Anglotedesco

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giovedì 26 novembre 2020

Voto sul bilancio, maggioranza sul filo Ma sul Mes sarà un salto nel vuoto


da LA REPUBBLICA del 26 novembre 2020.Emanuele Lauria

Il governo Conte di nuovo alla prova del pallottoliere, con il conforto di un plausibile soccorso forzista e di un altrettanto possibile atteggiamento non ostruzionistico del resto del centrodestra. Ma se la coalizione giallorossa si appresta con ottimismo al voto sullo scostamento di bilancio, vede come un salto nel vuoto il successivo step parlamentare che riguarderà il Mes. Perché sulla riforma del fondo salva-Stati la maggioranza rimane spaccata.

In quindici giorni l’esecutivo si gioca gran parte della propria credibilità.

Si comincia oggi, con l’esame da parte di Camera e Senato - dello scostamento di bilancio, ovvero dell’autorizzazione a un nuovo deficit di 8 miliardi. Lo schieramento che sostiene Conte si proclama autosufficiente, malgrado lo smottamento dei gruppi dei 5S. Ben 52 i parlamentari grillini che hanno cambiato casacca dal 2018 a oggi, compresi quelli sospesi già in campagna elettorale. Al netto delle scissioni, non si era mai vista in una forza di maggioranza una frana di queste dimensioni.

L’ultimo addio, alla Camera, quello di Elisa Siragusa, che era stata eletta all’estero. Al Senato, dal giorno del voto sul precedente scostamento di bilancio (era solo metà ottobre), sono andati via tre esponenti dei 5Stelle: Marinella Pacifico, Tiziana Drago e Giovanni Marillotti. A Palazzo Madama i numeri dei principali azionisti del Conte-bis sono sempre più esigui: M5S, Pd, Iv e Leu contano appena 150 seggi. Per arrivare alla maggioranza assoluta (161) servono altri 11 voti, da reperire presso le Autonomie e il Misto, dove siedono gli eletti all’estero (Maie), gli ex grillini e i tre rappresentanti del gruppo Idea-Cambiamo! (Berutti, Quagliariello, Romani) che si dicono disponibili a un atto di “patriottismo”. Possibile anche il sostegno dei due senatori a vita Monti e Cattaneo.

Quanto basta perché i giallorossi ipotizzino la conquista di un “bottino” compreso fra i 165 e i 169 voti. In attesa di conoscere l’atteggiamento del centrodestra, con Fi impegnata fino all’ultimo a spingere gli alleati sulla strada del sì. Più facile la marcia del provvedimento alla Camera, dove Conte dispone di numeri robusti.

La grande incognita rimane dietro l’angolo. E si chiama Mes. Il premier, nell’incontro con i capidelegazione, non ha ottenuto l’atteso via libera dai 5Stelle. C’è qualche spiraglio di dialogo ma il sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa conferma la linea del rigore, con un “assolutamente no” riferito sia all’utilizzo dei 37 miliardi del Mes sia a una posizione favorevole del governo italiano a una riforma del meccanismo europeo di stabilità. Proprio di questa posizione, in vista dell’Ecofin del 30 novembre, parlerà domani il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: ma lo farà in commissione e non in aula, onde evitare che vengano amplificate le divisioni giallorosse. Mentre i dem sempre più insofferenti chiedono a Conte di uscire dal guado, spalleggiati dal ministro Roberto Speranza (Leu) che definisce il Mes «uno strumento cui bisogna guardare con massima serenità». Giuseppe Conte, dalla Spagna, dribbla ancora l’argomento: «L’importante sono le risorse, non lo strumento». Ma c’è una deadline oltre la quale il presidente del Consiglio non potrà spingersi: il 9 dicembre, quando Giuseppe Conte riferirà alle Camere sul vertice europeo del giorno dopo.

La maggioranza, anche nel modo più soft, dovrà dare mandato a Conte di portare a Bruxelles il benestare dell’Italia alla riforma del Mes. Il passaggio d’aula più delicato. Uno stress-test che, avvertono fonti pentastellate, «in questo momento la coalizione non reggerebbe».

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