Anglotedesco

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domenica 20 dicembre 2020

Esame farsa a Perugia.Luis Suarez ammette tutto:"Conoscevo le domande"


di Luca Fiorucci 

Più che l'ammissione di aver ricevuto in anticipo il testo dell'esame che avrebbe dovuto sostenere, quello che risulta di particolare interesse per gli inquirenti sarebbe proprio la modalità in cui si è verificato il confronto: in spagnolo e con l'aiuto di un interprete. Il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, i sostituti Paolo Abbritti e Gianfranco Nocetti hanno ascoltato come persona informata dei fatti Luis Suarez, campione uruguaiano al centro della bufera che ruota intorno all'Università per stranieri di Perugia e che vede indagati, nell'inchiesta per rivelazione di segreto d'ufficio e falso, l'ex rettrice Giuliana Grego Bolli, l'ex direttore generale Simone Olivieri, la tutor del calciatore Stefania Spina e l'esaminatore Lorenzo Rocca. Oltre al manager della Juventus Fabio Paratici e i legali della società bianconera Luigi Chiappero e Maria Turco, indicata dalla Procura perugina come l'ispiratrice di una sessione farsa di esame di italiano, creata appositamente per il giocatore dai vertici della Stranieri. Suarez aveva necessità di conseguire il test d'italiano livello B1 per ottenere la cittadinanza italiana e finalizzare il passaggio alla Juventus da comunitario. A questo scopo, secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero forzato la mano della burocrazia anticipando la prova rispetto alla sessione già stabilita (il 17 settembre invece del 22) per rientrare nei tempi del calcio mercato, glissato sul corso di preparazione e concordato le risposte. Il calciatore avrebbe ricevuto il questionario in anticipo. Lo confermerebbero in maniera inequivocabile mail acquisite dagli investigatori del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza e le intercettazioni telefoniche, tra cui quelle della tutor, da cui si avrebbe riscontro dell'effettivo livello di preparazione in italiano di Suarez che «non coniuga i verbi, parla all'infinito», «non spiccica una parola». Ma uno che guadagna 10 milioni a stagione non può essere bloccato da un esame: «Te pare che lo bocciamo?». Per il suo esaminatore Lorenzo Rocca, Suarez avrebbe sostenuto una prova stiracchiata, ma da sufficienza o giù di lì. Eppure in videoconferenza con i pm, il calciatore ha avuto bisogno dell'interprete per rispondere poi nella sua lingua. Un riscontro per gli inquirenti alquanto eloquente alle loro ipotesi sulla natura di quella verifica, una ottima operazione pubblicitaria per l'Università per stranieri - secondo l'accusa - da assecondare anche violando le regole. Con i magistrati, il calciatore avrebbe inoltre ricostruito dinamiche e modalità dell'esame, i contatti con i professori, le lezioni preparatorie glissando, sembra, sul presunto ruolo della Juventus, fino alla prova sostenuta il 17 settembre in una manciata di minuti prima di risalire sul taxi con il quale era arrivato, senza parlare con i giornalisti, una ulteriore "minaccia" da evitare per non smascherare la farsa: "Due domande e va in crisi". Invariata la sua posizione giudiziaria al momento. Sentito anche il suo manager e avvocato. Il lavoro degli investigatori prosegue anche sulla scorta delle nuove acquisizioni negli uffici dell'ateneo per stranieri per un'indagine che parte da alcuni appalti per arrivare al campione uruguaiano, passando per buco di bilancio e concorsi. 


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