Anglotedesco

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giovedì 17 dicembre 2020

Piano tamponi per gli studenti per tornare a lezione in classe





di Federico Capurso

Il piano di Lucia Azzolina per riaprire le scuole il 7 gennaio è quasi pronto. Declinato provincia per provincia, dovrebbe prevedere orari scaglionati di ingesso per scuole e uffici delle grandi città, investimenti da circa 65 milioni di euro sulla rete del trasporto pubblico e, soprattutto, una corsia prioritaria per i tamponi riservata agli istituti scolastici. Frutto del lavoro, iniziato un mese fa, del tavolo di coordinamento al quale partecipano la ministra dell'Istruzione, quella dei Trasporti Paola De Micheli e dell'Interno Luciana Lamorgese, assieme a prefetti e Regioni. Per evitare di mettere a rischio la riapertura o, peggio, di dover richiudere le scuole tra un mese - avverte però Azzolina -, sarà cruciale riuscire a contenere la curva dei contagi durante le festività: «Abbiamo un dovere come Paese, riaprire le scuole superiori. Più saremo responsabili e cauti durante le vacanze, più quell'obiettivo sarà realizzabile». Le dà manforte il commissario Domenico Arcuri. E anche il Cts si augura «fortemente che i tavoli prefettizi trovino le soluzioni». Il piano è ormai ai dettagli. È previsto per questo fine settimana uno degli ultimi passaggi cruciali prima che il documento venga sottoposto al parere del Comitato tecnico scientifico. L'appuntamento (ancora da fissare tra sabato e domenica) è con le Regioni, che dovranno accettare o meno la proposta di aprire una corsia preferenziale di tamponi per le scuole. In altre parole, se una Asl ricevesse la richiesta di effettuare dei test da un istituto scolastico, dovrebbe mettere "in coda" tutte le altre domande. L'idea ha ricevuto il parere favorevole e determinante del ministro della Salute, Roberto Speranza, durante un vertice di governo che si è tenuto venerdì scorso, ma che anche i governatori approvino tutti con lo stesso entusiasmo l'idea, è faccenda assai più complicata. Ogni richiesta di effettuare dei tamponi che arriva da una scuola, si traduce nella necessità di testare intere classi di studenti, oltre (eventualmente) a parte del corpo docente e personale Ata. Insomma, le Asl si troverebbero nuovamente sovraccaricate di lavoro. La necessità di poter tracciare i contagi negli istituti è però un fattore determinante: se un governatore dirà di no - fanno sapere fonti di governo -, nella sua Regione la scuola difficilmente potrà riaprire e «dovrà assumersene la responsabilità». Occhi puntati su Vincenzo De Luca, tra gli altri, che già si mostra perplesso: «Se riprenderà l'anno scolastico, cosa per la quale io ho i miei dubbi, lo decideremo a inizio gennaio». Intanto gli studenti continuano la loro protesta. Anche ieri, a Roma, sono scesi in piazza per chiedere maggiori investimenti nel trasporto pubblico. Il ministero dei Trasporti ha pronti 65 milioni di euro circa, già suddivisi tra le Regioni, per assicurare un aumento cospicuo del numero di corse che si renderanno necessarie, con una capienza massima del 50 per cento. Gli importi più rilevanti, qui approssimati, sono destinati a Lazio (10 milioni), Emilia Romagna (8), Lombardia, Campania e Sicilia (7). Il presidente della Commissione Istruzione del Senato, Riccardo Nencini, di Italia viva, scrive però ad Azzolina, perché «preoccupato per i ritardi che si stanno accumulando. I tavoli dei prefetti per organizzare il sistema trasporti, salvo in poche realtà locali, non sono stati convocati». Un caso è in Piemonte, dove il tavolo è stato rinviato a lunedì, in attesa del confronto Regioni-Governo di oggi. Prefetti alle prese anche con gli scaglionamenti degli ingressi. Per gli uffici delle grandi città, così come per le scuole, l'ipotesi è quella di aprire tre fasce orarie: alle 8, alle 9 e alle 10 del mattino. Una formula che aiuterebbe a decongestionare il trasporto pubblico. Ma il vero nodo restano le Asl e i tamponi nelle scuole. «È quello il motivo per cui abbiamo chiuso le scuole questo autunno - spiega una fonte di governo -. Senza tracciamento negli istituti e con le Asl ingolfate, i rischi legati a una terza ondata sono troppo alti» .

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