Anglotedesco

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mercoledì 30 dicembre 2020

MATTEO RENZI RILANCIA:"Andrà a casa o governare sarà un'agonia"

 



di Carlo Bertini 

«Conte non ha capito che io non ho niente da perdere, non sono come Salvini che si giocava il Viminale», ringhia Matteo Renzi al telefono con i suoi, mentre sfreccia con la sua auto verso Firenze. Malgrado la pandemia, malgrado gli avvertimenti di Mattarella, il 2020 si chiude con un muro contro muro, tra un premier e un ex premier che non trovano uno straccio di accordo e un governo che rischia di franare. Il premier in carica è convinto che Renzi bluffa e che non arriverà a sfiduciarlo in aula, perché si spaventerà prima, come dice ad uno dei leader di maggioranza. L'ex premier si dice pronto a far vedere al suo successore con chi ha a che fare. Governare con pochi voti«Dal discorso che ha fatto - ripete a tutti Renzi - Conte mi pare uno che vuole rompere. Ma se vuole sfidarmi in Parlamento, lui rischia più di me». Il leader di Iv dopo aver sentito la conferenza del premier, si persuade che Conte voglia tentare la spallata e farlo saltare in Parlamento. «Per noi - dice - questo esito sarebbe la cosa migliore: se perdiamo in aula, a lui tocca governare con una maggioranza debole, un'agonia. E noi dall'opposizione recuperiamo voti. Se vinciamo, lui perde e se ne va a casa». E a quel punto? - gli chiedono peones e dirigenti del suo partitino. «Non si va a votare, tranquilli. Nessuno vuole votare, neanche i Dem. A quel punto, o si fa un governo retto da uno del Pd, o arriva Mario Draghi». Renzi non lo ripete, ma sa che al Colle garba assai poco la prospettiva di una maggioranza raccogliticcia che debba reggere l'urto della pandemia e del Recovery da realizzare. Quindi pensa che le circostanze remino in suo favore. La furia del pallottoliereE malgrado ciò si scatena nei corridoi di Palazzo Madama l'ansia del pallottoliere: «Certo, deve avere un'arma segreta Conte per fare così», scherza Renzi, quando gli mettono sotto il naso il taccuino con i numeri. «Tre di Toti e altri tre dell'Udc fanno "ciaone" a Giuseppi, sei voti in meno, il suk del Senato va maluccio», se la ride. Il pallottoliere dei responsabili segna quelli che si sono già sfilati, mentre i 18 di Iv dovrebbero esserci tutti, tranne forse 3 o 4. E anche dagli uffici del Pd confermano che la caccia ai responsabili segna meno punti dei 18 che sono la soglia di salvezza. Quindi, a meno di defezioni renziane, la sfida lascerebbe sul campo morti e feriti. Il leader di Iv esclude un appoggio esterno. Immagina di lucrare dall'opposizione come fa Calenda, il suo antagonista, «perché la scommessa su questo governo mi costa: se devo pensare all'interesse di Iv, è evidente che se sto all'opposizione cresco e ho uno spazio politico, mentre oggi non prendo i voti di quelli che criticano Conte». E allora ecco gli scenari a breve: primo, poco quotato, Conte apre una discussione seria con Iv e si arriva ad un accordo entro la Befana o a un Conte ter. Secondo, Conte cade e si fa un altro governo. Terzo, si va al voto: con Pd, M5s insieme ad una lista Conte e Iv fuori. Alla prima ipotesi ormai il Pd crede poco, idem Renzi: si aspettava che il premier aprisse, ma invece non l'ha fatto insistendo su tutti i punti controversi. Dal Mes, ai servizi segreti. Su cui ha pure aperto una nuova grossa faglia. Il nodo dei Servizi segretiAll'incontro al Mef con Gualtieri e Amendola, Elena Boschi ha infatti tirato fuori un articolo della bozza sul Recovery, che istituisce su proposta di Palazzo Chigi, un centro di ricerca per la cybersicurezza. I renziani lo considerano una provocazione, la fotocopia della fondazione sui servizi infilata nella Manovra come emendamento e poi ritirata tra le proteste di Pd e Iv. «Una cosa gravissima», reagisce subito Renzi, «anche il Copasir gli ha detto di no e lui insiste». Anche con Gualtieri le cose vanno male: dalle parti del ministro notano che l'unico vero disaccordo è sulle spese aggiuntive, che per i renziani servono a crescere e a frenare il debito, per Gualtieri invece lo aggraverebbero. Da Boschi giungono però report differenti. «Non c'è intesa su nulla Matteo». 

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