Anglotedesco

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mercoledì 11 novembre 2020

Smog, nuova mazzata per l'Italia.La Corte Ue: «Violata la direttiva»



di Marco Bresolin 

Dal 2008 al 2017 l'Italia ha violato in maniera «sistematica e continuativa» la direttiva sulla qualità dell'aria. Lo hanno stabilito i giudici della Corte di Giustizia europea, accogliendo il ricorso presentato nel 2018 dalla Commissione Ue per il superamento dei limiti di Pm10. Un verdetto che non sorprende affatto il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa: «I dati sono incontrovertibili alla prova dei fatti - ammette - e indicano un problema che purtroppo non è ancora risolto». I giudici non hanno inflitto sanzioni all'Italia ma, spiegano dalla Corte, «la Commissione, qualora ritenga che lo Stato membro non si sia ancora conformato alla sentenza, può proporre un altro ricorso chiedendo sanzioni pecuniarie». Nonostante i continui sforamenti, in particolar modo nelle aree del Nord attorno alla Pianura Padana, Costa assicura che il governo è al lavoro per cercare di limitare le emissioni di polveri sottili: «Sin dal mio insediamento, nel 2018, ho messo in campo tutti gli strumenti possibili, in accordo con le regioni, per affrontare il tema della qualità dell'aria». Il ministro ha ricordato che «ogni anno sono 80mila le vittime dovute a questa problematica che investe soprattutto il Bacino Padano, ma non solo».Condanna «inevitabile» anche per Legambiente, che in un recente rapporto aveva redatto un bilancio decennale del fenomeno in Italia, prendendo in esame la situazione in 67 città che avevano sforato almeno una volta i limiti. Secondo l'associazione ambientalista, il 28% delle città esaminate nel decennio ha sforato i limiti tutti gli anni e il 9% lo ha fatto in 9 anni su dieci. Tra le città sulla lista nera nel report di Legambiente ci sono Torino, Milano, Alessandria, Asti, Vicenza e Frosinone.Il caso esaminato ieri dai giudici della Corte si trascina dal 2014, anno in cui la Commissione aveva avviato un procedimento per inadempimento nei confronti dell'Italia per aver superato i valori limite giornalieri e annuali per quanto riguarda la concentrazione di particelle di Pm10, in modo particolare per non aver adottato misure appropriate per evitarlo. Il botta e risposta è proseguito per 4 anni, dopodiché - a ottobre del 2018 - Bruxelles aveva deciso di portare l'Italia davanti alla Corte «ritenendo insufficienti i chiarimenti forniti» dal governo. Roma aveva provato a difendersi, dicendo che lo smog era dovuto a diverse fonti di inquinamento o alle particolarità topografiche e climatiche delle zone interessate. Obiezioni che sono state però respinte: la responsabilità è comunque dell'esecutivo. Così come è stata respinta la circostanza, sollevata dall'Italia, della «limitata estensione» delle zone inquinate rispetto al territorio nazionale: secondo la Corte «il superamento dei valori limiti fissati per le particelle Pm10, anche nell'ambito di una sola zona, è di per sé sufficiente perché si possa dichiarare un inadempimento alle disposizioni della direttiva Ue sulla qualità dell'aria».Al momento sono tre i procedimenti aperti dall'Ue nei confronti del nostro Paese per la qualità dell'aria: oltre a quello relativo alla sentenza di ieri, sul tavolo della Corte c'è anche l'accusa di aver superato i livelli di ossido di azoto e recentemente la Commissione ha aperto una procedura per gli sforamenti di polveri ultrasottil i Pm2,5. 

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