Anglotedesco

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giovedì 17 dicembre 2020

L'opposizione: il premier dica se sosteniamo Al Sarraj.Blitz del governo: i pescatori sono liberi


di Fabio Albanese

Catania Che ieri fosse il giorno giusto, a Mazara lo hanno saputo di mattina presto: prima ancora che l'aereo della Presidenza del Consiglio si alzasse in volo da Ciampino, destinazione Bengasi, il ministro degli Esteri Di Maio ha chiamato il sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci per avvertirlo. Non un annuncio «in chiaro» ma sufficiente a far montare speranza e agitazione nei familiari dei 18 pescatori dei due motopesca sequestrati 108 giorni prima nel mare davanti alla Libia. Poi, dopo mezzogiorno, durante un'altra telefonata, l'annuncio ufficiale che parenti e amici dei pescatori hanno appreso «in diretta» nell'aula consiliare occupata da settimane: i pescatori sono liberi. Applausi e urla di gioia, lacrime, abbracci a dispetto di qualunque norma anti-Covid, felicità. Qualcuno ha cominciato a ricevere telefonate da bordo dei pescherecci, brevi «perché ora devo accendere i motori per partire», come ha risposto uno dei motoristi alla moglie. Ma l'incubo è finito. I pescherecci Antartide e Medinea sono liberi di ripartire anche se sono rimasti nel porto di Bengasi fino a sera fatta perché per riavviare i motori, ha spiegato l'armatore Marco Marrone, bisognava prima ricaricare le batterie rimaste ferme per 4 mesi. Ci vorranno due giorni di navigazione, tempo permettendo, per rientrare nel porto di Mazara dove il sindaco ha detto che i 18 pescatori - 8 italiani, 6 tunisini, 2 senegalesi e 2 indonesiani - verranno accolti con i fuochi d'artificio, quasi 4 mesi dopo il loro sequestro, avvenuto l'1 settembre in acque internazionali che però quella parte di Libia che fa capo al generale Haftar considera proprie. Sulla vicenda la procura di Roma ha da tempo aperto un'inchiesta. La buona notizia non ferma però la polemica politica. La maggioranza esulta: i Cinquestelle sottolineano che «riportarli a casa è sempre stata una priorità assoluta per il M5S»; il ministro della giustizia Bonafede è doppiamente felice «perché sono figlio di Mazara oltre che membro del governo»; il segretario Pd Zingaretti parla di «giorno felice per l'Italia»; il leader di Italia Viva Renzi invita «tutte le forze politiche a non fare polemiche e a gioire insieme». Ma l'opposizione, pur nella gioia, la polemica la fa: «Ora Conte chiarisca subito in Parlamento se sosteniamo il governo di Al Sarraj o le posizioni di Haftar, che esce rafforzato e rilegittimato dall'inusuale visita di oggi», dicono i leghisti Formentini e Zoffilli. «Non la considero una vittoria della diplomazia e della politica italiana - dice Meloni - perché 108 giorni per liberare 18 pescatori perfettamente innocenti sono un'enormità». Forza Italia: «Risolta, con ritardo, questa crisi che solleva molte perplessità sulla residua capacità di influenza del Paese». Il presidente della Repubblica Mattarella, informato da Conte, «ha appreso con grande soddisfazione la notizia ed esprime apprezzamento nei confronti del ministero degli Esteri e dei nostri Servizi di informazione e sicurezza». Stesso ringraziamento lo ha «postato» Di Maio, quando era ancora a Bengasi, nell'annunciare la liberazione: «Grazie all'Aise e a tutto il corpo diplomatico che hanno lavorato per riportarli a casa». Più sobria la comunicazione via Twitter di Conte: «Buon rientro a casa», a commento della stessa foto di gruppo. «Che non accada mai più», ha ammonito il vescovo di Mazara, Domenico Mogavero, che chiede l'invio di navi militari per deterrenza. Dopo l'incontro con Haftar, Conte e Di Maio nel pomeriggio hanno fatto rientro a Roma mentre a Bengasi una nota, senza fare cenno alla liberazione dei pescatori, faceva sapere che nell'incontro «il comandante generale ha elogiato il ruolo che il governo italiano gioca nel sostegno ad una soluzione della crisi libica». 

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