Anglotedesco

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venerdì 18 dicembre 2020

ANDREA CARFI' (Moderna): «Da giugno torneremo al mondo di prima»

 



Intervista di Leonardo Martinelli 

Fino all'inizio del 2020 Moderna era una società biotech del Massachusetts, relativamente piccola, conosciuta solo da pochi specialisti. «Da anni lavoravamo sulla tecnologia a Rna messaggero - spiega Andrea Carfì, responsabile della ricerca sui vaccini -. A gennaio sono emerse le prime notizie su strani casi di polmonite virale. Abbiamo avuto l'intuizione di utilizzare la nostra tecnica per un possibile vaccino. All'inizio non sapevamo cosa sarebbe diventata la pandemia di Covid. Ci abbiamo lavorato a un ritmo incredibile. È stata una scommessa». L'hanno vinta. Giovedì il panel degli esperti della Fda (Food and Drug Administration) ha approvato il vaccino di Moderna (all'unanimità, a parte un astenuto). Ieri Carfi, gli altri ricercatori e il francese Stéphane Bancel, fondatore dell'azienda, erano nella sede di Moderna, a Cambridge, alle porte di Boston, ad aspettare con apprensione il via libera definitivo dell'Fda, che potrebbe arrivare già oggi, sabato. Sarebbe solo pochi giorni dopo quello dato al concorrente Pfizer-BioNTech. Carfì, 50 anni, siciliano di Vittoria, chimico e biologo di formazione, ha studiato a Pavia, in Francia e nel Regno Unito. Ha lavorato nel laboratorio Irbm/Merck di Pomezia e poi alla Novartis, prima di sbarcare a Moderna. Parla al telefono dagli States. 

I vaccini anti-Covid stanno diventando realtà ancora prima di quanto previsto pochi mesi fa. Quando potremo ritornare a una vita normale? 

«Le cose inizieranno a migliorare sensibilmente già a marzo-aprile, ma innanzitutto negli Usa, che più hanno investito sui vaccini, e dopo in Europa. Se tutto va bene e se si confermano le prime indicazioni, secondo le quali i vaccini prevengono la contaminazione di altre persone, forse si cominceranno a togliere le mascherine a giugno. Per ritornare così al mondo di prima». 

Il vaccino di Moderna garantisce contro la trasmissione della malattia? 

«Abbiamo visto, nell'ambito del nostro studio clinico, che dopo la prima iniezione la possibilità di trasmettere agli altri il Covid si è ridotta dei due terzi rispetto a chi ha ricevuto il placebo. Ma dobbiamo verificarlo anche dopo la seconda iniezione, che si fa circa un mese dopo». 

Quale la differenza principale tra il vostro vaccino e quello di Pfizer-BioNTech? 

«Entrambi sono basati sulla stessa tecnologia, a Rna messaggero. Ma il loro deve essere mantenuto a una temperatura tra i meno 70 e 80 gradi. Il nostro, invece, per sei mesi a meno 20 gradi centigradi (in un freezer), per un mese fra 2 e 8 gradi (un semplice frigorifero) e a temperatura ambiente per 12 ore. È un vantaggio per la distribuzione». 

Appena l'Fda darà il via libera, partiranno le consegne negli Usa? 

«Sì, gli Stati Uniti ne hanno acquistate 200 milioni di dosi. Noi abbiamo iniziato da tempo la produzione, a fine anno saremo a venti milioni. L'Ue ne ha ordinate 160 milioni di dosi. In Europa la produzione avviene in Svizzera. Attendiamo l'approvazione dell'Ema». 

Pfizer-BioNTech ha registrato reazioni allergiche al vaccino nel Regno Unito. E voi? 

«Nella terza fase del nostro studio clinico non si sono verificate. E non abbiamo escluso persone con allergie serie. Comunque, resteremo vigilanti». 

La durata del vaccino Moderna? 

«Almeno un anno e oltre, sulla base dei dati di cui siamo in possesso ora». 

Il timore è che il virus muti sensibilmente... 

«Notiamo che ci sono cambiamenti nelle sequenze, nelle proteine del virus. Ma sono meno frequenti che nel caso dell'influenza. Il vaccino funziona anche con le nuove varianti del virus del Covid. La nostra tecnologia, comunque, è tale che, se bisogna concepire un nuovo vaccino, lo possiamo fare relativamente in fretta». 

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