Anglotedesco

Anglotedesco

giovedì 24 dicembre 2020

La scuola riapre solo a metà


da IL CORRIERE DELLA SERA del 24 dicembre 2020.Giovanna Fregonara

Scuole riaperte il prossimo 7 gennaio, con la didattica in presenza almeno al 50%. Raggiunto dunque l’accordo tra il governo e gli enti locali. Il premier Conte: «Auspico flessibilità sugli orari di ingresso, scuola per scuola, paese per paese». E la ministra Lucia Azzolina: «Felice per l’intesa». Sale intanto a 0,90 l’indice di contagiosità. Nelle Marche sono stati scoperti tre casi del virus mutato e una nuova variante è stata segnalata in Sudafrica. La speranza è nei vaccini, e domenica sarà un’infermiera dell’ospedale Spallanzani di Roma, Claudia, a farsi iniettare la prima dose di antidoto in Italia: «Un atto di amore e responsabilità».L’ufficialità l’ha data il premier Giuseppe Conte registrando nel pomeriggio la puntata di «Porta a Porta», metre la riunione tra Regioni, Province, Comuni e governo era ancora in corso: il 7 gennaio tornerà in classe soltanto la metà degli studenti delle scuole superiori che da novembre sono a casa. Non il 75% come si era deciso nel Dpcm di dicembre: si andrà con gradualità. «Io ho raccomandato perché ci sia un’apertura differenziata città per città, paese per paese», ha spiegato il premier. Ma lo hanno chiesto le Regioni e le Province (che rappresentano le città metropolitane, quelle che hanno i maggiori problemi con i mezzi di trasporto pubblico) e dopo quattro giorni di trattativa ieri è arrivato l’ok anche della ministra Lucia Azzolina. Toccherà però al ministro della Salute Roberto Speranza riscrivere con un’ordinanza i termini per la riapertura delle scuole.Si ricomincia per gradi il 7 gennaio — sempre che le condizioni epidemiologiche lo permettano — e poi nel nuovo Dpcm che dovrà regolare le cose dal 15 gennaio in poi si dovrebbe prevedere un aumento della presenza al 7075%, se tutto sarà andato per il meglio.«È un ottimo risultato», ha twittato alla fine di due ore di riunione Azzolina. Ma c’è voluta la tessitura del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia per arrivare all’accordo, che prevede l’aumento di bus e mezzi pubblici nei momenti di ingresso e uscita da scuola; scaglionamenti negli orari; una corsia preferenziale per i tamponi e il tracciamento dei contagi tra gli studenti, con l’aiuto anche dei militari se dovesse servire; incentivazione dello smart working per evitare che troppa gente sia in giro. Per l’incremento dei mezzi pubblici le Regioni otterranno dei fondi extra dal governo. In cambio si impegnano a considerare la sospensione delle lezioni in presenza come una misura del tutto «residuale».Si dovrebbe chiudere così la stagione degli scontri tra Regioni e governo sulle regole che riguardano le scuole e sulle responsabilità per il buon funzionamento. «È un bene per tutti», ha chiosato il presidente dell’Anci Antonio Decaro. «L’intesa raggiunta oggi è un bell’esempio di leale collaborazione su un tema che sta a cuore al Paese intero», ha detto il ministro Boccia alla fine della riunione tra governo e Regioni, alla quale erano presenti anche le ministre dei Trasporti Paola De Micheli e dell’Interno Luciana Lamorgese assieme ad un rappresentante del ministro della Salute Roberto Speranza.Ora tocca ai tavoli provinciali convocati dai prefetti chiudere i lavori, entro lunedì prossimo, per dare indicazioni area per area riguardo allo scaglionamento degli orari — si parla quasi ovunque nelle grandi città di due turni, uno prima delle 8 e uno tra le 9.30 e le 10, con scuola al sabato e lezioni prolungate nel pomeriggio — e il potenziamento delle linee di bus e treni, che gradualmente sarà messo in atto. Ma tutti sanno, nonostante l’ottimismo mostrato ieri, che la vera incognita che ancora pende sui progetti di riapertura delle scuole è l’andamento della curva dei contagi, che i tecnici del ministero della Salute vogliono valutare alla fine dell’anno. E non solo, il rischio da scongiurare è che dopo la riapertura si sia costretti a richiudere. Un’eventualità che tutti vogliono considerare remota, come è scritto nelle linee guida firmate ieri.Non è però un caso se, grazie ad un emendamento del Movimento 5 Stelle alla legge di Bilancio approvato nottetempo in commissione, Azzolina si è presa il potere di decidere da sola sui voti e promozioni e sulle modalità per gli esami di Stato di terza media e di Maturità con un’ordinanza (finora era necessaria una legge), anche riproponendo, eventualmente, il modello dell’esame con il solo orale dello scorso anno. A rischio sarebbero anche le prove Invalsi, già cancellate lo scorso anno, che potrebbero invece permettere di valutare i ritardi della didattica a distanza.

Nessun commento:

Posta un commento