Anglotedesco

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domenica 27 dicembre 2020

Il partito di Conte agita il Pd e i grillini più "movimentisti"


di Carlo Bertini e Federico Capurso 

Se gli ultimatum renziani dovessero mutare in gennaio in un virus letale per il governo Conte bis, un'eventuale corsa alle urne produrrebbe una clamorosa novità nel quadro politico: Giuseppe Conte in quel caso «farebbe nascere un suo partito o una sua lista», confermano due ministri a lui vicini del Pd e dei 5Stelle. I due partiti che verrebbero guidati alle urne dal premier alla testa di una inedita alleanza. Ma attenzione: lo schema di gioco potrebbe produrre anche un Conte alla testa di un rinnovato M5S, separato dall'ala movimentista, in un'alleanza sempre a tre punte, Pd-Lista Conte-grillini movimentisti. Questo anche perché in un'avventura elettorale potrebbero seguire il premier esponenti M5S più "governativi", come i ministri Patuanelli e D'Incà (forse anche altri) e decine di parlamentari, che hanno maturato esperienze nelle istituzioni e che non vogliono abbandonare la politica dopo il secondo mandato. Nei colloqui riservati, giorni fa il premier diceva che «se devo restare in politica non posso prosciugare altri fiumi», perché non vorrebbe andare contro i 5stelle e pescare nello stesso bacino di voti. Mentre se cedesse alla tentazione di provare a mettersi alla testa dei 5stelle, la sua presenza potrebbe attrarre il voto moderato che i grillini hanno perso.Ma in piena verifica di governo, con i partiti di maggioranza che oggi consegneranno le loro controproposte sul Recovery plan e con Renzi sulle barricate, non c'è da stupirsi se Conte sul tema di un suo partito abbia risposto a Vespa «non ho tempo per pensarci» e se da Palazzo Chigi non giunga un alito in più: «perché se fosse Conte a fare la prima mossa, sarebbe lui a provocare la crisi», spiega un esponente di governo.Nei palazzi che contano se ne parla eccome di un partito del premier: non è stata una forzatura da parte di Goffredo Bettini caldeggiare un'alleanza Pd-M5S con un partito del premier. Tra i Dem gira pure una battuta su «Massimo che ha questo vizio di costruire partiti per altri», visto che Conte usa sentire spesso D'Alema. Ma il Pd e i 5stelle sono spaventati da questa ipotesi, così come il timore di Renzi è che Conte volesse sfruttare il Recovery plan per costruirsi il suo partito facendo campagna elettorale con i 200 miliardi da spendere. Tra i Dem si leva subito qualche voce contraria, come quella di Andrea Romano, portavoce della corrente Base Riformista che fa capo a Lorenzo Guerini e Luca Lotti. «Davvero qualcuno auspica la nascita di un partito di Conte, che toglierebbe voti proprio al Pd?», chiede Romano rivolto a Bettini. Facendo capire che un partito del premier sarebbe altra cosa rispetto a una leadership di Conte alla testa di un'alleanza elettorale. Ecco perché al Nazareno non si sbilanciano, aspettando i sondaggi che si faranno in caso di crisi. Che porterebbe il Paese alle urne in giugno-luglio (il semestre bianco comincia il 3 agosto) anche per dare tempo a Conte di organizzarsi. E se è vero che Zingaretti sarebbe pronto ad andare alle urne per porre fine ai ricatti di Renzi, è da vedere se sarebbe pronto ad accollarsi una concorrenza sul suo terreno da parte di Conte. Specie se il premier dovesse intestarsi l'uscita dalla pandemia e un'eventuale ripresa economica. 

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