Anglotedesco

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mercoledì 23 dicembre 2020

Brexit, accordo Ue-Londra all'ultimo miglio.A Bruxelles tavolo notturno fra i negoziatori


di Marco Bresolin 

A quattro anni e mezzo esatti dal referendum sulla Brexit - e a undici mesi dall'uscita definitiva del Regno Unito dalla Ue - c'è un'intesa sulle relazioni future tra Londra e il resto dell'Unione. Ma nella tarda serata di ieri ancora si parlava soltanto di «intesa di massima». Perché, come ricordava una fonte diplomatica, «il diavolo si nasconde nei dettagli». Ed è sui dettagli delle duemila pagine dell'accordo che si sono concentrati gli ultimi sforzi della trattativa, in particolare per quelli relativi al capitolo relativo alla pesca. A Bruxelles si respirava comunque ottimismo e lo scenario del «no-deal» al 31 dicembre, con il ritorno dei dazi e il caos alle frontiere, sembra ormai scongiurato. Nella giornata di ieri, il capo-negoziatore Ue, Michel Barnier, e il suo omologo britannico David Frost hanno trovato un terreno comune sul capitolo politicamente più sensibile. Il Regno Unito avrebbe fatto grandi passi in direzione delle richieste europee, accettando di ridurre «soltanto» del 25% la quota di pesce catturato dalle imbarcazioni Ue (Londra partiva da una richiesta dall'80% e Bruxelles dal 18%), concedendo un periodo di transizione di cinque anni e mezzo e consentendo alle navi più piccole l'accesso nelle acque britanniche entro le 12 miglia nautiche. Barnier avrebbe strappato anche un meccanismo di garanzia che prevede sanzioni commerciali in caso di non rispetto dell'intesa sulla pesca. Trovato un punto d'incontro anche sugli altri due aspetti critici che avevano tenuto in ostaggio l'accordo commerciale: la governance e le regole sugli aiuti di Stato per garantire la parità di condizioni.In serata la proposta sulla pesca è stata poi presentata al gruppo di lavoro «Articolo 50» del Consiglio, formato dai 27 diplomatici Ue che si occupano di Brexit. Secondo quanto risulta non ci sarebbero state grandi resistenze da parte della Francia, il Paese che più di tutti aveva messo paletti sulla pesca. L'annuncio sembrava imminente, ma Ursula von der Leyen e Boris Johnson - in contatto costante per tutta la giornata - hanno dovuto accantonare l'idea di rendere noto l'accordo con una conferenza stampa nelle prime ore della sera. La palla è infatti tornata al tavolo di Barnier e Frost per limare gli ultimi dettagli.Un ulteriore passaggio che ha così rinviato la fumata bianca. Un eventuale via libera nella notte o nelle prossime ore (che richiede un altro step nel gruppo Articolo 50) dovrà poi essere approvato dal Coreper, l'organismo che riunisce gli ambasciatori dei 27 presso l'Ue. A quel punto l'accordo sulla futura partnership entrerebbe in vigore a partire dal 1 gennaio, ma soltanto in via provvisoria, visto che poi dovrà essere ratificato dai rispettivi parlamenti. Gli eurodeputati avevano fissato nei giorni scorsi una scadenza per poter votare il testo entro la fine di quest'anno: domenica 20 settembre. Ma quella data è stata superata senza un'intesa e a questo punto sembra dunque inevitabile un voto in Aula non prima del 2021. Teoricamente potrebbero esserci ancora occasioni di inciampo, ma in pochi sono disposti a scommettere che il Parlamento Ue si metterà di traverso. I cittadini britannici avevano votato l'uscita dall'Ue con un referendum il 23 giugno del 2016, ma la volontà di abbandonare l'Unione era stata notificata a Bruxelles soltanto il 29 marzo del 2017. I negoziati per definire i termini dell'accordo di recesso sono andati avanti per quasi tre anni e il 31 gennaio del 2020, dopo una serie di proroghe, il divorzio è diventato realtà. Si è così aperto un periodo transitorio durante il quale il Regno Unito è costretto a sottostare agli obblighi previsti dall'appartenenza all'Ue senza poter però partecipare ai processi decisionali. Il periodo transitorio scadrà, improrogabilmente, il 31 dicembre 2020, motivo per cui un'intesa sulla futura partnership è indispensabile per evitare il caos. 

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