Anglotedesco

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venerdì 18 dicembre 2020

LUCA RICHELDI : «La situazione è delicata.Sacrifici ora per aprire a gennaio»


Intervista di Niccolò Carratelli 

Il solito Natale non possiamo permettercelo. «Speravamo tutti di arrivarci in una situazione migliore», ammette Luca Richeldi, presidente della Società italiana di pneumologia, primario al Policlinico Gemelli di Roma e componente del Comitato tecnico scientifico. Ma «se a gennaio vogliamo ripartire con le normali attività, compresa la scuola, dobbiamo sacrificarci». 

Ce ne siamo resi conto solo a cinque giorni da Natale? 

«Si è deciso di aspettare fino all'ultimo, sperando di poterlo evitare. Ma, nonostante un miglioramento, non vediamo un calo evidente di contagi e morti, il cui numero resta molto alto. Se proiettiamo questi dati sui prossimi giorni, sappiamo che avremo un aumento della circolazione del virus e dobbiamo impedirlo». 

Il premier Conte, presentando la strategia dei diversi colori per le Regioni, aveva promesso un Natale sereno. Obiettivo fallito? 

«No, avremo un Natale sereno, in famiglia, anche se ristretta. Abbiamo comunque una curva epidemica in discesa e stiamo meglio di altri Paesi, come la Germania. Poi sta arrivando il vaccino. La strategia dei colori è stata unica in Europa e si è rivelata un ottimo compromesso, tenendo conto delle esigenze economiche e della richiesta delle Regioni di differenziare le misure». 

Ma chiuderci in casa nei giorni di festa, un paio di settimane, può essere risolutivo? 

«Sicuramente è meglio di niente, il punto è che le prossime non sono due settimane qualsiasi. Inizia un periodo in cui si verificano comportamenti anomali: ci si riunisce di più, ci si assembra nelle case, con un'esposizione maggiore delle persone vulnerabili, come gli anziani. Si rischia di spianare la strada al virus». 

Quindi bisogna rassegnarsi a festeggiare in pochi. 

«Il rischio massimo è rappresentato da un numero elevato di persone in un luogo ristretto, al chiuso e per molto tempo. Le ho descritto la tavolata di Natale di una famiglia italiana. È complicato imporre limitazioni della socialità nei giorni di festa e si è cercato di definire regole e raccomandazioni ragionevoli, che gli italiani possano accettare e rispettare». 

Cosa direbbe a chi non rinuncerà a trascorrere il Natale con la famiglia allargata? 

«Che sarebbe meglio evitare, ma se decidono di assumersi il rischio, cerchino di osservare le solite regole: indossare la mascherina, restare distanti almeno 2 metri, igienizzare bene le mani e tenere aperta una finestra per abbassare le probabilità di contagio». 

E i milioni in partenza per tornare in paesi o città di origine, a casa dei parenti? 

«Molti non hanno una giusta percezione della situazione, forse col tempo è scattato un meccanismo di assuefazione al pericolo Covid. Come quando uno va a 150 all'ora in autostrada, poi vede un incidente e rallenta, ma dopo 10 km riprende a correre, la paura svanisce e abbassa la guardia». 

Siamo sicuri che i sacrifici saranno sufficienti per ripartire dal 7 gennaio con le normali attività, scuola inclusa? 

«Riprendere le lezioni in presenza è una priorità, credo sia giusto puntare a ripartire, ma dovremo vedere i dati. Se i numeri lo sconsiglieranno, saremo costretti ad aspettare: non avrebbe senso riaprire a tutti i costi e richiudere dopo due o tre settimane».

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