Anglotedesco

Anglotedesco

martedì 15 dicembre 2020

Arcuri ottimista: «Noi pronti».Ma ritardi nel reclutare i medici di Paolo Russo


di Paolo Russo

La notizia che l'Ema voglia anticipare già al 23 dicembre il via libera al vaccino Pfizer non coglie di sorpresa il ministro Speranza, che sapeva del pressing della Merkel per stringere i tempi. «Fermo restando il rispetto di tutte le misure di sicurezza non posso che auspicare una approvazione anticipata e che al più presto si possa iniziare con le vaccinazioni nei paesi dell'Unione. Noi non ci faremo trovare impreparati», assicura. Ma il tono della voce è tutt'altro che euforico. «Sarebbe sbagliato enfatizzare troppo l'avvio della campagna vaccinale. Non possiamo correre il rischio che questo generi nella popolazione un ulteriore rilassamento dopo quello al quale abbiamo assistito per effetto del clima natalizio», ci spiega sfogliando il calendario vaccinale messo a punto dal suo ministero. «Per immunizzare ogni cittadino occorrono circa 40 giorni, 28 per il richiamo e almeno 10 affinché il vaccino alzi la sua barriera protettiva. E in base ai programmi europei di consegna delle aziende, prima dell'estate non potremo aver vaccinato una quota di italiani sufficienti a metterci al riparo da nuove impennate della curva epidemica». Le prime vaccinazioni insomma non devono diventare un pretesto per l'ennesimo liberi tutti che metterebbe a rischio la stessa campagna di vaccinazione. Perché come ha spiegato a Conte il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, avere più persone in giro con una carica virale alta potrebbe rendere meno efficace lo stesso vaccino, soprattutto tra le persone anziane. Intanto i ministri della salute di Italia, Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, Spagna e Svizzera in una nota congiunta dichiarano di voler avviare insieme la campagna vaccinale. Ma la macchina che in Italia deve avviare la Fase I del piano di vaccinazione, quella che prevede di immunizzare entro il primo trimestre dell'anno 1, 7 milioni tra sanitari e ospiti delle Rsa gira a rilento. Entro 48 ore dal via libera dell'Ema arriverebbe il 26 dicembre quello della Commissione Ue, seguito a distanza di 24 ore dall'autorizzazione dell'Aifa. Il 28-29 dicembre potrebbero partire quindi le prime vaccinazioni anche in Italia. «Siamo pronti anche in caso di anticipo da parte di Ema. Non perderemo neanche un minuto di tempo e non lasceremo nei nostri magazzini nemmeno una dose di vaccino» assicura Arcuri. A conti fatti però, fino a gennaio rischiamo di limitarci a qualche simbolica puntura sul braccio, perché la call che deve permettere di arruolare 3mila medici e 12mila infermieri vaccinatori si apre solo domani e le agenzie che dovranno selezionarli saranno scelte dopo il 28, data di chiusura della gara. Le regioni dal canto loro hanno fatto pervenire ad Arcuri la lista dei vaccini da consegnare nei 300 hub sanitari, dai quali dovrebbero poi partire i vaccinatori diretti verso le Rsa. Il problema è che nella maggioranza delle Asl e degli ospedali non si è organizzata alcuna raccolta delle adesioni dei sanitari che intendono vaccinarsi, idem nelle Rsa. Rischiando così di sprecare vaccini, perché le fiale da 5 dosi ciascuna una volta estratte dai -75° dei contenitori della Pfizer, resistono solo cinque ore a temperatura ambiente. Anche di questo si parlerà oggi nell'incontro tra il Ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, Speranza, Arcuri e il capo della protezione civile Borrelli per il varo definitivo del Piano vaccini. Che potrebbe però subire un rivolgimento, anticipando la vaccinazione degli under 55. L'Ema sembra sempre infatti intenzionata a dare un via libera parziale al vaccino di AstraZeneca, del quale l'Italia ha opzionato 40 milioni e 380mila dosi, che entro la prima metà dell'anno avrebbero dovuto immunizzare oltre 20 milioni di italiani. Se non fosse stato per quell'errore che somministrando solo mezza dose alla prima vaccinazione ha fatto schizzare dal 62 al 90% l'efficacia dell'antidoto. Peccato però che il mezzo dosaggio non sia stato iniettato a nessun over 55. Da qui la probabile decisione di autorizzare a gennaio la somministrazione al dosaggio più efficace a chi ha meno di 55 anni, in attesa che Oxford ne testi l'efficacia. Conseguentemente il governo italiano aggiornerebbe il piano della vaccinazione iniziando già nel primo trimestre a immunizzare i più giovani, partendo da quelli affetti da più patologie croniche. Sperando che entro aprile arrivi il via libera dell'Ema per gli oltre 53milioni del vaccino Johnson & Johnson. 

Nessun commento:

Posta un commento