Anglotedesco

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lunedì 28 dicembre 2020

Allarme no vax in corsia .E ora anche nel governo c’è il partito dell’obbligo

 


da LA REPUBBLICA del 28 dicembre 2020. Michele Bocci e Cristina Nadotti

Sono stati inseriti nelle categorie a rischio, quelle alle quali somministrare prima possibile il vaccino, ma molti operatori di Rsa, soprattutto al Nord, non hanno aderito alla campagna anti Covid. Le loro titubanze e anche il rischio che altri rinuncino, magari tra i dipendenti della sanità pubblica, quando si inizieranno a fissare gli appuntamenti per la somministrazione, hanno fatto ripartire il dibattito sull’obbligo.

Secondo la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa «per chi opera nell’ambito della salute il vaccino deve essere precondizione all’assunzione». Al ministero risulta che circa il 70% del personale abbia dato la sua adesione alla vaccinazione. Zampa è convinta nella necessità dell’obbligo in questi contesti. «Lo affermo da tempo. Chi lavora nel pubblico e a contatto con il pubblico ha una responsabilità maggiore, per questo abbiamo inserito alcune categorie di dipendenti statali tra le prime per le vaccinazioni. Non mi riferisco solo al personale sanitario, parlo anche degli insegnanti: è una questione di buon senso. Prima della pandemia, abbiamo istituito l’obbligo delle vaccinazioni per i bambini in età scolare, senza le quali non sarebbero appunto stati ammessi a scuola. Non vedo perché non si dovrebbe pensare anche al Covid, soprattutto per gli insegnanti. Nel contratto di lavoro pubblico lo metterei come precondizione per l’assunzione».

La sottosegretaria alla Salute dice di essere sicura che i titolari delle Rsa non statali «rifletteranno sull’importanza di garantire la sicurezza ai loro ospiti». Del resto «mi sembra ovvio e giusto che un familiare, nel momento in cui sceglie una struttura, abbia il diritto di sapere se vengono attuate tutte le precauzioni perché il proprio genitore o parente non venga danneggiato ».

Che le adesioni al vaccino non siano alte nelle residenze per anziani lo dimostra ad esempio quanto accade in provincia di Brescia, dove solo il 20% dei lavoratori delle Rsa ha aderito. A dirlo è stato il direttore generale della Ats cittadina Claudio Sileo. «Come ordine faremo di tutto per convincere i colleghi a vaccinarsi» ha detto Stefania Pace, presidente dell’ordine professioni infermieristiche della provincia: «il Covid ha devastato le case di riposo ed è incomprensibile che i colleghi non vogliano vaccinarsi. Se medici e infermieri delle Rsa faranno memoria della devastazione vissuta, sono convinto che cambieranno idea». Ma i problemi con la vaccinazione di questo personale ci sono pure in Piemonte e in altre province lombarde. La ex ministra alla Salute Mariapia Garavaglia spiega che «si sta verificando una situazione incredibile: si è passati dall’ansia di avere il vaccino ad una quasi propaganda contraria al vaccino », ha detto l’ex ministra della Salute, Mariapia Garavaglia.

Le adesioni da parte dei dipendenti del sistema sanitario sono più alte. Ieri l’assessore alla Salute del Piemonte, Luigi Icardi, ha spiegato che nella sua Regione quelle nella rete ospedaliera «superano il 70%». Questi dati sono alti anche in Toscana, in Emilia-Romagna e nel Lazio.

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