Anglotedesco

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lunedì 21 dicembre 2020

La nuova mutazione del virus preoccupa gli scienziati italiani

 


di Paolo Russo 

Il "super Covid" proveniente dal Regno Unito spaventa i mercati, ma non l'Oms. E nemmeno gli esperti Ue, che chiamati a consulto dalla Markel a Bruxelles chiedono di mantenere aperte le frontiere dell'area Schengen. Anche se oramai quasi tutta Europa ha creato un cordone sanitario intorno alla Gran Bretagna, bloccando i voli provenienti dall'isola, sempre più isolata. Scienziati e Oms predicano la calma. Quest'ultimo per bocca del suo responsabile dell'emergenza, Michael Ryan, ha precisato che, «pur se viene rilevata una trasmissione più elevata, la situazione non è fuori controllo». Ma la verità è che di certezze al momento non ce ne sono molte. Almeno fin tanto che nei prossimi due, tre giorni non verranno completati nei laboratori di mezza Europa i sequenziamenti della nuova versione del virus, che allo "Spallanzani" di Roma è già stato messo in vitro con il siero delle persone immunizzate, per verificare se i loro anticorpi sono in grado di neutralizzare la variante targata UK. Il Presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli è però convinto che la mutazione non pregiudicherà l'efficacia dei vaccini. «Questi - ha spiegato- determinano la formazione di una risposta immunitaria contro diversi "pezzettini", chiamiamoli così, della proteina spike. Se anche c'è una mutazione in uno, due o tre di questi pezzetti, è altamente improbabile che il vaccino possa risultare inefficace». Però a preoccupare gli esperti del ministero della Salute c'è anche la maggiore contagiosità già accertata e il rischio che le mutazioni della proteina spike finiscano per far intercettare con maggiore difficoltà i positivi al virus nella versione britannica. Che qua e la iniziano ad essere identificati anche da noi. «I test diagnostici sembrano funzionare, ma questi possono andare ad osservare alcune parti mutate del virus e in tal caso potremmo avere qualche falso negativo in più, soprattutto tra chi si è sottoposto a test antigenici», spiega il virologo dell'Università di Milano, Fabrizio Pregliasco. Che poi un po' di preoccupazione la esprime anche sul possibile aggravamento delle persone colpite dal super-Covid. «In Gran Bretagna la malattia non sembra aver avuto decorsi diversi, ma le mutazioni della proteina spike facilitano la replicazione del virus nell'organismo umano, e persone con una viremia molto alta - aggiunge - hanno più possibilità di subire un decorso grave. Qualora la variante si diffondesse dovremmo aspettarci un aumento dei ricoveri in terapia intensiva». Poi c'è il problema della maggiore contagiosità. «Dovremo stare particolarmente attenti e adottare misure più rigide per evitare il contagio», ammonisce il super-consulente di Speranza, Walter Ricciardi. Che se fosse per lui, «il lockdown si dovrebbe prolungare e fino a metà febbraio». La preoccupazione la spiegano i numeri analizzati al ministero della Salute: la diffusione della variante britannica farebbe infatti alzare in un sol colpo dello 0, 5 l'indice di contagiosità. Con il nostro Rt, già in risalita verso l'1 significherebbe superare le soglie di sicurezza. E costringere con ogni probabilità il governo a rinviare ancora una volta la riapertura delle scuole . 

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