Anglotedesco

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giovedì 31 dicembre 2020

Arrivano in Italia 360 mila dosi Finora vaccinati in diecimila

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 31 dicembre 2020.Lorenzo Salvia

Non tanto il numero totale delle dosi, visto che i 202 milioni previsti per l’Italia all’interno dei contratti e delle opzioni firmate dall’Unione europea saranno sufficienti. Anche mettendo nel conto i ritardi di AstraZeneca, che dovrebbero essere in parte compensati dall’aumento delle forniture dei farmaci messi a punto da Pfizer e da Moderna. Il vero nodo della corsa ai vaccini sono i tempi di consegna, che incideranno direttamente sulla curva di crescita della campagna che, almeno nelle intenzioni, ci dovrebbe portare all’immunità di gregge. Anche grazie al fatto che, e questa è una novità, sarà possibile vaccinarsi pure in farmacia sotto la supervisione di un medico.Per ora siamo ancora alle primissime fasi, con 9.803 vaccinati alle 19 di ieri (da oggi i dati saranno pubblicati quotidianamente). Sempre ieri in Italia sono arrivate 359.775 dosi del vaccino Pfizer: le altre 110.175 dovrebbero arrivare oggi. Si dovrebbe continuare con questo ritmo, una media di 470 mila dosi alla settimana, per tutto il mese di gennaio. Per poi accelerare più avanti, ma qui entriamo nel campo dei punti interrogativi.AstraZeneca ha confermato di aver chiesto l’ok per la commercializzazione del suo prodotto, già autorizzato in Gran Bretagna, anche all’Ema, l’ente regolatore europeo. «Possiamo confermare di aver presentato un pacchetto completo di dati a sostegno di una domanda di autorizzazione» ha fatto sapere un portavoce dell’azienda. Questo non vuol dire che il via libera sia atteso a breve. Anzi. Solo due giorni fa la stessa Ema aveva escluso che l’ok potesse arrivare entro gennaio. E ieri ha precisato che sono «necessarie informazioni scientifiche addizionali rispetto alla qualità, sicurezza ed efficacia» del farmaco «per supportare il rigore richiesto per un’autorizzazione al mercato». Richiesta depositata, insomma. Ma nulla di più. Perché ci sono ancora problemi e, se tutto andrà bene, i tempi saranno lunghi. In gioco per noi ci sono oltre 40 milioni di dosi.Per questo l’Italia punta a compensare questo ritardo con due mosse, e muovendosi sempre all’interno dei contratti firmati dall’Unione europea. Sono le due carte di cui si è già parlato martedì. La prima è l’arrivo di altri 13,5 milioni di dosi del vaccino Pfizer, all’interno del pacchetto aggiuntivo da 100 milioni annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’altro è il raddoppio delle forniture del vaccino Moderna, che passerebbe così da 11 a 22 milioni di dosi. E che potrebbe essere il primo ad arrivare visto che il via libera dell’Ema dovrebbe giungere già il 6 gennaio, tra una settimana. Nel conto della compensazione vanno aggiunte anche le oltre 5 milioni di dosi aggiuntive del vaccino Pfizer che possono essere utilizzate grazie alla siringhe di precisione che abbiamo acquistato: più costose di quelle normali ma che consentono di ricavare da ogni fiala 6 dosi invece di 5. Un bonus che in realtà sale a 7,5 milioni di dosi in più dopo il pacchetto aggiuntivo di vaccini Pfizer annunciato dalla commissione.Sono questi fattori che spingono Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, a dire che «al momento non c’è alcun segnale di allarme in merito a un allungamento dei tempi per la campagna vaccinale». Confermando che il nostro obiettivo è avere dosi aggiuntive di Pfizer e Moderna all’interno dei canali europei. E aggiungendo che «al momento non si stanno considerando le piattaforme vaccinali russa e cinese». Anche quando arriverà, il vaccino non risolverà tutti problemi: «Per tutto il 2021 — avverte Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute — le misure resteranno uguali ad adesso, dal distanziamento fisico alle mascherine, all’igiene delle mani. Con la vaccinazione cominceremo ad avere meno morti e meno malati, e questo rassicura tutti».

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