Anglotedesco

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sabato 19 dicembre 2020

Ritorno a scuola, le città cambiano orari .E Milano sposta l’apertura dei negozi





da LA REPUBBLICA del 19 dicembre 2020.Corrado Zunino

L’accelerazione è visibile. Consegnate le chiavi della riapertura delle scuole superiori ai prefetti d’Italia, messi a dialogare gli uffici scolastici direttamente con le aziende di trasporto, le novità sul tema ritorno in classe arrivano: si stanno producendo piani esecutivi, provincia per provincia, per spostare un milione e mezzo di studenti in sicurezza sui mezzi pubblici e ripartire — davvero, senza nuove soste — giovedì 7 gennaio 2021 con la scuola al 75 per cento (o al 50) in presenza.La curva dei contagi — presumibilmente in risalita dopo le festività — sarà il riferimento principe per decidere, e fa paura. I problemi non ancora affrontati sono tanti. È indubbio, però, che l’ultimo commissariamento del ministero dell’Istruzione ha prodotto in meno di due settimane novità che non si erano viste nei sette mesi intercorsi tra maggio e dicembre.I mezzi pubblici restano, ricordiamo, con una capienza al 50 per cento, «e spero mantengano questo livello fino all’estate», ha già detto a Repubblica la ministra dei Trasporti Paola De Micheli. In un rapporto inviato alla collega Luciana Lamorgese, che guida gli Interni e, quindi, le prefetture italiane, la De Micheli indicava nello scaglionamento dell’ingresso a scuola, se possibile in due tronconi ore 8 e ore 10, l’unica chiave possibile per il rientro degli studenti nelle loro aule. A fianco, diceva il rapporto, «bisogna avviare la revisione degli orari per gli uffici pubblici ». Le prefetture hanno accolto l’indicazione e l’hanno portata con decisione ai tavoli. Per ora, su questa strada — metà studenti delle scuole superiori entreranno alle otto del mattino e metà due ore dopo, quindi uscite previste tra le 13-14 e le 15-16 — si sono incamminati il Piemonte, tutte le province dell’Emilia Romagna eccetto Forlì-Cesena e altre in Friuli Venezia Giulia, Toscana, Lazio e Abruzzo.Nelle dodici province lombarde, ultima delle quali Mantova, si è fin qui parlato genericamente di due turni, lasciando poi alla verifica istituto per istituto la scelta degli orari definitivi. Un piano pensato intorno alla scuola, però, lo ha anticipato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che prevede l’apertura dei negozi alle 10,15 proprio per evitare incocci tra clienti e studenti e ingressi scadenzati nelle superiori tra le 8 e le 9,30. Diverse istituzioni lombarde hanno scritto al governo: ripartiamo dal 50 in presenza e 50 a distanza. Possibile che farà breccia.Le scelte locali saranno importanti, il Paese è tanto diverso. Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, che da aperturista convinto si è trasformato in prudente realista, ha detto: «Se l’indice di contagio continua a salire la scuola non potrà aprire, ma si deve valutare la situazione epidemiologica a livello locale». In Veneto, dove il presidente Luca Zaia resta perplesso ma non ostile, gli incontri nelle prefetture hanno portato alla decisione di rendere più frequenti le corse nell’orario 8-9. L’assessore ai Trasporti dell’Emilia Romagna, Andrea Corsini, dice: «Daremo il nostro piano prima di Natale e il 7 gennaio saremo in classe». Altri duecento autobus nella regione, trenta saranno su Bologna, settanta in Romagna. «Chiediamo controlli delle forze dell’ordine alle fermate, dove i ragazzi si assembrano, e a bordo, dove tendono ad abbassare la mascherina ». L’Emilia è pronta a sfruttare ancora di più il sabato a scuola e così il Piemonte.Al Sud l’elaborazione dei dati è più lenta, in Calabria lentissima. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sulla ripresa dell’anno scolastico dopo la Befana ha solo detto: «Ho i miei dubbi». Michele Emiliano sollecita il governo a non imporre l’obbligo di frequenza: «In Puglia abbiamo consentito alle famiglie che preferiscono la didattica a distanza, la stragrande maggioranza, di chiederla». I presidi, esclusi dai tavoli di molte prefetture, così come i sindacati, hanno una posizione antagonista nei confronti degli scaglionamenti radicali: mancanza di personale sufficiente, l’insegnamento dei docenti su più sedi. I dirigenti scolastici del Piemonte hanno già bocciato il Piano Cirio e contrapposto: rientro in classe l’11 o il 18 gennaio. Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi per il Lazio: «Potremmo accettare due ingressi tra le 7,45 e le 9,45 e lezioni di 45 minuti da integrare il pomeriggio a casa».

Il presidente dell’Emilia Stefano Bonaccini: «A marzo il vaccino toccherà il personale scolastico». Se fallisce il tavolo dei prefetti, «fallisce il Paese intero». Lo dice Agostino Miozzo, coordinatore del Cts. Il premier Conte: «Non si potrà fare uno scaglionamento nazionale, ma il 7 gennaio dobbiamo tornare in presenza ».

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