Anglotedesco

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lunedì 21 dicembre 2020

Covid e Brexit.Un Natale da incubo a Londra


Un'isola di nome e di fatto, tagliata fuori dall'Europa e da buona parte del mondo. La cosiddetta variante inglese del Covid fa paura e spinge la comunità internazionale a cercare disperatamente di trincerarsi di fronte a un pericolo che pure circola già ben oltre il confine della Manica. In uno scenario nel quale l'Ue non ha fornito un'indicazione comune lasciando spazio alla cacofonia degli annunci individuali di sospensione cautelare dei collegamenti con il Regno Unito decisi fin da ieri da quasi tutti i Paesi membri, Italia inclusa; mentre a Londra Boris Johnson si sforza di allontanare l'ombra del panico, giurando che le scorte degli alimentari, dei prodotti essenziali, dei farmaci e - non ultimo - dei vaccini anti-coronavirus non sono a rischio, a dispetto degli allarmi su un potenziale incrocio devastante alle frontiere doganali fra questa ennesima allerta sanitaria di fine 2020 e le potenziali conseguenze di un no deal commerciale con Bruxelles sempre più incombente negli affannosi negoziati sulla Brexit. Il premier Tory britannico ha reagito ieri alla bufera convocando una riunione straordinaria del comitato di emergenza Cobra per fare il punto su una situazione su cui il Labour torna ad accusarlo di aver «perduto il controllo», evocando lo spettro di un caos nazionale fra Natale e Capodanno. Poi, in un ennesimo briefing serale da Downing Street, si è rivolto al Paese spiegando che l'incubo scaffali vuoti non ha ragion d'essere, almeno per ora, poiché il Regno ha stock di alimentari e altre merci vitali «solidi e robusti», mettendo in guardia contro qualsiasi corsa all'accaparramento nei supermercati. 

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