Anglotedesco

Anglotedesco

martedì 15 dicembre 2020

Conte-Renzi, domani resa dei conti.Leu: «Serve revisionare l'auto...»


di Alessandro Di Matteo 

La resa dei conti è rinviata a domani, Matteo Renzi si prende altro tempo per preparare il confronto con Giuseppe Conte. Ma a questo punto premier e alleati vogliono capire quale partita intenda giocare il leader di Italia Viva al tavolo della verifica. Che ci sia qualcosa da correggere lo pensano in tanti, compresi Liberi e uguali che ieri sera sono andati a Palazzo Chigi per incontrare il presidente del Consiglio, e lo stesso Conte pare intenzionato a tendere la mano sia sul Recovery plan che sul rimpasto, se dovesse essere necessario, ma appunto la domanda che ora tutti si fanno è: cosa vuole fare davvero Renzi? «Sono stati posti problemi politici e li affronteremo», ha spiegato Conte a "L'alfabeto del futuro" sul sito de La Stampa. «Il governo deve andare avanti, ma non possiamo galleggiare. Nessuno vuole riscaldare poltrone». Il presidente del Consiglio, però, ha voluto mostrare ottimismo: «Troveremo la formula per rilanciare l'azione di governo». Anche sulla gestione del Recovery fund, i segnali di apertura il premier li ha dati: non c'è nessuna volontà di «espropriare» governo o Parlamento, si tratta solo di monitorare l'attuazione di progetti per evitare che l'Ue blocchi i fondi perché le opere non vanno avanti. Il fatto è che Renzi, appunto, ha voluto alzare ancora la tensione, rinviando l'incontro con il premier previsto per ieri. La motivazione ufficiale è stata l'assenza di Teresa Bellanova, a Bruxelles per una riunione, ma è chiaro che tutti gli alleati hanno letto la mossa come un'ulteriore provocazione. Vito Crimi, capo politico del Movimento 5 stelle, è duro: «Troppe parole, polemiche pretestuose. A noi interessano i fatti, le azioni concrete. Il Movimento ritiene che ci sia bisogno di un'accelerazione», bisogna «mettere fine all'avvilente rappresentazione che invade le cronache e dalla quale ci asteniamo». Anche in casa Pd c'è allarme. Il segretario Nicola Zingaretti ha riunito il comitato esecutivo del partito per fare il punto e spiegare la linea di fronte a questo passaggio: va bene lavorare per accelerare l'azione di governo, giusto chiedere una maggiore collegialità, a cominciare dal Recovery plan, «ma se qualcuno pensa di far cadere il governo, il Pd non ci sta, non lo seguiamo». I democratici, nel merito, condividono parecchie delle posizioni di Iv, a cominciare dal Mes e dalla gestione del Recovery plan, ma non intendono far cadere l'esecutivo. Ovviamente, si cercherà di fare di tutto per evitare strappi. Anche Leu, ieri sera, ha suggerito a Conte di lavorare per smussare gli angoli. Spiegava Federico Fornaro dopo la riunione: «Bisogna affrontare i nodi, responsabilmente, sapendo che in questa legislatura non ci sono maggioranze alternative. Bisogna essere tutti conseguenti». Ma che qualcosa da mettere a posto ci sia è chiaro anche a Liberi e uguali. «Dopodiché - chiarisce Fornaro - non sono per nascondere la polvere sotto al tappeto, c'è da fare una revisione alla macchina». La condizione è una sola: tutti devono giocare responsabilmente, sapendo che non ci possono essere altri premier o maggioranze alternative. Anche se uno dei dirigenti democratici si dice convinto che un piano B potrebbe esserci: «Se Renzi decidesse davvero di far saltare tutto al Senato nascerebbe un "partito di Conte". I 18 senatori di Iv verrebbero sostituiti». Può essere un altro dei bluff di questa infinita mano di poker che è diventata la verifica. Ma dà la misura di quanto alta sia ormai la preoccupazione dentro la maggioranza . 

Nessun commento:

Posta un commento