamate a compiere le scelte necessarie, talvolta impopolari». Veniamo da una settimana tumultuosa, con le scelte del governo sotto un fuoco incrociato, con le zone gialle e arancione contestate dalle Regioni, con il governatore della Campania che addirittura si è spinto a definire «sciacalli» i ministri coi quali dovrebbe avere un'interlocuzione fattiva. Mattarella dice «basta» agli insulti, invoca uno stop immediato alle «polemiche scomposte» nel nome della «leale collaborazione» che sempre dovrebbe sussistere tra i personaggi delle istituzioni. E il presidente non ha in mente il solo Vincenzo De Luca quando biasima le «ruvide relazioni» tra chi dovrebbe mostrarsi unito, o quando denuncia una «rincorsa a illusori vantaggi di parte»: il richiamo è a 360 gradi, si rivolge a tutti i protagonisti nessuno escluso. Il nemico, perfino più del virus, è questo senso di progressivo, inarrestabile sfilacciamento che viene percepito al Quirinale. Servirebbe un colpo d'ala, ci vorrebbe qualche iniziativa in grado di promuovere la coesione nel Parlamento e nel Paese. A Mattarella piacerebbe registrare qualche sforzo convinto di collaborazione, qualche mano tesa reciproca; ancora attende con impazienza che i presidenti delle Camere gli comunichino le sedi più adatte per facilitare il dialogo tra maggioranza e opposizione (l'altro ieri con Roberto Fico ha rifatto un punto delle difficoltà frapposte dai partiti per difendere interessi mediocri). In momenti più normali, forse, un chiarimento politico sarebbe giudicato sul Colle inevitabile, e le dure parole del presidente all'Anci verrebbero da molti interpretate come un pungolo rivolto innanzitutto al premier, uno stimolo a esercitare con più forza il ruolo di regia che gli compete; però adesso non c'è tempo per gli esami di coscienza, tantomeno per verifiche di maggioranza, rimpasti o crisi di governo; c'è semmai l'urgenza di «fare ricorso alle nostre capacità e al nostro senso di responsabilità», dice il capo dello Stato, «per creare convergenza e collaborazione tra le forze di cui disponiamo». L'ultima cosa che Mattarella desidera è versare ulteriore benzina sul fuoco di polemiche già piuttosto sguaiate. Ma un messaggio chiaro il presidente lo manda, ed è indirizzato ai rappresentanti delle autonomie: attenzione a non premere troppo sul pedale dell'acceleratore, dice Mattarella; guai a insistere nel controcanto polemico quotidiano, nella contestazione incessante delle scelte centrali, perché in prospettiva si rischierebbe di scardinare l'equilibrio (già precario) su cui poggia l'impianto delle Regioni, suscitando reazioni forti di segno contrario. «Il pluralismo e l'articolazione delle istituzioni repubblicane sono e devono essere moltiplicatori di energie positive, ma questo viene meno se nell'emergenza ci si divide», pesa le parole il presidente che, nelle ultime settimane, ha voluto colloquiare a uno a uno con tutti i governatori di destra e di sinistra per chiedere, per informarsi, in qualche caso rispettosamente consigliare. Una scelta niente affatto casuale: tra governo e Regioni corre la faglia che, forse più d'ogni altra, è in grado di far tremare l'equilibrio delle istituzioni.

Nessun commento:

Posta un commento