Anglotedesco

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martedì 15 dicembre 2020

Il virus corre, 846 morti.E Natale si tinge di rosso


di Luca Monticelli e Paolo Russo 

Un'unica zona arancione nazionale che sarà "rinforzata" tingendo di rosso le giornate clou del periodo delle feste: vigilia, Natale, Santo Stefano, 31 e primo dell'anno. Con un'estensione delle restrizioni fino al weekend del 2-3 gennaio e all'Epifania. È lo scenario che molti nel governo danno ormai come plausibile per raffreddare la curva dei contagi e scongiurare la terza ondata. Dal 24 dicembre al 6 gennaio non ci si potrà spostare dal proprio comune, bar e ristoranti resteranno chiusi e il coprifuoco potrebbe essere anticipato alle 20 o addirittura alle 18. Questo rappresenta il punto di caduta in grado di tenere insieme tutti i governatori e compattare le divisioni all'interno dell'esecutivo dove si fronteggiano rigoristi e aperturisti. Non è un mistero che i ministri Roberto Speranza, Dario Franceschini e Francesco Boccia abbiano invitato ripetutamente il presidente del Consiglio a valutare un lockdown sul modello Merkel con la chiusura dei negozi (tranne quelli di prima necessità) e l'azzeramento della mobilità. Ipotesi difficile da realizzare: oltre a mettere definitivamente in ginocchio il sistema economico non sarebbe compresa dalla gente. Tuttavia anche chi auspicava una serrata generale solo nei giorni festivi e prefestivi dovrà accettare le limitazioni per tutti i 14 giorni. Sarà però complicato servire un antipasto di queste norme già nel fine settimana, perché non ci sono i tempi tecnici. A Palazzo Chigi ragionano su un nuovo decreto che limiti le libertà personali (o un emendamento a quello all'esame della Camera) e un altro Dpcm da varare venerdì. Intanto, per frenare la corsa allo shopping di sabato e domenica prossimi, il Viminale rafforzerà i controlli anti-assembramenti, e sono allo studio ordinanze per ridurre l'attività dei locali. Oggi alle 8.30 il governo incontrerà le Regioni per discutere del piano vaccini, ma il confronto proseguirà poi sul Natale. Nel pomeriggio sarà il premier a convocare un vertice con i capi delegazione per tirare le fila. «Il Paese non può reggere un nuovo lockdown», ha ripetuto Conte nell'intervista al nostro giornale, annunciando qualche «ritocco» al piano predisposto per le festività natalizie. Il ministro Boccia ha di fatto anticipato la stretta: «Vogliamo mettere in sicurezza gli ospedali e l'intero sistema perché ci aspettano tre mesi invernali difficilissimi: viene prima la salute e poi il business». Ieri il Cts, dopo una riunione fiume che ha segnato una spaccatura tra gli scienziati, ha approvato un documento che chiede all'esecutivo un rafforzamento dei controlli per le strade e nei luoghi al chiuso senza indicare zone rosse, arancioni o gialle. La decisione sulle aree a maggior rischio, spiegano dal Cts irritati, spetta alla politica. «È stata una riunione difficile e intensa - ammette il coordinatore del Comitato, Agostino Miozzo - abbiamo raggiunto un punto d'incontro e condiviso all'unanimità la necessità di inasprire le misure e aumentare i controlli secondo le indicazioni contenute nel Dpcm del 3 dicembre, modulandole come si ritiene opportuno». Il verbale però non è stato firmato dai tre rappresentanti del ministero della Salute: Andrea Urbani, Gianni Rezza e Achille Iachino. Lo stesso Rezza, direttore della Prevenzione, nel corso della conferenza stampa sulla situazione epidemiologica, aveva ventilato un lockdown generale, cercando la sponda del Cts che però non è arrivata. Lo scienziato vicino a Speranza ha messo in dubbio la riapertura delle scuole il 7 gennaio: «Credo che sia presto per dire se si potrà tornare alla didattica in presenza, l'incidenza dei casi è ancora molto elevata». Il bollettino delle ultime 24 ore segnala 846 morti e quasi 15mila nuovi casi, per un rapporto tra tamponi e positivi che scende al 9,1%. Le terapie intensive con 3mila posti occupati continuano a essere sopra la soglia critica mentre i ricoveri ordinari superano i 27mila. A farne le spese è il Veneto, che registra il record di 165 vittime in un giorno e oltre 3mila nuovi contagi. Sullo sfondo la mini crisi di governo con Matteo Renzi che piccona pure sul Covid: «Bisogna avere una posizione e mantenerla, non cambiarla ogni tre giorni» . 

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