Anglotedesco

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lunedì 30 novembre 2020

TERESA BELLANOVA: «Recovery fund E no alla regia del premier»

 


Intervista di Alessandro Di Matteo

Serve «collegialità» nella gestione del Recovery fund, perché «la politica non può dimettersi dalle proprie responsabilità». Il ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova parla della discussione sulla cabina di regia che dovrà coordinare i piani per la ripresa e avverte: Conte deve essere «il garante» di un adeguato coinvolgimento di tutta la maggioranza e dell'intero Parlamento. 

Temete che Conte abbia in mente una gestione del Recovery fund troppo accentrata in poche mani? 

«A rispondere della capacità di costruzione e attuazione del Piano saranno la politica e il governo nel suo insieme: serve coinvolgimento e collegialità. Di questo il presidente Conte dovrebbe essere garante. Non è questione di formule né di nomi. Servono progetti di altissima qualità, con garanzie certe sui tempi di realizzazione e sulla capacità di spesa. La politica non può dimettersi dalle responsabilità». 

Quindi non basta la struttura pensata da palazzo Chigi? 

«I soldi non devono essere rimandati a Bruxelles. Lo strumento funzionale all'attuazione va individuato in questo solco. Si discuta di questo nei luoghi deputati. E smettiamola di farlo solo al maschile, non ci si ricordi delle donne all'ultimo momento». 

Il 9 dicembre si vota la riforma del Mes e i 5 stelle faticano a convincere tutti i loro. Che succederebbe se i voti di Fi fossero determinanti? 

«Si aprirebbe un problema di credibilità dell'esecutivo e un vulnus nell'affidamento reciproco tra forze di maggioranza. Detto questo, bene, se arrivano anche i voti di Forza Italia». 

Riforma a parte, voi da tempo chiedete di usare il "Mes sanitario". Ma Conte continua a rimandare. 

«Il tempo è adesso. Non si può fingere di non vedere lo stato in cui versa la sanità nel nostro Paese. File d'attesa, ricoveri programmati ma saltati per l'emergenza Covid, primari che quotidianamente lanciano l'allarme». 

Intanto, è scoppiato un dibattito sulla patrimoniale. Perché dite no? 

«Dobbiamo lavorare per abbassare le tasse, non per alzarle. Serve una riforma fiscale vera per sconfiggere, grazie a semplificazione e digitalizzazione, evasione fiscale, concorrenza sleale e nero». 

Tutti negano di volere il rimpasto, ma l'esecutivo non sarebbe più forte coinvolgendo tutti i leader? 

«Non commento i "si dice". L'esecutivo è forte se lavora bene, con rigore e autorevolezza». 

A che punto è la verifica di maggioranza? Va avanti da un mese ma non sembra siate arrivati a grandi risultati... 

«È una priorità, se vogliamo un programma di fine legislatura ambizioso, come mi auguro, questo passaggio non è aggirabile». 

Il clima è teso. Conte ha persino dovuto smentire di aver detto che Italia Viva incalza il governo perché cercate visibilità per risalire nei sondaggi. 

«Se lo ha detto, non mi trova d'accordo. Italia Viva ha incalzato sempre e soltanto nel merito. L'ansia da sondaggio non ci appartiene. In questi mesi, consapevole dei rischi di tenuta sociale, ho incalzato - e molto - per mettere in sicurezza la filiera alimentare e garantire scaffali e banchi pieni. Se le piazze non si sono scaldate è perché abbiamo avuto un unico assillo. Altro che visibilità!». 

Pensa che i ristoranti dovrebbero poter aprire di sera a Natale? E i sostegni dello stato sono sufficienti? 

«Quello che penso sui ristoranti è noto. Le battaglie si possono anche perdere. Adesso non è tempo di polemiche. Quel settore sta soffrendo, e va sostenuto. Di certo saranno necessarie ulteriori risorse». 

Il vaccino: lo farà quando arriverà o vorrà «vedere le carte», come chiede Crisanti? 

«Lo farò. Come spero vogliano fare tutti, mi affido alla scienza. Ma ritengo necessarie, soprattutto in questo momento, molta cautela e attenzione nelle parole, non bisogna ingenerare ulteriore spaesamento. La sobrietà che chiedo alla politica, la chiedo anche alla comunità scientifica». 


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