Anglotedesco

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lunedì 21 dicembre 2020

Già registrate 13 variazioni.«Più cambia e più perde forza»



Tredici diversi ceppi virali hanno segnato la diffusione del virus in Italia. Tredici diverse mutazioni, che hanno inciso sul livello di contagiosità, ma non hanno modificato la patogenicità del virus né, quindi, la sua capacità di farci ammalare e di uccidere. È una delle principali conclusioni a cui è arrivato il team internazionale di 28 scienziati guidato da Massimo Ciccozzi, responsabile dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia dell'università Campus Bio-Medico di Roma.«Se la capacità dei diversi ceppi di trasmettere la malattia è variata, finora non sono cambiati i meccanismi attraverso i quali il virus riesce a entrare nell'organismo umano» spiega Ciccozzi. E, dettaglio non da poco, «l'efficacia vaccinale non viene intaccata, perché queste mutazioni non sembrano incidere sulla proteina Spike, che è quella su cui si basano i vaccini». Del resto, le modifiche sono indotte dal nostro sistema immunitario e questo, alla lunga, giocherà a nostro vantaggio: «Il virus cerca di sfuggire agli anticorpi, si modifica per adattarsi al nostro organismo, per restarci il più a lungo possibile - è l'immagine suggerita da Cicozzi - ma, a forza di adattarsi, perde potenza e finisce per estinguersi. È solo questione di tempo, non sappiamo quanto, ma succederà». Nel frattempo, però, continua a uccidere, con il tasso di mortalità più alto al mondo: siamo il Paese con il maggior numero di vittime di Covid ogni 100mila abitanti. E anche per gli esperti resta un mistero: «Non so darmi una spiegazione certa - ammette Ciccozzi - di sicuro influisce il fatto di essere una popolazione di anziani, spesso con patologie croniche, e pesano le carenze strutturali del sistema sanitario. Ma non sono ragioni sufficienti a spiegare il fenomeno». Il camino lasciatoaccesoDi certo, analizzando la storia della pandemia in Italia, come hanno fatto il professor Ciccozzi e i suoi collaboratori, emerge chiaramente il nostro errore più grave: il momento in cui abbiamo pensato di esserne usciti. «Ha presente quando riesci a spegnere il fuoco e nel camino resta la cenere? Bene, noi l'abbiamo tolta, ma non tutta e non ci siamo accorti che sotto era rimasta un po' di brace ardente. È bastato un legnetto e il fuoco è ripartito». La brace era ancora viva questa estate, dopo che, grazie al lockdown, avevamo toccato il numero minimo di contagi, «anche se zero casi non li abbiamo mai raggiunti». Abbiamo abbassato la guardia e la mascherina, un radicale cambiamento nei comportamenti ha portato alla perdita del tracciamento dei contatti e alla nuova escalation degli ultimi mesi. «I cluster - spiega ancora Ciccozzi - agiscono come serbatoi nascosti della malattia. Piccoli gruppi di individui inizialmente contagiati da un soggetto cosiddetto superdiffusore e poi in grado di contagiare a loro volta». Discoteche, ristoranti, spiagge, tavolate di familiari e amici. «Basta un positivo all'interno di una famiglia e l'indice Rt non esiste più, perché una sola persona ne contagia 4 o 5 - sottolinea Ciccozzi - il virus ha iniziato a correre più veloce, i nostri modelli matematici lo hanno evidenziato». Il "legnetto" è arrivato a settembre, con la ripresa delle scuole e delle varie attività, milioni di persone sui mezzi pubblici, «i serbatoi epidemici sono diventati gli autobus». E siamo arrivati alla situazione attuale, con una «curva epidemica diversa da quella lineare della scorsa primavera. Questa è fluttuante, scende lentamente e poi risale all'improvviso, è complicato controllarla».La speranza sono i vaccini in arrivo. E l'irrequietezza del virus, che lo porterà a mutare ancora e, magari, a fermarsi da solo. 

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