Anglotedesco

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sabato 19 dicembre 2020

MASSIMO GALLI:"Divieti giusti ma in ritardo.Aumentano i rischi col cashback"

 



Intervista di Francesco Rigatelli 

«Ho seguito la conferenza stampa di Conte. Decisioni giuste, ma se l'avesse prese prima sarebbe stato meglio». L'infettivologo Massimo Galli nel sabato prima di Natale si è fatto un tampone veloce prima di andare a trovare la zia e mentre è in viaggio tira un bilancio della pandemia. 

Condivide la stretta del governo? 

«Sì, era necessaria. Gli interventi finalmente sono arrivati e questo va apprezzato. Nelle scorse settimane ho sottolineato la contraddizione tra l'urgenza di rallentare i contagi per evitare la terza ondata e una più che discreta attenzione a facilitare il liberi tutti». 

A cosa si riferisce? 

«Quando incentivi lo shopping nei negozi col cashback è come se dessi la benedizione ai cittadini che vanno in centro, facilmente confondibile con la possibilità di ammassarsi. Un cattivo segnale che mi ha ricordato il bonus vacanze estivo». 

Questo rosso che diventa arancione la convince? 

«Le variazioni cromatiche non mi hanno mai esaltato, ma tutto quello che rallenta i contagi va bene. Bisogna riconoscere che la strategia multicolore ha prodotto degli effetti, anche se la contrattazione al ribasso tra partiti e regioni ha portato risultati insufficienti, se no non faremmo il Natale in rosso. Resta poi il problema di mantenere i risultati nel tempo e dunque di potenziare l'organizzazione territoriale, i tamponi e i mezzi pubblici». 

Stando così le regole, il 7 si potrà sciare? 

«Bisognerà vedere la situazione dei giorni precedenti. Si dovrà considerare che la circolazione del virus potrebbe essere ancora rilevante, tanto da richiedere ulteriore attenzione. In questi mesi c'è stato un eccesso di norme, spesso difficili da fare osservare, mentre le regole dovrebbero essere semplici: evitate ogni tipo di contatto rimandabile». 

Cosa succederà nelle prossime settimane? 

«Se gli italiani aderiranno alle norme fino al 7 eviteremo il rialzo del contagio, magari restando al livello odierno o scendendo un po'». 

Quanto bisognerà scendere per riprendere il tracciamento? 

«Molto e non penso che ce la faremo. È più realistico arrivare a 10mila casi al giorno e aumentare i tamponi come fanno i cinesi. Dopo con provvedimenti meno restrittivi potremo provare a gestire la situazione, anche per facilitare la vaccinazione». 

Si può diminuire il contagio senza chiudere le aziende? 

«Penso di sì, in fondo anche nel primo lockdown ci sono state molte deroghe, però bisogna scaglionare gli orari delle varie attività ed intervenire sui trasporti». 

Si può mantenere un livello di convivenza col virus o il contagio andrà sempre su e giù? 

«Si può convivere col virus se tutti tengono comportamenti sobri. L'importante è tenere l'indice Rt sotto uno. Ora è troppo vicino a una possibile ripresa. Così come bisogna mantenere gli ospedali liberi, anche per favorire la vaccinazione». 

Che tempi prevede per la vaccinazione? 

«Salvo problemi di programmazione, di rifornimento e di partecipazione della popolazione la campagna vaccinale durerà tutto il 2021. Mi auguro che già a metà si vedranno i primi risultati e la circolazione del virus venga abbattuta. Va ricordato che non sappiamo esattamente quale sia l'immunità di gregge, tra il 60 e 70%, e quanto durino gli anticorpi». 

Quanto preoccupa questo elemento? 

«In alcuni casi la malattia porta a un'immunità non particolarmente robusta. Bisognerà vedere come cambierà questo dopo la vaccinazione. La preoccupazione è che il virus prima o poi muti costringendoci a inseguirlo con nuovi vaccini». 

Passeremo il 2021 a fare dei vaccini che nel 2022 potrebbero risultare superati? 

«Sì, ma non mi faccia il titolo su questo perché detto così è terrorismo puro». 

Lo spieghi lei allora, anche perché l'Inghilterra ha registrato una mutazione che si diffonde più velocemente. 

«La variante inglese è tutta da studiare, ma non mi aspetto grandi cambiamenti in tempi brevi. In futuro c'è la possibilità che il vaccino vada aggiornato se il virus dovesse mutare sensibilmente». 

A quel punto non saremmo più attrezzati a farlo? 

«Sì, l'operazione richiederebbe meno tempo e il virus potrebbe anche mutare indebolendosi». 

Esiste un caso Italia per i morti? 

«No, è solo una questione di denominatore e di rilevanza della prima ondata. Se prendiamo i positivi dall'1 settembre i morti sono l'1, 8%, poco più della Germania. I deceduti vanno contati rispetto ai contagiati e facendo così abbiamo gli stessi numeri di mezza Europa, Regno Unito e Francia compresi. I morti sembrano di più in valore assoluto, ma in relazione ai casi registrati sono gli stessi» 

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