Anglotedesco

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martedì 10 novembre 2020

Vaccini, 5 giorni per somministrarli.Le incognite della distribuzione

 



di Paolo Russo 

La corsa al vaccino vede il traguardo, ma c'è il rischio che arrivati alla meta non si possa cantare vittoria se non verranno affrontati e risolti i problemi logistici e organizzativi che in Italia si porranno di fronte a 80 milioni di dosi da somministrare a giovani e anziani. Perché se, come rilevato dall'Istat, 40 milioni di italiani si metteranno in fila per ottenere l'antidoto, quel numero va moltiplicato poi per due, le dosi necessarie per immunizzarsi con tutti i prodotti in fase più avanzata di sperimentazione. la distribuzioneAncora più problematica sarà l'operazione di distribuzione e somministrazione se a tagliare per primo il nastro all'arrivo toccherà al vaccino dell'americana Pfizer e della tedesca BioNTech, che sarà anche efficace nel 90% dei casi, ma che richiede di essere conservato alla temperatura polare di meno 70°. Un caso unico, in fatto di farmaci e vaccini, «che nessuna catena di logistica e distribuzione è al momento in grado gestire né in Italia, né nel resto del mondo senza un piano preordinato e predefinito», spiega Pierluigi Pietrone, presidente di Assoram, l'associazione dei distributori di farmaci e prodotti sanitari in Italia. La task force al ministeroIl 4 novembre al ministero della Salute è stata istituita una task force di 15 esperti per definire un piano di trasporto e somministrazione, che è però ancora tutto da definire. Il tempo però incalza. Perché proprio ieri la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha annunciato per oggi la stipula del contatto con Pfizer e BioNTec per un massimo di 300 milioni di dosi, delle quali almeno il 13,51% destinate all'Italia. Ma come l'esperienza dei vaccini antinfluenzali insegna non basta acquistare per tempo il prodotto se poi non si è ben organizzati per distribuirlo e inocularlo. Da New York la casa madre di Pfizer ci fa sapere che i loro ricercatori stanno lavorando alla liofilizzazione del vaccino, che consentirebbe di conservarlo a temperature meno glaciali. Ma per ora, dal momento in cui sbarcherà sul nostro territorio, avremo circa 5 giorni di tempo per farlo arrivare a medici e Asl. Perché questo è il limite entro il quale può essere conservato in un comune frigo a 2-8 gradi. Dal canto suo Pfizer un piano di logistica ce l'ha già. «Abbiamo ideato contenitori termici in grado di mantenere la temperatura nelle condizioni di conservazione raccomandate e sviluppato un piano logistico dettagliato per l'Italia, con un sistema di distribuzione su richiesta, che prevede di far arrivare in due giorni il prodotto per via aerea o terrestre nei luoghi di somministrazione», dicono da oltreoceano. In più un Gps collegato a ogni contenitore termico consentirà di prevenire «atti indesiderati», precisano con un eufemismo, pensando forse al business delle rapine farmaceutiche nel nostro Paese. Ma se gli americani accelerano, da noi siamo ancora all'elenco di chi riceverà le prime dosi. Anziani nelle Rsa, sanitari e forze dell'ordine. «Ma poi servirà una gestione centralizzata da parte dello Stato», rimarca Pietrone. «Se il vaccino si potrà conservare a 2-8 gradi solo per 5 giorni - prosegue - in ogni centro vaccinale bisognerà creare delle liste di prenotazione e organizzare una distribuzione molto diluita nel tempo, perché inviare troppi prodotti tutti insieme significherebbe poi non avere il tempo di somministrarli entro i 5 giorni a disposizione». «serve Un'anagrafe vaccinale»«Anche con vaccini che non richiedono questa catena del freddo, come quello di AstraZeneca - spiega Roberto Ieraci, del gruppo strategie vaccinali del Lazio e grande esperto in materia - sarà necessario attivare sistemi di prenotazione digitale, organizzare un'anagrafe vaccinale per non far saltare la seconda somministrazione e chiamare a raccolta tutti. Non solo medici di famiglia, pediatri e centri vaccinali delle Asl, ma anche medici ambulatoriali, centri privati e infermieri. Che potrebbero somministrare il vaccino nei drive in, dietro super visione medica». La partita è decisiva, chiosa: «Senza tutto questo nel 2022 avremo ancora a che fare con il virus».

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