Anglotedesco

Anglotedesco

mercoledì 23 dicembre 2020

PIER LUIGI BARTOLETTI:«Folle chi non vuole vaccinarsi.Chi ha dubbi parli con i malati»



Intervista di Paolo Russo 

Pier Luigi Bartoletti, medico di famiglia di lungo percorso, da marzo alla testa delle Usca laziali, le squadre anti-Covid in tuta bianca, un po' se lo aspettava di dover ricoprire il doppio ruolo di vaccinato e vaccinatore nel "V-day" del 27 dicembre. «Gli sherpa della vaccinazione non potevamo che essere noi delle Usca, che da marzo facciamo tamponi e assistiamo i pazienti Covid. Il vaccino me lo inoculerò da me. Poi subito dopo passerò a vaccinare i miei colleghi. E nelle vesti di vaccinatori dovremo studiare da subito gli effetti della vaccinazione, per programmare bene l'attività sanitaria. Non possiamo mica permetterci vuoti di organico sotto le feste». 

Sta dicendo che medici e infermieri potrebbero fermarsi per gli effetti collaterali? 

«Non è affatto detto e comunque parliamo di reazioni minime, due linee di febbre che si verificano a volte anche dopo l'antinfluenzale. Solo che qui parliamo di persone che assistono malati, per cui in base a un principio di prudenza in caso di reazione anche minima un paio di giorni dovremo fermarli». 

Ma qualcuno vi ha fatto un po' di formazione per preparare e fare il vaccino? 

«Le dosi le prepareranno i farmacisti ospedalieri. Noi del primissimo gruppo di vaccinatori passeremo la Vigilia e Santo Stefano allo Spallanzani per studiare la procedura. Certo, poi mano a mano che bisognerà somministrare il vaccino a fasce ampie della popolazione occorreranno sforzi per formare via via anche i vaccinatori». 

Dopo la puntura serve un periodo di osservazione? 

«Una mezz'ora almeno sì. Parliamo sempre di un vaccino nuovo». 

Tra i suoi colleghi qualcuno le ha detto di temere gli effetti collaterali? 

«Quelli che ho sentito sono tutti entusiasti, in tanti si sono offerti di vaccinare i colleghi. Non possiamo avere paura di un vaccino che ha si bruciato le tappe della sperimentazione, ma senza saltarne una e arruolando più volontari di quanti hanno testato i vaccini in passato». 

A chi si tira indietro cosa direbbe? 

«Di andare a fare due chiacchere con chi se lo è preso, così il virus non lo sottovaluta più. È un'esperienza che rovina psicologicamente quando non lo fa fisicamente. E il vaccino è l'unica arma che abbiamo per sconfiggere la pandemia». 

Lei è un medico di famiglia. I suoi colleghi verranno vaccinati subito o passeranno avanti gli ospedalieri? 

«Non è questione di passare avanti ma solo di organizzazione. Quello Pfizer richiede una preparazione e una conservazione a bassissima temperatura troppo complesse per somministrarlo negli studi medici, dove da metà gennaio arriverà però il vaccino di Moderna. Perché chi è in contatto con i contagiati deve essere protetto. Per la sicurezza sua e quella dei pazienti che assiste». 

Ci saranno ritardi come per l'antinfluenzale? 

«Bella domanda. Prima di tutto speriamo che arrivino nuove autorizzazioni e con quelle le dosi da inoculare. Fiale ferme nei magazzini credo non ne rimarranno, ma per completare la campagna ci vorrà tempo, si andrà avanti anche nei primi mesi del 2022 perché da ottobre ci sarà un rallentamento causato dalla vaccinazione antinfluenzale. Studi non ce ne sono, ma per prudenza i due vaccini non credo verranno somministrati insieme». 

Che differenza ha notato tra prima e la seconda ondata? 

«Quella che abbiamo visto dopo quest'estate è un'altra malattia. Più contagiosa e con una carica virale più alta tra i contagiati. Ho visto persone di 35 anni andare in rianimazione. So che sta per chiedermi se non sia la variante inglese che circola da tempo...» 

Infatti... 

«La chiamiamo variante inglese perché loro l'hanno cercata investendo nei laboratori che hanno sequenziato costantemente il virus, scoprendo ogni sua modificazione. Noi abbiamo investito poco o nulla e altrettanto poco o nulla sappiamo». 

Nessun commento:

Posta un commento