Anglotedesco

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venerdì 18 dicembre 2020

A Mazara il tam tam dei familiari. Le ultime 400 miglia verso casa

 


di Laura Anello

La speranza si fa largo di buon mattino tra i vicoli multietnici che profumano di couscous, dilaga tra i pescherecci del porto, esplode a mezzogiorno nell'aula consiliare del Comune, diventata il presidio delle famiglie dei marinai sequestrati. «Liberi, sono liberi», è il tam tam che diventa frenetico tra le madri, i figli, le mogli che aspettano e combattono da tre mesi. «Liberi, sono liberi», confermano le prime fotografie che arrivano sui telefonini. Le immagini di diciotto uomini dimagriti, provati, che fanno il segno di vittoria sul bus che li porta via dalla prigione, sulla banchina della città libica di Bengasi, e poi sui loro pescherecci, i pescherecci che sono casa, lavoro e trincea. «Liberi, sono liberi», ripete adesso Rosetta Ingargiola, che per 108 lunghissimi giorni ha pregato e sperato. Tra i prigionieri, laggiù, c'era suo figlio Pietro Marrone, comandante del Medinea, 46 anni, l'unico "uomo di casa" che le è rimasto dopo la morte del marito e quella del figlio Gaspare, inghiottito dal mare forza nove a 23 anni. Era il 1996, quasi un quarto di secolo fa. «Non potevo perdere anche Pietro», dice prima di sciogliersi nell'abbraccio del vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, in prima linea a fianco delle famiglie. «Grazie per quello che ha fatto», gli sussurra. «Il Padreterno ha fatto tutto», le risponde lui con gli occhi che gioiscono sopra la mascherina. Ma Pietro è vivo, l'ha già chiamata, per dirle che sta bene, prima di mettersi al lavoro per salpare. Tornerà sulla sua barca, la barca con cui era partito per quella fatidica battuta di pesca, insieme con i compagni dell'altro peschereccio, l'Antartide. È già tardo pomeriggio quando chiama il suo armatore, Marco Marrone: «Grazie a tutta Italia», gli dice. Poche parole, «per il momento non posso dire altro, dobbiamo fare ricaricare le batterie per avviare i motori». Il Medinea è già pronto e messo in moto, come risulta dal Blue Box satellitare di bordo, ma l'Antartide è ancora fermo. Una volta partiti, dovranno fare poco più di 400 miglia, due giorni di navigazione, arrivo previsto tra sabato notte e domenica, e ad aspettarli ci saranno i fuochi d'artificio. «Una cosa piccola e simbolica per accoglierli - chiarisce il sindaco Salvatore Quinci - non dobbiamo dimenticare che siamo nella pandemia». In tempo di Covid anche abbracciarsi è vietato, e quindi sulla banchina del porto - all'arrivo - saranno ammessi solo i familiari stretti. I marinai dovranno fare il tampone e poi la quarantena. «Ma l'importante a Natale è stare tutti insieme», dice Gaetana Giordano, madre di un altro marinaio sequestrato, Giacomo Giacalone, 32 anni e una figlia di un anno e 5 mesi. 

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