Anglotedesco

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giovedì 31 dicembre 2020

Il pasticcio di AstraZeneca .Londra promuove il vaccino ma Usa e Ue non si fidano

 



da LA REPUBBLICA del 31 dicembre 2020.Antonello Guerrera

È stato un giorno di festa e orgoglio ieri a Londra, «un successo mondiale della scienza britannica » ha detto il primo ministro Boris Johnson dopo l’approvazione da parte della Mhra, l’agenzia del farmaco del Regno Unito, del vaccino anti Covid di Oxford AstraZeneca. Oltremanica sarà somministrato dal 4 gennaio. «Vaccineremo quante più persone il più in fretta possibile », ha aggiunto Johnson. Ma se Londra gioisce e l’Argentina in serata annuncia di averlo approvato pure lei, altre autorità sanitarie internazionali prendono tempo. E chiedono ulteriori dati e informazioni sul vaccino inglese.

Dopo che l’Ema aveva smentito due giorni fa l’approvazione in Ue entro gennaio, ieri AstraZeneca ha fatto sapere di aver presentato all’Agenzia europea dei medicinali «un pacchetto di dati completo per la richiesta di autorizzazione al mercato ». Senza parlare espressamente di «domanda». L’Ema conferma che sta esaminando i materiali, ma ribadisce: «Informazioni scientifiche addizionali sulla qualità, sicurezza ed efficacia sono ritenute necessarie per una autorizzazione al mercato condizionata». Anche gli Stati Uniti chiedono più tempo: secondo il dottor Moncef Slaoui della task force dei vaccini americana, «l’approvazione in via emergenziale del vaccino di Oxford non dovrebbe arrivare prima di aprile 2021». Washington vuole attendere i risultati di ulteriori test in corso negli Usa.

Come mai, dunque, la Mhra è stata così solerte mentre i corrispettivi di Europa e Stati Uniti no? L’agenzia del farmaco britannica assicura che «il processo di approvazione è stato rigoroso e rispettoso dei più alti standard di qualità, sicurezza ed efficacia. Nessun passaggio è stato saltato». La Mhra ha una storia autorevole e pressoché impeccabile, con l’approvazione anticipata e anch’essa emergenziale del primo vaccino anti Covid di Pfizer-BionTech ha avuto ragione. Inoltre, spesso lavora parallelamente con le case farmaceutiche invece di attendere il "faldone" finale per vagliarne l’approvazione.

Sia chiaro: per la totalità di esperti e autorità del settore, il vaccino di Oxford è assolutamente sicuro. Il punto è che altre agenzie del farmaco vorrebbero capirne meglio l’efficacia e il suo utilizzo, tra l’altro sperimentato in gran parte sugli under 55, e meno sui più anziani. Un’alta fonte dell’Ema ha detto ieri alla Reuters che «bisogna ancora approfondire perché, in maniera illogica, il vaccino inglese pare più efficace (90%) con una prima mezza dose seguita da una intera, invece di due dosi piene (62%)». Difatti la stessa Mhra ha deciso che la prima modalità per ora non sarà accettata, «in attesa di accertamenti». Inoltre, continua la fonte, vanno ancora sondate le «12 settimane di attesa tra la prima e la seconda somministrazione» annunciate ieri dagli inglesi: «È arduo interpretare questi studi: inizialmente AstraZeneca aveva previsto quattro settimane, poi in alcuni test in Uk hanno aspettato dieci, altri in Brasile 6, infine 12».

Non solo. Se il vaccino di Pfizer (più costoso e difficile da conservare, a -70 gradi) ha un’efficacia di oltre il 90%, ieri i rappresentanti dell’Mhra hanno parlato per Oxford dell’80% (invece dell’iniziale 62%) con due dosi distanziate da tre mesi e del 70% ventuno giorni dopo la prima dose: «Ma sono dati che non possiamo ancora rivelare del tutto». Inoltre, la Mhra ha deciso di approvare ed estendere a 12 settimane l’attesa tra prima e seconda dose non solo per il vaccino di Oxford ma anche per quello di Pfizer, irritando gli americani, che protestano: «Noi lo abbiamo testato solo a tre settimane di distanza».

Il punto è che ieri il Regno Unito, che ha 100 milioni di dosi del vaccino di Oxford e 40 di Pfizer, ha deciso di estendere al massimo la finestra temporale tra prima e seconda dose con l’obiettivo di vaccinare quante più persone, anche con una singola somministrazione, e dunque estendere soprattutto ai più deboli un’immunizzazione, seppur parziale, nel più breve tempo possibile. Obiettivo: cercare di contenere la nuova variante ultracontagiosa del virus che sta dilagando a Londra e nel sud-est inglese (oltre 50mila contagi al giorno, ieri 981 morti, record da aprile) e il boom di ricoveri, soprattutto nella capitale, che di questo passo faranno collassare gli ospedali britannici. Oramai l’80% del Paese è tornato in lockdown e molte scuole non riapriranno la prossima settimana. Per questo il governo Johnson corre spedito e conta di vaccinare entro febbraio, con una o due dosi, almeno 15 dei 25 milioni di persone a rischio.

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