Anglotedesco

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sabato 19 dicembre 2020

CARLO CALENDA:"Il Pd decida.Alla mia corsa non rinuncio"

 


«Le auguravo di essere assolta e avevo detto che anche in caso di condanna per un reato di quel tipo, sarebbe stato ridicolo un suo passo indietro. Raggi va sconfitta e sarà sconfitta, perché ha gestito Roma in modo disastroso, con le elezioni. Non sono in grado di capire se il Pd sia in grado di fare un accordo politico con i 5 Stelle a Roma. Ma devono decidere. Io a febbraio parto con programma, squadra e campagna». Così il leader di Azione, Carlo Caldenda, in una intervista rilasciata dopo l'assoluzione della prima cittadina di Roma e pubblicata oggi da La Stampa. Clenda difnisce «una follia» l'idea che «dopo un anno, io cancelli un partito come Azione, che sta al 4%, che ha superato Leu e Italia viva, che sta crescendo, che ha 400 gruppi sul territorio e ventimila iscritti». Perché «un polo indipendente che prenda l'8-10 per cento alle prossime elezioni sarà determinante per non consegnare l'Italia a populisti e sovranisti» spiega. «E dunque anche per il Pd». «Su Roma - quindi - non ho alcuna intenzione di fare un passo indietro, è irrealistico». Per rinunciare alla sua candidatura a primo cittadino della Capitale, spiega ancora il leader di Azione, non c'è più tempo. «Troppo tardi - puntualizza - ho pronto il programma, municipio per municipio, e non l'ho fatto uscire per rispettare il dialogo in corso col Pd, in coalizione». Ma è ora «di farla finita con questo tira e molla e di iniziare a lavorare per Roma», è la sua posizione. Quanto all'esecutivo in carica, indipendentemente dall'esito della verifica, «questo governo è fallito» incalza ancora Calenda. Un governo «esausto» che sul fronte Covid è stato «il peggiore al mondo solo dopo il Perù» per numero di vittime «ma anche per le perdite finanziare ed economiche». Quindi «non se ne esce con due ministri cambiati». La ricetta, per Calenda, passa da «un governo che abbia capacità amministrative. Guidato da Mario Draghi o da un'altra figura di garanzia, di alto standing internazionale». Perché «a destra e a sinistra - è la sua conclusione - non si rendono conto che questa è la crisi della seconda repubblica. O riescono a metterci una pezza insieme o ne saranno travolti tutti ...». 

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