Anglotedesco

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lunedì 21 dicembre 2020

Ginecologo sgozzato in strada:"Conosceva il suo assassino"

 



di Monica Serra 

Era arrivato a Milano con il treno delle 14.50 per un appuntamento importante. Attorno a questo misterioso incontro, non è ben chiaro se d'affari o personale, ruota la soluzione del giallo dell'omicidio di Stefano Ansaldi, stimatissimo ginecologo napoletano di 65 anni, ucciso in strada non lontano dalla stazione Centrale di Milano, qualche istante dopo le 18 di sabato sera. Un taglio netto da parte a parte che gli ha squarciato la gola, con un coltello con la lama lunga più di venti centimetri e la punta arrotondata, di quelli che si usano per tagliare il pane. Di sicuro non un'arma che un criminale abituale porterebbe con sé, e che è stata trovata accanto alla vittima. Anche per questo la prima ipotesi della rapina finita male, inizialmente avvalorata anche da un secondo colpo nelle vicinanze ai danni di un 72enne, e subito cavalcata dalla polemica politica leghista, perde sempre più consistenza. Alla moglie, con cui era separato in casa, Ansaldi aveva raccontato di un viaggio per incontrare colleghi di lavoro. Alla sorella, che vive a Milano ma sabato era già a Napoli per le vacanze natalizie, aveva parlato di un appuntamento d'affari con un amico dalla Svizzera. A una delle due figlie, di 25 e 30 anni, aveva garantito in serata il ritorno a casa. Non ha chiamato nessuno per comunicare il ritardo. Eppure l'ultimo treno diretto per Napoli sarebbe partito dalla Centrale alle 18. 10 e lui non aveva con sé neppure il biglietto. Dopo l'arrivo, senza bagagli, Ansaldi temporeggia in stazione. Forse è in anticipo per il misterioso incontro, su cui si concentrano i carabinieri del Nucleo investigativo. Dopo le 15. 30 prende un caffè in un bar della Centrale. Il luogo del delitto dista 400 metri. Una telecamera in via Mauro Macchi immortala un suo primo passaggio 10 minuti prima dell'omicidio. Sembra aspettare o raggiungere qualcuno. Non è chiaro se il misterioso incontro si sia già tenuto quando viene aggredito, in un passaggio stretto e buio sotto un'impalcatura all'angolo tra via Macchi e via Scarlatti. L'assassino lo avrebbe colpito alle spalle, anche se si attende l'autopsia che chiarirà se la mano omicida è di un uomo o di una donna. Poi ha lasciato scivolare a terra la lama insanguinata. In quegli stessi istanti stava girando l'angolo un geometra con la compagna. Ha sentito un rumore strano, ha pensato a una perdita d'acqua e ha alzato gli occhi per guardare il cantiere. Quando ha abbassato lo sguardo, ha visto Ansaldi aggrappato all'impalcatura, che si è subito accasciato a terra. Si è avvicinato facendo luce col cellulare e ha lanciato l'allarme, ma non ha visto l'assassino allontanarsi. L'intervento del 118 e dei carabinieri, diretti dal comandante Antonio Coppola, è delle 18. 06. Vicino al cadavere gli investigatori hanno trovato il Rolex Yacht Master che la vittima si era sfilata dal polso. Per provare ad accontentare una richiesta di denaro del killer? Non è dato saperlo. In una tasca del cappotto blu c'erano 20 euro. Nell'altra la carta d'identità. Nella borsa di cuoio che aveva con sé, due caricabatterie del cellulare, un libro, i resti di un pacchetto di biscotti, il tesserino medico. Non c'era il portafogli: non si sa se Ansaldi lo avesse portato con sé. Quel che sicuramente l'assassino ha portato via è il telefonino, magari per evitare che venissero lette chat o messaggi compromettenti. Gli investigatori, coordinati dal pm Adriano Scudieri, non escludono alcuna pista. Poco credibile quella del rapinatore occasionale, molto di più quella legata agli affari o al lavoro di Ansaldi, un ginecologo amato dalle pazienti, che «faceva miracoli» con chi non riusciva ad avere figli e si occupava anche di donne infibulate. Un debito? Un credito? Neppure questo è escluso dai carabinieri, che stanno scavando nella vita personale e professionale di Ansaldi. La chiave del giallo è tutta lì: in quell'ultimo misterioso incontro. 

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