Anglotedesco

Anglotedesco

martedì 10 novembre 2020

Sgravi,meno emissioni e John Kerry per una svolta sul clima



L'America di Joe Biden tornerà a far parte dell'Accordo sul clima di Parigi. La richiesta di rientrare nel club dei firmatari sarà il primo atto formale dell'Amministrazione democratica. Da quel momento - 20 gennaio, data di insediamento - scatteranno 30 giorni di attesa prima del rientro a tutti gli effetti. Passaggio semplice e fortemente simbolico che rimetterà l'America fra i Paesi leader nel tentativo di imprimere una svolta globale alle politiche sul clima. Anche per questo Biden potrebbe chiamare in campo John Kerry, vero artefice degli accordi parigini del 2015. Lo scorso anno l'ex segretario di Stato aveva lanciato una sorta di "Coalition contro il cambiamento climatico", a dimostrazione di quanto il tema gli sia caro. Kerry è stato il primo a considerare il clima come una questione di sicurezza nazionale. Per lui Biden potrebbe ricavare un nuovo incarico nel governo americano, una sorta di "Secretary for Climate Change", staccato dal ministero dell'Ambiente. Più operativo. Ma è quel che succederà dopo il ritorno Usa nell'Accordo sul clima, il vero banco di prova. Rispettare gli impegni di Parigi - in sintesi, riduzione delle emissioni drastico entro il 2050, taglio dei gas serra e riduzione della temperatura sul globo entro il trend di crescita di 1,5 gradi - richiede specifiche e concrete scelte politiche. Sono passati ormai 5 anni e Trump ha smantellato a colpi di "ordini esecutivi" diverse norme lasciando ai giganti dell'energia campo libero. Biden, se dovesse fallire nell'obiettivo di prendere il controllo del Senato (si vota in Georgia il 5 gennaio) e quindi dell'intero Congresso, non potrà fare riforme di ampio respiro. Tuttavia Karen Pinkus, docente alla Cornell University e già consulente del governo Usa, spiega che l'Amministrazione democratica potrà avere un sentiero virtuoso da seguire. «Qualcosa può essere fatto anche senza avere il controllo del Congresso, ad esempio a livello di finanziamenti per rendere più green i processi produttivi». D'altronde - spiega - «dove va il lavoro, va il clima». Il senso, precisano fonti democratiche - è quello di replicare - pur con tutti i distinguo - il piano verde della Commissione europea di Ursula von Der Leyen. Se il verde garantisce sviluppo e posti di lavoro, è il ragionamento, sarà più facile spingere gli americani ad accettare svolte ambientali. E quindi anche avere l'appoggio di Mitch McConnell, capo dei repubblicani al Senato. L'energia pulita e rinnovabile potrebbe trovare spazio nelle legislazioni legate a progetti infrastrutturali, nelle fabbriche, nell'edilizia. Il terreno più semplice restano gli sgravi fiscali per quei progetti tecnologici che riducono le emissioni o e assorbono carbon fossile. Biden potrà rendere più rigorosi i limiti per le emissioni di auto e aerei. Una strada c'è. Il lavoro dietro le quinte, con piccoli aggiustamenti sulle norme esistenti potrebbe essere l'opzione necessaria per Biden. E non è detto perdente. 

Nessun commento:

Posta un commento