Anglotedesco

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giovedì 17 dicembre 2020

I negozianti compatti:«No alle chiusure».I clienti: ma prudenza


di Marcello Pulidori 

Sconcerto, timore. Ma anche paura e pensiero che va agli altri. Al prossimo. È un mix di emozioni, forse mai vissuto prima, quello che stanno vivendo i commercianti del centro storico di Ferrara. Chiedere loro un parere sulle chiusure, e su questi "maledetti" assembramenti, è come gettare benzina sul fuoco: «Aspettiamo da mesi di poter avere uno spiraglio di ripresa, ogni volta ci dicono cose diverse, anzi sa qual è la verità? Ci prendono in giro». Chi parla è uno dei commercianti più in vista del centro storico, forse per questo preferisce non svelare l'identità. Ma non è il solo ad avere il dente avvelenato. I commercianti della piazza sono sul piede di guerra. Denunciano affari calati anche del 40%, con incassi da "fame" se solo paragonati all'anno scorso. Sono letteralmente infuriati. Per chi ha dipendenti da pagare ogni mese, la situazione diventa ancora più complicata. Eppure si sa che in tanti, centinaia e centinaia di clienti, non vanno nei negozi e non fanno acquisti proprio perché mancano i soldi. La grossa paura, adesso, è per le festività del Natale. Che da sempre è un periodo topico dell'anno per gli introiti degli esercizi. «Speriamo che qui a Ferrara si possa uscire per fare acquisti - ci dice Monica Pederzoli, bolognese che lavora a Ferrara, nel negozio "Clarks" di Corso Martiri - la nostra è una clientela molto affezionata ma questi sono periodi terribili». «Come è possibile - le fa eco la collega Antonella Cattabriga, titolare di "Complici", sul Listone - che i Comuni diano incentivi come i buoni spesa, e poi chiudano i centri storici? Speriamo che questo non avvenga. Come in tutte le cose della vita - prosegue la commerciante - serve buonsenso. È chiaro che dobbiamo evitare gli assembramenti, i gruppi di persone troppo numerosi, ma è anche vero che usando un tantino di buonsenso, appunto, ci si può organizzare anche all'interno di un negozio. Si attende il proprio turno, sapendo che sono momenti di emergenza e come tali vanno affrontati. Ma soprattutto - conclude Antonella - dobbiamo reagire, altrimenti saremo finiti». Se i commercianti sostanzialmente (ed era ampiamente prevedibile) sono schierati a favore delle aperture, seppure con le dovute cautele, il fronte degli intervistati tra le persone che ieri mattina abbiamo incontrato per strada è diviso. Non tutti, difatti, sono per il "via libera", almeno sotto le festività. Parecchie persone hanno evidentemente più di altri la paura di poter contrarre un virus che ha mietuto così tante vittime. E questo determina un atteggiamento di maggiore cautela nelle esposizioni. «Pensiamo a noi, ma dobbiamo pensare anche, e forse soprattutto, al prossimo, agli altri - dicono e marito e moglie che, mascherina rigorosamente a coprire in pratica l'intero volto, camminano in via Garibaldi, quasi di fronte alla libreria Feltrinelli - personalmente - prosegue la donna - pur rendendomi conto delle perdite economiche patite da chi ha un negozio o comunque un'attività commerciale, insomma nonostante tutto ciò, io non vedo male certe chiusure, perché preservano tutti dal contagio, speriamo che questi benedetti vaccini arrivino al più presto e risolvano gran parte di questa brutta situazione». «È difficile tenere le persone in casa - ci dice invece un giovane che incrociamo sempre in via Garibaldi e che preferisce, anche lui, mantenere l'anonimato - soprattutto sotto le feste di Natale, è qualcosa di innaturale che non fa parte del nostro Dna. Nonostante tutto ciò è chiaro che bisogna anche attenersi alle norme e anche ai divieti imposti dal Governo e dalle altre autorità locali». Aspettando probabili nuovi Dpcm. Che potrebbero ancora una volta sparigliare le carte. 

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