Anglotedesco

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lunedì 30 novembre 2020

Trump non cede “Imbroglio enorme”. E allude alla grazia

 


da LA REPUBBLICA del 30 novembre 2020.Federico Rampini

Nella sua prima intervista dopo le elezioni, Donald Trump continua a non accettare la sconfitta e a denunciare frodi inesistenti. Dopo aver sostenuto la tesi dei brogli per tre settimane via Twitter, dopo aver perso tutti i ricorsi possibili e immaginabili, Trump se la prende con i suoi: accusa il governo federale, e i leader repubblicani negli Stati contesi, di non aver fatto luce sui cosiddetti complotti democratici. Tramontano per lui le ultime speranze: anche nel Wisconsin dopo Michigan, Pennsylvania e Georgia, tutte le verifiche e i riconteggi delle schede hanno confermato la vittoria di Joe Biden. Il democratico ha incassato 306 voti del collegio elettorale: lo stesso risultato che nel 2016 Trump definì “una marea” in suo favore. Fra le illazioni sui piani di Trump, ha destato curiosità la dichiarazione in cui ha promesso di lasciare la Casa Bianca qualora il collegio elettorale certifichi la vittoria di Biden. La data canonica per quella certificazione definitiva è il 14 dicembre. Ma se Trump lasciasse la Casa Bianca quel giorno, si dimetterebbe con più di un mese d’anticipo rispetto al 20 gennaio, l’Inauguration Day in cui assume la presidenza il neo-eletto. Una possibilità è la dimissione anticipata: lascerebbe la presidenza al vice Mike Pence affinché quest’ultimo possa decretare una grazia in favore dello stesso Trump, uno scudo legale contro futuri processi.Ancora non siamo arrivati a quel punto. Per adesso Trump si attiene al suo copione preferito. Intervistato per quasi un’ora dall’anchorwoman di Fox News Maria Bartiromo che non lo ha contestato, il presidente uscente ha ripetuto il suo repertorio di bugie. «Abbiamo vinto l’elezione con ampi margini. C’è stato un enorme imbroglio. Non cambierò parere neanche tra 6 mesi». Sono finite nel mirino perfino due istituzioni che appartengono al suo esecutivo e almeno in parte prendono ordini da lui: il Dipartimento di Giustizia e l’Fbi. «Come i responsabili della frode l’abbiano fatta franca è incredibile – ha detto – e come abbiano potuto non essere scoperti dal Dipartimento di Giustizia e dall’Fbi, non so, forse sono coinvolti anche loro». La sua furia si è abbattuta sui responsabili repubblicani locali, soprattutto governatore e segretario di Stato della Georgia, ai suoi occhi colpevoli di aver certificato la vittoria di Biden. Lo stesso è accaduto in Michigan, anche lì a proteggere la correttezza del processo elettorale è stato un dirigente repubblicano. «Mi pento di averlo sostenuto alle primarie», ha detto del governatore della Georgia. Le menzogne di Trump hanno dimostrato di essere inefficaci per quanto riguarda la macchina delle elezioni, che ha funzionato. Restano pericolose per la presa che hanno su parte dell’opinione pubblica. Secondo certe rilevazioni, il 70% dei repubblicani sarebbero convinti che ci sono state frodi. La non concessione della vittoria a Biden perpetua il degrado del costume e la delegittimazione reciproca, anche se non è un caso unico: la destra ricorda che di recente fece la stessa cosa una beniamina dei democratici, Stacey Abrams in Georgia. Lo stesso Trump per quanto riluttante e negazionista fino all’ultimo, ha dovuto dare via libera alle procedure di transizione e di passaggio dei poteri: la squadra Biden ha ormai accesso regolare ai dossier della Casa Bianca, per impadronirsi delle emergenze che affronterà dal 20 gennaio.

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