Anglotedesco

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sabato 19 dicembre 2020

L'ira dei ristoratori s'abbatte sul governo.Lo chef stellato Vissani lancia una class action


di Luca Monticelli 

Mentre aiuta i dipendenti a sparecchiare la tavola scuote la testa e con la voce rotta dall'emozione si sfoga: «Non si può fare un decreto di chiusura totale a cinque giorni dal Natale con la spesa già in frigo, il personale allertato e centinaia di prenotazioni per le feste, solo da noi poteva succedere una cosa del genere. Ci trattano come untori». Tiziana Mambrini, titolare insieme al marito della trattoria da Teo a Trastevere, è arrabbiata per il nuovo provvedimento che la obbligherà alla serrata: «L'abbiamo presa molto male, la nostra attività stava a galla ma così ci uccideranno completamente». La tensione si allenta solo con l' ironia romanesca: «Tutto il cibo che abbiamo comprato adesso lo portiamo a casa di Conte...». I ristoratori italiani sono stremati dalla crisi, ripongono poca fiducia nei ristori assicurati da Palazzo Chigi e temono di non riuscire a rialzarsi. A Napoli proprietari e camerieri ieri hanno manifestato sul lungomare Caracciolo dopo che la Regione ha prorogato la zona arancione nei giorni feriali. Gianfranco Vissani, chef stellato, presidente onorario di una associazione che conta 150 mila imprenditori, va all'attacco: «L'unica cosa da fare è una class action contro il governo. Altro che Repubblica basata sul lavoro, non abbiamo più nulla». Al telefono è un fiume in piena e critica il premier: «I ristoranti moriranno, mi chiedo cosa stia facendo Conte. Vedo confusione, scelte imbarazzanti e nessuna logica. Dall'inizio della pandemia io ho perso un milione di euro e se arriva la terza ondata del Covid ci sarà una rivoluzione». Vissani si domanda perché un locale che ha applicato tutte le regole, dal distanziamento alla sanificazione fino alle mascherine, non possa continuare a servire i clienti: «Abbiamo speso dei soldi per la sicurezza e adesso? Almeno ci facciano pagare le bollette e le tasse al termine del 2021». Secondo Coldiretti l'addio al pranzo fuori casa del 25 dicembre colpisce quasi 5 milioni di italiani ed è solo la punta dell'iceberg delle difficoltà. Bar e ristoranti, infatti, realizzano quasi 1/5 del fatturato durante le feste di fine anno e con la zona rossa la spesa media degli italiani si ridurrà del 31%, scendendo a un valore di 82 euro per famiglia. Si tratta della stima più bassa del decennio, anche se il calo dei prodotti simbolo resta contenuto: -15% per lo spumante e -4% per i panettoni. I ristori sono giudicati dalle imprese troppo blandi e ben lontani dall'80% del fatturato garantito in Germania. Il lockdown inciderà pesantemente sui ricavi, sottolinea la Fipe Confommercio che aggiunge: «Gli indennizzi, in media 3 mila euro ad azienda, risultano inadeguati e insufficienti a compensare i danni. Numeri che offendono i 360 mila pubblici esercizi italiani, chiusi da una politica che ha perso credibilità». Proprio gli aiuti promessi da Angela Merkel sono visti con invidia da Stefano Tedeschi, proprietario del Diana, storico ristorante nel centro di Bologna. «Ci hanno tenuti chiusi per 9 mesi - racconta - ho speso 250 mila euro e ne ho ricevuti 20 mila di ristori, sono cifre ridicole rispetto alle perdite che abbiamo». Per le giornate clou «avevamo 300 prenotazioni, solo per Natale eravamo completi già da due mesi. Per non parlare del frigo pieno - continua - ho ordinato il tartufo, gli ingredienti per la pasta fresca e tanti altri cibi che cercheremo di regalare ai dipendenti, ma qualcosa andrà buttato». Quello che però dà fastidio al titolare del Diana è veder trattati i ristoranti come focolai del contagio: «Sembra che siamo noi a portare il virus eppure le piazze sono piene per lo shopping».

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