Anglotedesco

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mercoledì 23 dicembre 2020

FRANCESCO BOCCIA:"Noi un modello. E dico no ai governi ogm"



Intervista di Andrea Malaguti 

Tra un governo che balla e il voto, meglio il voto. Francesco Boccia, ministro degli Affari regionali e uomo forte del Pd, detesta l'idea di farsi stritolare dai giochi pericolosi di Matteo Renzi e in questa intervista a La Stampa ribadisce un concetto piuttosto netto, condiviso con Franceschini, Orlando e Zingaretti: «Non faremo mai un governo con la destra». Nessuno spazio per una mega-ammucchiata che finga sgangheratamente di poter contare su Mario Draghi. E se al voto dovesse vincere la destra? «Governerebbe la destra, portandoci fuori dall'Europa. Ma questo paese ha tutti gli anticorpi democratici che servono. Una cosa però gliela voglio dire». Cioè? «Vinceremmo noi». 

Ministro, il governo regge? 

«Un governo regge se chi ne fa parte vuole stare insieme e sa che cosa vuole fare. Se non ci sono più le condizioni, il presidente della Repubblica decide. Affermare che per il Pd a quel punto non c'è altra via che il voto - come ha fatto Franceschini - non significa non conoscere la Costituzione ma dichiararsi contrari a ogni forma di pasticcio o di esecutivi geneticamente modificati. Chiaro no?». 

Mi sembra chiaro che lei parli a Renzi. Lo cito: Franceschini non è Ribery, si preoccupi dei musei chiusi e non di fare le veci di Mattarella sulla possibilità di andare a votare. 

«Da juventino non posso che fare i complimenti alla Fiorentina. Ma se la mettiamo sulle metafore calcistiche, devo dire che Renzi mi ricorda K9, Kerrison de Souza Carneiro, talento brasiliano della viola che doveva spaccare il mondo». 

Non lo spaccò. Uscendo dalla metafora? 

«Renzi dovrebbe sapere che il Pd non farà mai governi con la destra. E parlo di Salvini, della Meloni e di Berlusconi». 

Non farà mai neanche il rimpasto? 

«Decidono i partiti. Si vota se si rompe l'alleanza, c'è il rimpasto se il premier e i segretari nazionali decidono di mettere in campo altri giocatori». 

Tregua natalizia e a gennaio ricomincia il bombardamento? 

«Bisogna chiederlo a chi ha i cannoni puntati». 

L'idea della task forse è archiviata per sempre? 

«Non era centrale prima e non è stata archiviata ora. Tra l'altro un team per il monitoraggio del piano è richiesto dall'Unione europea, quindi non ho ancora capito qual è il problema». 

Per esempio che il presidente del consiglio ha ammesso un deficit di coinvolgimento delle parti politiche a vantaggio di quelle tecniche. Non è grave, considerato che parliamo dei 200 miliardi che definiranno i prossimi due decenni? 

«Per la verità si arriva fino a 300 miliardi con le altre risorse europee. E la necessità di approfondimenti naturali in un documento che era solo una bozza li ha posti dal primo momento il Pd per rafforzare l'azione del nostro Paese. Quando si lavora per costruire e non per distruggere le soluzioni si trovano e il Presidente del Consiglio ha il pregio di ascoltare sempre tutti». 

L'Europa ci aveva chiesto creare una struttura con più poteri del governo stesso? 

«L'Europa ci ha chiesto di fare bene e di fare presto con procedure migliori di quelle che solitamente utilizziamo. Non esiste una struttura con più poteri di governo e parlamento. Noi poi abbiamo alcune condizionalità su cui è bene riflettere: la riforma della giustizia e la riforma della pubblica amministrazione. Ma vedo che ci si appassiona più su alcuni slogan che per il merito del Recovery». 

Sul merito siete in ritardo. Lo stesso ministro Gualtieri ha invitato il governo ad accelerare. 

«Gualtieri ha il quadro degli impegni economici e fa bene a pretendere tempi rapidi. Sul Recovery siamo nei tempi esattamente come tutti gli altri paesi. Ma sono d'accordo con Gualtieri e col premier, dobbiamo accelerare». 

Il fondo per la ripresa europea ci consentirà di vivere in un paese migliore o ci seppellirà di debiti? 

«Vivremo in un paese migliore se i debiti saranno serviti a migliorare la qualità della vita e a non far mai più comprimere da vincoli di bilancio diritti universali come salute e istruzione. Il 2021 sarà l'anno di una forte ripresa economica ma deve avvenire con paradigmi nuovi. Il debito per essere sano deve produrre crescita e non finanziare la spesa corrente». 

Eppure col debito avete finanziato la spesa corrente. 

«Qualche autorevole commentatore lo sostiene. Certo, quando c'è una pandemia è difficile non pensare ad assumere medici e pagare ventilatori e terapie intensive. Magari diamo un'occhiata a quanto incassa la Germania con le entrate fiscali e quanto invece l'Italia. Gli ospedali si pagano con le tasse dei cittadini». 

Avete tagliato fuori le opposizioni. 

«Il confronto con le opposizioni è fondamentale e siamo solo alla primissima fase. Così come per il Pd è imprescindibile la concertazione con le parti sociali». 

Più facile trattare con Renzi o con Di Maio? 

«Al momento mi è più chiaro cosa vuole Di Maio». 

Ministro, l'Italia ha la percentuale di morti per Covid più alta del mondo. Eppure ci siamo raccontati per un anno che eravamo un modello per il pianeta. 

«Per come le reti sanitarie hanno retto e per il lavoro eccezionale che medici e infermieri hanno fatto siamo un paese modello del quale dobbiamo essere tutti orgogliosi. A nessun italiano uscendo o entrando in ospedale è mai stata chiesta la carta di credito». 

Dicevamo della percentuale dei decessi. 

«Primi? Non è così, ma lo eravamo anche nella prima ondata e poi siamo scesi a metà di quella triste classifica. Anche nella seconda ondata siamo stati solo un paio di mesi davanti a molti altri. Guardate cosa sta succedendo in questi giorni negli Usa e nel Regno Unito e poi rivediamo i numeri in primavera». 

L'invito a usare il cashback e quello a non affollare le vie del centro ha moltiplicato il disorientamento. 

«E perché mai? Tutti coloro che sono scesi per strada nello stesso momento, sulla stessa via l'hanno fatto perché spinti dal cashback? Ma stiamo scherzando? Sarebbe come dire che se ti aiuto a comprare un'auto è colpa mia se poi guidi ubriaco. Io, per altro, avrei adottato un lockdown totale sino all'Epifania, l'ho detto e lo confermo a titolo personale». 

Il rigore che lei giustamente invoca per queste feste non certifica il fallimento delle strategie estive di riapertura sconsiderata? 

«Certo col senno di poi sono bravi tutti. Facciamo una cosa: prendiamo le pagine dei giornali di giugno e vediamo chi voleva riaprire tutto e subito e chi invece raccomandava cautela e prudenza. Facciamo nomi e cognomi. Sono disponibile a qualsiasi verifica». 

Ministro, quando riaprono le scuole? 

«Il 7 gennaio. L'intesa istituzionale sulla scuola approvata oggi all'unanimità tra Stato, Regioni ed Enti Locali garantisce una ripartenza dentro regole rigorose». 

Gli studenti sono stati trattati come l'anello debole della catena sociale. 

«Gli studenti pagano per una situazione di eccezionale di emergenza che si è verificata ovunque. In Germania le scuole sono chiuse. L'insegnamento da noi continua e l'impegno di insegnanti, studenti e famiglie è una cosa della quale l'Italia deve andare fiera». 

Pensa anche lei, come Conte, che abbiamo i ministri più bravi del mondo? 

«Il presidente voleva solo confermarci la sua fiducia, è evidente che nessuno pensa di essere il più bravo del mondo. Lavoriamo molto e io la notte non mi dico mai che cosa ho fatto, ma mi dico che cosa avrei potuto fare di più». 

Prodi sostiene che siamo un paese in decadenza. Con una classe dirigente mediocre è un peso sempre minore a livello internazionale. 

«Io penso che Romano Prodi sia un bene dell'Italia e quindi il suo giudizio per me è sempre un punto di riferimento. Attenzione però: la classe dirigente non è solo fatta da politici, ma da tecnici, professionisti, imprenditori, insomma tutti coloro la cui opera ha una ricaduta diretta sulla società. Sennò torniamo al piove governo ladro». 

Che effetto le fa l'evocazione di un governo a guida Draghi? Abbiamo bisogno di un salvatore? 

«Draghi ha salvato l'Europa; è uno dei migliori civil servant del pianeta. Credo che il paese si salvi se il governo moltiplica gli sforzi, ma anche se ogni cittadino fa la sua parte. Non ho mai creduto a singoli salvatori della Patria». 


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