Anglotedesco

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martedì 10 novembre 2020

Trump tra cause ed epurazioni pensa già al prossimo voto



di Francesco Semprini 

Le elezioni non finiscono qui. È questo il mantra ripetuto alla Casa Bianca dove Donald Trump prosegue la sua battaglia tra cause legali, epurazioni e invettive a tutto tondo. Il suo popolo gli è vicino, dai sobborghi d'America come dalle fila più idealiste del partito repubblicano. «Vinceremo», dice annunciando "grandi progressi" sul fronte del conteggio dei voti: «I risultati cominceranno ad arrivare la prossima settimana». Il comandante in capo vuol far vedere di sentirsi saldo al timone del Paese grazie anche al sostegno che arriva da molti nel Grand Old Party, certificato dal neo confermato leader dei senatori Mitch McConnell. «Il presidente - dice - ha il diritto al 100% di chiedere che siano verificate le accuse di irregolarità nel voto e di valutare le sue opzioni legali». Azioni «appropriate», afferma il segretario di Stato Mike Pompeo il quale chiosa: «Ci sarà una transizione calma verso una seconda amministrazione Trump». Mentre il ministro della Giustizia, William Barr, autorizza l'indagine su «accuse rilevanti» di frode elettorale prima della proclamazione dei risultati, come era invece prassi al suo dipartimento. Le indagini, precisa, possono essere avviate «se ci sono accuse di irregolarità chiare e apparentemente credibili che, se riscontrate realmente, potrebbero impattare sul risultato elettorale di un singolo».La decisione spinge alle dimissioni del principale procuratore del ministero per i crimini elettorali, Richard Pilger, che esprime disaccordo. La squadra legale del presidente, intanto, ha fatto causa al segretario di Stato della Pennsylvania, Kathy Boockvar, sostenendo che il sistema di conteggio delle schede per posta è stato meno rigoroso di quello dei voti in persona. Un «doppio standard» che rappresenta una «violazione costituzionale» , spiegano dallo staff di Trump. L'accusa rafforza l'ipotesi di voler arrivare in fondo alla questione, fino a portare il caso davanti alla Corte Suprema. Emerge, inoltre, che Nadeam Elshami, ex capo di gabinetto della speaker della Camera Nancy Pelosi, è attuale lobbista per Dominion Voting Systems, programma per il conteggio dei voti usato in molti Stati e criticato per il ruolo negli errori di conteggio dei voti nella contea di Antrim, nel Michigan, e in diverse contee della Georgia. Dinanzi a tutto questo Trump prosegue nel suo mandato alla guida del Paese con poteri pieni e, dopo aver silurato il capo del Pentagono Mark Esper, rimuove il numero uno del programma federale che sovrintende il rapporto sul cambiamento climatico, Michael Kuperberg. Secondo i media Usa i prossimi epurati potrebbero essere la direttrice della Cia, Gina Haspel, e il direttore dell'Fbi, Cristopher Wray.Attenzione però, il presidente è si determinato a non chiudere qui queste elezioni, ma al contempo guarda già alle prossime, nel caso la battaglia legale non vada a buon fine, pensando a una staffetta Casa Bianca-Congresso tutta trumpiana. Donald Jr e la fidanzata Kimberly Guilfoyle, ex volto televisivo di Fox, sembrerebbero puntare a una scalata dei vertici del Grand Old Party, con un occhio verso il voto di metà mandato del 2022. Un'ipotesi che non disdegnano i "trumpisti" del Gop, specialmente quelli secondo cui trascinare una battaglia legale potrebbe essere doppiamente controproducente. Uno scenario che porterebbe il Paese di nuovo in un clima da campagna elettorale. Del resto, si sa, negli Stati Uniti, le elezioni non finiscono mai.

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