Anglotedesco

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giovedì 31 dicembre 2020

La Cina si apre all’Europa.Via al patto sugli investimenti

 



da LA REPUBBLICA del 31 dicembre 2020.Filippo Santelli

Sette anni di trattative. Un’improvvisa accelerazione finale. Xi Jinping da una parte, Ursula von der Leyen, Charles Michel, Merkel e Macron dall’altra. I leader di Cina e Unione Europea hanno annunciato ieri l’intesa "politica" finale sul Cai, l’accordo bilaterale sugli investimenti in discussione dal lontano 2013. I tempi fanno capire quanto sia delicata la materia: si parla di accesso al mercato, della possibilità per le aziende europee di entrare in settori dell’economia cinese finora protetti e competere a pari condizioni con i colossi locali, privati o di Stato. Nel corso degli anni la Cina aveva mostrato ben poca apertura, ma negli ultimi mesi le priorità sono cambiate: Xi voleva accogliere Joe Biden con l’accordo in tasca, per rendere quanto più difficile possibile la creazione di un fronte anticinese tra Usaed Europa. E i leader Ue, spinti dalla Germania, hanno deciso di sfruttare l’occasione, nonostante le tante obiezioni, per esempio sui diritti umani, e il rischio di incrinare i rapporti con Joe Biden.L’accordo, che va ora ratificato e potrebbe entrare in vigore dal 2022, ribilancia le relazioni economiche, oggi squilibrate a favore della Cina. L’intesa rimuoverà alcuni degli ostacoli imposti dal Dragone alle imprese europee, per esempio la necessità di avere un partner cinese oppure il limite alle partecipazioni azionarie in una serie di settori come l’automotive, i servizi finanziari e assicurativi, la sanità privata, il cloud. L’intesa prevede anche regole più chiare sul trasferimento tecnologico, spesso usato dalla Cina per sottrarre proprietà intellettuale, e la parità di trattamento rispetto alle imprese di Stato. Pechino invece si assicura che il suo accesso al mercato europeo non venga limitato.I leader Ue hanno definito gli impegni cinesi «senza precedenti», ma restano una serie di interrogativi. Il primo riguarda l’effettiva volontà del Dragone di rispettarli, cosa che potrebbe evitare di fare evocando generiche ragioni di sicurezza nazionale. L’accordo prevede da parte europea una serie di meccanismi di controllo che dovrebbero permettere di penalizzare la Cina in caso di inadempienza, si vedrà quanto efficaci. Un altro tema che ha sollevato obiezioni è il rispetto dei diritti dei lavoratori. Pechino è accusata da Ong e diversi governi di aver costretto le minoranze musulmane della provincia dello Xinjiang a forme di lavoro coatto. Nel testo dell’intesa Pechino si impegna a «continui e sostenuti sforzi» per ratificare le relative convenzioni, parole che secondo molti osservatori rischiano di restare tali. È possibile che su questi punti all’interno del Parlamento europeo, che dovrà dare il suo ok, si cristallizzi un’opposizione all’accordo.

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