Anglotedesco

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mercoledì 30 dicembre 2020

L'Italia ora pensa alle sanzioni:«I colpevoli saranno puniti


di Francesco Grignetti e Francesca Sforza 

Per prima cosa, andare avanti con il processo istruito dalla Procura di Roma e individuare i responsabili. La linea del governo italiano non si lascia distrarre dalle dichiarazioni della Procura egiziana, che erano in parte attese, in parte scontate. Né ritiene opportuno «prendere posizione» in questa fase, come richiesto ad esempio dal portavoce di Amnesty International Italia, o dal presidente della Commissione parlamentare sulla morte di Regeni Erasmo Palazzotto, che definisce le dichiarazioni del Cairo «Una mezza ammissione e insieme un altro vergognoso tentativo di depistaggio». Piuttosto ci si augura che il processo abbia un doppio esito, oltre a quello strettamente giudiziario. Che sia cioè in grado di costituire una forma di pressione politica sull'Egitto durante le fasi del suo svolgimento (con evidenti ricadute sull'opinione pubblica) e che rappresenti inoltre la condizione di partenza su cui strutturare passi successivi. Quali? Una possibilità è la strada delle sanzioni, da richiedere a livello europeo, anche, eventualmente, per singoli individui, suggeriscono fonti di Palazzo Chigi. La sensibilizzazione dell'Europa è già stata portata avanti dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha inviato una lettera all'Alto Rappresentante Josep Borrell, il quale ha a sua volta dichiarato che la questione potrebbe essere affrontata già alla prossima riunione dei ministri degli Esteri a Bruxelles, il 25 gennaio prossimo. Una data da tenere presente, perché è l'occasione, per il governo italiano, di presentare in un contesto allargato le vicende di Giulio Regeni e di Patrick Zaki, ancora detenuto nelle carceri egiziane, e da lì inaugurare una stagione nuova, in cui a farsi carico del rispetto dei diritti umani possono essere tutti gli Stati membri, e non uno soltanto. Nel ricordare, in un Tweet, che la «Procura del Cairo conferma finalmente quello che è stato scoperto dalle indagini della Procura di Roma, ovvero che Giulio Regeni era finito sotto osservazione dei servizi segreti egiziani», la deputata Pd Lia Quartapelle, tra i rappresentanti della Commissione parlamentare su Regeni, invita l'Italia a non demordere: «un passo alla volta si arriverà alla verità e alla giustizia per Giulio». Nel frattempo, a palazzo di Giustizia fanno notare che, se nel comunicato del 10 dicembre scorso, quello congiunto tra le procure di Roma e del Cairo, gli egiziani si limitavano a un gelido «prendiamo atto della decisione della parte italiana» e accennavano genericamente alla ripresa delle indagini sulla pista della criminalità locale, stavolta si scoprono meglio le loro intenzioni: da una parte c'è la difesa d'ufficio degli ufficiali della National Security, quelli accusati dagli inquirenti di Roma al termine di 5 anni di indagini (e qui c'è una mezza ammissione rispetto al passato perché riconoscono che la National Security ha pedinato Giulio e ha chiesto chiarimenti all'università di Cambridge sul suo operato); dall'altra fanno balenare una trappola in cui sarebbero caduti, ad opera di un innominato «nemico» del regime, che ha operato per incrinare l'amicizia tra Italia ed Egitto.Valutazioni tutte politiche e ispirate a complottismo. Nulla di giuridico, e anche a livello politico, nulla che sia davvero credibile o abbia messo in qualche allarme gli ambienti di governo. La tabella di marcia che la procura di Roma s'è data non subirà quindi alcuna modifica. A metà gennaio, salvo colpi di scena, a cura del procuratore capo Michele Prestipino e del sostituto Sergio Colaiocco dovrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro funzionari egiziani. Come vuole la procedura, la richiesta è un atto del pubblico ministero depositato davanti a un gup (giudice per l'udienza preliminare). Sarà quindi un giudice a valutare se dargli corso, e quindi passare al processo, oppure no e archiviare. Ma si può dire fin d'ora che la giustizia farà il suo corso e presto si aprirà un regolare dibattimento. Anche se da parte egiziana non c'è stata collaborazione, e quindi i quattro non si presenteranno e si procederà in contumacia, il processo si farà. E si farà in Italia. 

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