Anglotedesco

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lunedì 28 dicembre 2020

L'ultimo avviso di Renzi a Conte:«O il premier dice sì o sarà crisi»


di Carlo Bertini

"Cultura, Infrastrutture, Ambiente, Opportunità", in quattro parole un programma e anche un suggestivo acronimo C. I. A. O. , bizzarro titolo se rivolto ad un premier con l'intento di trovare un accordo; più appropriato se si è deciso di giubilarlo sull'altare del Recovery fund. Matteo Renzi sfodera il suo piano in 61 punti per spendere i 200 miliardi del Recovery Fund e avvisa ancora Giuseppe Conte. «Se ci dice di no, molliamo il governo», dice dopo aver definito «raffazzonato e senz'anima» il piano del premier, dopo aver bollato i grillini come «manettari», urlando che «è vergognoso discutere se prendere i miliardi del Mes quando i medici muoiono». Ma al di là della conferenza stampa tutta contro i 5stelle che fa sollevare i ministri M5S, l'impressione dei Dem più smaliziati è che Renzi stia cercando un modo per uscirne. «Se vuole migliorare il piano bene, sediamoci al tavolo e lavoriamo, tutti vogliono migliorarlo». E infatti oggi andranno dal ministro Gualtieri a fare i conti con le loro proposte i 5Stelle e Pd, domani Leu e i renziani. Per una partita che deve terminare entro la Befana sul piano politico, entro metà febbraio su quello diplomatico, per consegnare a Bruxelles un piano votato dal Parlamento. «Non si può tirare troppo per le lunghe», ammette infatti Renzi. «Se c'è l'accordo si va avanti, e noi speriamo che ci sia, se no faranno senza di noi, le nostre ministre si dimetteranno». Con una chiosa, «non siamo a caccia di poltrone», che serve smentire la voce che Renzi punti a un rimpasto per avere la carica di ministro degli Esteri e poter puntare dopo a quella di segretario della Nato. Chi gli ha parlato riferisce che questa è la strategia di Renzi: ottenere un dibattito parlamentare per ricominciare con un "Conte ter" e un programma di fine legislatura, con un voto di fiducia in parlamento. Insomma, se Renzi vuole segnare una netta discontinuità col passato, anche con una questione all'apparenza nominale, il Pd vuole un esito simile senza costrizioni. «Crediamo che il premier prenderà delle iniziative e darà delle risposte su quanto richiesto da Renzi e su quanto anche il Pd proporrà per il Recovery», dicono dal Nazareno. Dove su alcuni temi, come la governance del Recovery fund (che deve essere a supporto della pubblica amministrazione e non sostituiva) sono d'accordo con Renzi. Il quale ora vuole dei sì a stretto giro, sul Mes e non solo: «niente scherzi, Conte deve cedere la delega dei servizi segreti, questa resistenza è incomprensibile». Da Palazzo Chigi non vola una mosca, invece da chi nel governo ha voce in capitolo si ottiene una doppia considerazione. Per fare tutto quello indicato nel piano di Iv non bastano certo i 196 miliardi disponibili, ma ne servirebbero il doppio: quindi Renzi deve fare una cernita e selezionare le scelte. Secondo punto, quando chiede di usare tutti i prestiti senza destinarne alcuni a progetti già finanziati sbaglia, poiché ciò produrrebbe un effetto esplosivo sul debito pubblico e l'Europa lo impedirebbe. Ma sul piano politico, calma e gesso: ci si siede e si lavora, va bene migliorare il piano. Insomma, il premier conta di imbrigliare il leader di Iv e indurlo a più miti consigli. L'ex rottamatore invece gongola. «Avrò pure un partito che vale il 2%, come dicono loro, ma intanto sui contenuti li ho inchiodati». E sull'ipotesi di un partito di Conte glissa, mentre attacca il Pd su quella di andare alle urne con i Cinquestelle. «Un'alleanza elettorale con chi dice no al Mes, alla Tav, sì al giustizialismo e no alla crescita faccio fatica a farla. La vera priorità dovrebbe essere quella di metterci intorno a un tavolo e dire come finiamo la legislatura. Un'alleanza tra Pd e Cinquestelle in caso di voto la troverei sorprendente» . 

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