Anglotedesco

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mercoledì 30 dicembre 2020

GIUSEPPE CONTE: «Basta con gli ultimatum.Senza Italia Viva vado in Parlamento»


di Federico Capurso 

Vuole correre, Giuseppe Conte. Evoca l'urgenza, la rapidità, il «non poter più galleggiare». Concetti che tambureggiano più volte nel corso della conferenza stampa di fine anno, ieri a villa Madama. Utili a evitare «imperdonabili ritardi» sul Recovery fund e forse anche a gettare lo sguardo più avanti, oltre le minacce di crisi lanciate da Matteo Renzi. Ma di concessioni, al leader di Italia viva, Conte non ne fa. Lancia invece un avvertimento: «Se verrà meno la fiducia di un partito, andrò in Parlamento». Nessuna crisi pianificata intorno a un caminetto, dunque. Vuole tornare in Aula, se ce ne sarà bisogno, perché tra i banchi di Camera e Senato Conte sa bene che una truppa di responsabili è sempre pronta a nascere. Guarda avanti, dunque. Al piano vaccini e a quello del Recovery fund: le due grandi sfide del 2021. E su nessuno dei due, avverte, si possono fare errori. Quelle che seguono sono alcune delle risposte date dal presidente del Consiglio in occasione della conferenza stampa di ieri. 

Presidente, intende sfidare Renzi in Parlamento, chiedendo un voto di fiducia come fatto con Salvini? 


«Il premier non sfida nessuno. Per rafforzare la fiducia e la credibilità del governo e della classe politica bisogna agire con trasparenza e il passaggio parlamentare è fondamentale. Finché ci sarò io ci saranno sempre passaggi chiari, in cui i protagonisti si assumeranno le proprie responsabilità». 

Italia viva le ha lanciato un ultimatum. 

«Gli ultimatum non appartengono al mio bagaglio culturale e politico. Aldo Moro nel suo ultimo discorso disse che gli ultimatum non sono ammissibili in politica perché impediscono soluzioni positive. Io sono per il dialogo e il confronto». 

Crede che una crisi sia inevitabile a questo punto? 

«Senza coesione tra forze di maggioranza non si governa, si vivacchia. E non è quello di cui ha bisogno il Paese. Ma è rischioso e insidioso aprire adesso uno scenario di crisi». 

Ha preso in considerazione le ipotesi di un rimpasto e di nominare dei vicepremier? 

«Difendo la mia squadra e se verrà posto il problema del rimpasto lo affronteremo. Nel precedente governo la formula dei vicepremier è stata sperimentata con scarso successo, ma i protagonisti cambiano». 

In caso di voto anticipato si presenterebbe con una sua lista o un suo partito? 

«Siamo qui per programmare il futuro. Non potrei mai distogliermi da questo obiettivo e mettermi a programmare una campagna elettorale. Abbiamo una prospettiva di fine legislatura e non dobbiamo disperdere il patrimonio di credibilità che abbiamo guadagnato in Italia e in Europa durante la pandemia». 

Intorno al Recovery plan continuano gli attriti all'interno della sua maggioranza. Rischiamo ritardi? 

«Ho sollecitato i contributi da tutte le forze politiche. Faremo una sintesi già nei prossimi giorni, poi ne parleremo con le parti sociali e il Parlamento. Non abbiamo né un documento né una governance: dobbiamo correre». 

È disposto a discutere l'attivazione del Mes per le spese sanitarie? 

«Si può discutere di tutto, ma sarà sempre il Parlamento a decidere se attivare il Mes o meno. Con il suo utilizzo crescerebbe però il debito pubblico. I mercati ci stanno dando grande credibilità, ma c'è un limite ed è necessario avere una curva di rientro dal debito». 

Farà il vaccino? E cosa sente di dire ai no vax? 

«Lo farei subito, per dare l'esempio, ma preferisco rispettare le priorità decise dalle Camere. Non interverremo con il vincolo della obbligatorietà, preferiamo la comunicazione e la persuasione, ma chiedo a tutti di mettere da parte le ideologie e le reazioni emotive. Compiamo un atto di solidarietà verso la comunità: facciamo il vaccino». 

Esiste l'ipotesi di un patentino vaccinale che consenta maggiori libertà di movimento? 

«Ci sono alcune proposte sul tavolo, ma non abbiamo ancora deciso nulla». Quando si vedranno i primi effetti del piano vaccinale? «I primi risultati veri si avranno, secondo gli esperti, quando si raggiungeranno tra i 10 e i 15milioni di vaccinati e non credo che sarà prima di aprile».

Perché l'Italia non si è assicurata dosi di vaccini extra, come la Germania? 

«Perché le dosi negoziate sono centinaia di milioni. E l'Italia non l'ha fatto perché all'articolo 7 del contratto con la Commissione europea c'è il divieto di approvvigionarsi a livello bilaterale». 

Lo stato di emergenza scadrà il 31 gennaio. Intende prorogarlo? 

«Verrà prorogato fino a quando ce ne sarà bisogno». 

Quando potrà tornare la piena didattica in presenza nelle scuole? 

«Auspico che dal 7 gennaio le scuole superiori possano ripartire con una presenza mista, almeno al 50%. Serve un sistema flessibile. Le prefetture hanno avuto il mandato di coordinare delle soluzioni da valutare città per città, scuola per scuola». 

A marzo scadrà il blocco dei licenziamenti. Quale scenario si apre? 

«Uno scenario molto critico e preoccupante. Dobbiamo lavorare alla riforma e al riordino degli ammortizzatori sociali e rendere più incisive le politiche attive del lavoro. La ministra ci sta lavorando» . 

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