Anglotedesco

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domenica 27 dicembre 2020

DOMENICO ARCURI:"Per il piano occorre il si dell'EMA.Serve ancora tempo per limitare i contagi"

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 27 dicembre 2020.Intervista di Monica Guerzoni

Uno «spiraglio dopo una lunga notte». Domenico Arcuri, responsabile delpiano vaccini: «Il giorno arriverà in autunno, quando il 70-80% degli italiani sarà vaccinato. Serve il sì ad altri preparati».

«Un primo spiraglio di luce di una lunga notte».

Domenico Arcuri, quando arriverà il giorno?

«Pian piano usciremo dalla notte della pandemia, ma dobbiamo continuare a essere prudenti, cauti e responsabili. Il giorno arriverà quando il 70, l’80% degli italiani sarà stato vaccinato, speriamo tra l’estate e l’autunno».

In estate, o in autunno?

«Diciamo più autunno che estate». Il V-day è arrivato, eppure il commissario straordinario all’emergenza sembra temere un «liberi tutti» e tiene a bada l’entusiasmo: «Più si abbassa il livello di responsabilità e maggiore è il rischio di una recrudescenza. Dobbiamo far passare il messaggio che la vaccinazione è partita, ma ci vuole ancora molto tempo, responsabilità e pazienza per ottenere un impatto sulla circolazione del virus».

Che valore ha questo 27 dicembre?

«È una giornata simbolica ed emozionante. Se qualcuno a settembre avesse detto che a dicembre saremmo partiti lo avrebbero preso per visionario e lo dico a chi ci accusava di fare marketing».

Milioni di cittadini si chiedono quando toccherà a loro. Una persona di 60 anni quando sarà vaccinata?

«In estate. Si comincia con chi è più esposto, medici, infermieri, anziani e operatori delle Rsa. Già far diventare gli ospedali luoghi Covid free sarà molto importante e le Rsa non saranno più terribili focolai. Poi toccherà agli anziani, in ordine decrescente di età».

Qual è il calendario?

«Il 30 dicembre partiremo con 450 mila dosi. Nel primo trimestre 2021 avremo iniettato 9 milioni di dosi tra Pfizer e Moderna. Nel secondo trimestre dovremo avere da queste due aziende 13 milioni di dosi, poi potremmo riceverne altre decine di milioni nel corso dell’anno da Astrafatto Zeneca e Johnson & Johnson, che speriamo concludano la sperimentazione e possano essere approvati. Ci sono anche CureVac e Sanofi, che ha un anno di ritardo e prevede di fornire le prime dosi a inizio 2022. La somma di queste sei aziende fa 202 milioni, se tutto andrà bene potremo vaccinare 101 milioni di persone».

Perché tanto ritardo? E quando raggiungeremo l’immunità di gregge?

«Quando circa l’80% avrà il vaccino. Chi si vaccina oggi non è immune, deve aspettare tre settimane per la seconda dose e una settimana ancora per l’immunità. Sui tempi vorrei essere chiaro, non li decidiamo noi. Tutti i Paesi europei dipendono dalle autorizzazioni dell’Ema, andiamo tutti allo stesso passo. Tutto funziona se l’Ema approva i vaccini di tutte e sei le aziende che la Ue ha opzionato e di cui l’Italia ha diritto al 13,5% delle dosi. Solo Pfizer per ora è stata autorizzata. Ci auguriamo che il 6 gennaio nella calza della Befana ci sia l’autorizzazione per Moderna».

La Germania ha avuto 150 mila dosi e noi 9.750?

«Il numero di dosi simboliche per partire tutti assieme il 27 dicembre è proporzionale alla popolazione, la Germania dalla Ue ha avuto le stesse dosi o poco più».

Però gli Stati Uniti ne distribuiranno quasi otto milioni questa settimana. L’Europa arranca?

«Il mercato che le aziende Usa servono di più è ovviamente quello domestico. E l’Europa dà un grande segnale di centralità perché tutti i Paesi Ue fanno la prima somministrazione nello stesso giorno».

Non è un problema enorme la mancanza di professionisti formati per eseguire le procedure di somministrazione?

«Abbiamo fatto una call per chiedere a 15 mila infermieri, medici laureati, specializzandi, liberi professionisti e pensionati di dare una mano e in dieci giorni hanno risposto in 20 mila. Siamo soddisfatti e non sono preoccupato per la formazione, due giorni fa abbiamo iniziato un modulo dell’Istituto superiore di sanità ed è andato molto bene».

Cosa può inceppare una macchina organizzativa che prevede aerei, elicotteri, autoveicoli e militari?

«Intanto abbiamo un piano e partiamo lo stesso giorno, qualcuno ne dubitava. Ci siamo preparati per tempo e non conserveremo nei nostri magazzini una sola dose per un minuto di troppo. È la più grande campagna di vaccinazione di massa che la storia ricordi e io confido nell’efficienza delle strutture sanitarie locali. Noi abbiamo il dovere di consegnare i vaccini prima possibile e le Regioni di farli prima possibile, come sono certo che faranno».

I negazionisti condizioneranno la vaccinazione?

«Faremo una campagna di comunicazione emozionante per persuadere gli italiani che fare il vaccino è avere cura di sé e dei propri cari. Parteciperanno registi, direttori d’orchestra, letterati che vogliono bene al proprio Paese».



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